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venerdì 26 settembre 2014

Il tradimento del corpo...A. Lowen e la Bioenergetica



L'analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un'unità. Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.
Essa affonda le sue radici nell'opera di Sigmund Freud che fu il fondatore della psicoanalisi. Egli nacque nel 1856 a Vienna, dove studiò medicina e neurologia e sperimentò nuovi modi di porsi in relazione con i pazienti.
All'epoca di Freud le persone soffrivano di un gran numero di malattie per le quali la scienza non aveva rimedi: paralisi, cecità, attacchi epilettici, perdita della memoria e perdita di sensibilità in varie parti del corpo. Freud scoprì che tali sintomi altro non erano che l'espressione corporea di esperienze infantili di dolore e di paura, che la mente aveva rimosso. Aiutando questi pazienti a ricordare e rivivere tali esperienze negative, Freud riuscì a curare i loro sintomi corporei e chiamò questo metodo psicoanalisi. Una volta che il paziente era diventato consapevole di quello che gli era accaduto da bambino, non aveva più bisogno di esprimere questi ricordi mediante sintomi corporei. Per far emergere tali ricordi dalla loro repressione Freud utilizzava i sogni dei pazienti, gli errori verbali (lapsus), le associazioni libere, il transfert.
Il transfert rappresenta una condizione nella quale una persona vede alcune delle sue relazioni interpersonali attraverso le lenti delle sue esperienze infantili. In altre parole, gli individui vedono i loro amici, i loro bambini, i loro superiori sul lavoro o il loro terapeuta non come questi sono realmente, bensì come se questi fossero il genitore che li ha, ad esempio, rifiutati, ignorati, criticati o umiliati. Essi trasferiscono i ricordi repressi di quello che è stato loro fatto nel passato sulle persone che fanno parte della loro vita presente.
Wilhelm Reich, vissuto dal 1897 al 1957, fu paziente ed allievo di Freud. Mentre Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l'osservazione del corpo, come l'espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensioni muscolari. Descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo linguaggio del corpo. Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra memoria conscia ed inconscia, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l'espressione del suo viso è triste. Può dire parole gentili, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di risentimento o che la sua bocca ha una espressione negativa.
Reich osservò che, appena questi pazienti iniziavano la terapia, le tensioni muscolari cambiavano. Le spalle e le braccia della persona depressa si rilassavano, le mascelle diventavano meno contratte e i denti meno serrati. La ragione per cui il paziente frenava gli impulsi e reprimeva i ricordi dolorosi era, in primo luogo, per evitare di mostrarsi vulnerabile. Quindi, allentando le tensioni muscolari croniche, il paziente sperimentava la propria vulnerabilità. Serrando la bocca e i denti egli assumeva un'espressione corporea che diceva: "Non voglio aprirmi per non essere ferito di nuovo".
Reich sperimentò come rilassare i muscoli cronicamente tesi mediante la pressione diretta su di loro e scoprì che funzionava. In questo modo il paziente poteva entrare in contatto con emozioni forti e a lungo dimenticate e con ricordi dolorosi. L'unità di mente, corpo ed emozioni divenne più chiara.
Egli notò anche che, a questo punto, il paziente cominciava a sembrare più vivo, la sua pelle più rosea, i movimenti più spontanei, gli occhi più luminosi. Era come se avesse più energia. Era proprio così e Reich la chiamo energia "organismica" o "orgone".
Alexander Lowen e l'Analisi Bioenergetica
Alexander Lowen, paziente ed allievo di Reich, coniò per essa il termine di "bioenergia", allargò gli scopi del lavoro sul corpo ed introdusse il lavoro bioenergetico a casa. Anziché limitarsi alla sola pressione e manipolazione delle tensioni muscolari croniche, egli fece uso di alcune posizioni di stress che potevano aiutare queste tensioni a rilasciarsi. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni era l'insorgere, nei muscoli, di una fine vibrazione. Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell'energia. Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l'onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l'apporto di ossigeno ed il livello energetico calava. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che noi usiamo per controllare le nostre emozioni. Per aiutare i pazienti a respirare meglio Lowen inventò il cavalletto bioenergetico.
E' di grande importanza la sua osservazione che una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Questa perdita fa sì che questa persona si senta depressa, sia sempre il lotta e usi costantemente la forza di volontà per eseguire i compiti quotidiani. Diventa difficile mettersi in relazione con gli altri o provare piacere. La vita perde i suoi colori e diventa grigia, tetra.
Concetti di base
Il radicamento (grounding), altro concetto introdotto da Lowen, descrive il contatto energetico con la realtà. Allo scopo di avere un buon contatto energetico, è indispensabile che l'energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi, pelle e organi sessuali. Guardiamo un bambino quando piange, quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa. Tutto il corpo partecipa in modo armonioso. Di una persona ben radicata si dice che "ha i piedi per terra". Questa persona sente la connessione fra i suoi piedi ed il terreno sul quale appoggiano.
Appena cominciamo a crescere, di solito facciamo esperienza di come la libera espressione delle nostre emozioni si scontra con il rifiuto, la disapprovazione, l'umiliazione, la punizione. Impariamo presto, perciò, a controllare le nostre emozioni, e questo ha delle conseguenze. Blocchiamo permanentemente i muscoli coinvolti in queste espressioni medianti tensioni croniche, che sono inconsce.
I blocchi nella gola e nelle mascelle ci impediscono di piangere o di gridare; ma ci impediscono anche di cantare o di gridare di gioia. I blocchi nelle spalle e nelle braccia frenano non soltanto il nostro desiderio di aggredire e di colpire, ma anche il nostro desiderio di abbracciare. I blocchi nella vita ci impediscono di piangere e gridare, altrettanto bene di quanto ci limitano il respirare e il sospirare. La contrattura dei muscoli delle gambe e dei piedi blocca la spinta alla ribellione, ma diminuisce anche la nostra capacità di stare in piedi e di essere indipendenti.
Ci sono molti muscoli che uniscono il bacino al tronco e alle gambe, come quelli della parte bassa della schiena, delle natiche, delle cosce, del pavimento pelvico. Tutti questi muscoli sono coinvolti nel controllo della sessualità e delle funzioni escretorie. Le loro tensioni croniche intorpidiscono la nostra sessualità e spesso sono causa di dolori lombari e di stimolo ad urinare frequentemente.
Lowen ha fatto ancora un'altra scoperta, forse la più importante: fintanto che abbiamo l'illusione di poter ottenere, da adulti, quello che ci è mancato da bambini, e che questo ci farà uscire dalla depressione, siamo predestinati a fallire. Nessun amore, nessuna accettazione da parte del terapeuta, o del compagno, ci potrà restituire l'esperienza perduta di essere accettati e amati per quello che eravamo da bambini. Poiché abbiamo permanentemente bloccato alcune inaccettabili autoespressioni non potremo mai fare l'esperienza di essere accettati per quello che siamo. Perché i nostri genitori ci hanno negato il sentirci accettati quando noi eravamo pieni di amore per loro? Questo ci procura una rabbia profonda ed inconscia. Ma è anche una rabbia giustificata.
Allentare questi blocchi non è mai facile. Noi crediamo che essi ci salvino dall'essere abbandonati e dalla terribile solitudine che ne conseguirebbe. Attraverso il lavoro con il corpo possiamo ammorbidire le tensioni e rivivere il desiderio di essere accettati e amati e la tremenda tristezza di aver desiderato invano. Essendo ben radicati ed avendo un corpo pieno di energia possiamo vivere nella nostra realtà adulta e perciò sentire che la ricerca tesa a recuperare quanto perduto da bambini è un'illusione. In terapia questo viene spesso percepito come una scelta fra essere sé stessi - liberi e soli - e tenersi stretti al terapeuta e al suo amore.

Il metodo 
Il metodo operativo su cui si basa l'Analisi Bioenergetica comprende una serie di tecniche utilizzabili nella psicoterapia, tali da consentire un approccio non solo sistematico e coerente, ma anche più profondo e completo, alla persona e a i suoi problemi. 
Gli interventi in Analisi Bioenergetica sono infatti definibili come interventi complessi, nel senso che prevedono l'analisi del profondo secondo un approccio che procede partendo sia dal versante psichico, sia da quello corporeo: i temi emergenti, infatti, vengono affrontati ed evocati utilizzando sia il canale che, partendo dal piano mentale ed affettivo conduce al coinvolgimento corporeo, sia il canale opposto: ovvero quello che partendo dalla respirazione, dal movimento e dall'espressione corporea permette l'emergere di vissuti emotivi inconsci consentendone quindi anche il recupero e l'elaborazione a livello mentale ed affettivo. In entrambi i casi, comunque, il processo regressivo e il successivo processo di consapevolizzazione, vengono fortemente stimolati e favoriti proprio dal coinvolgimento unitario dell'organismo, ovvero a livello sia psichico che somatico. 
Rispetto alla metodologia dell'intervento bisogna sottolineare che l'obiettivo primario è quello di ristabilire il libero movimento dell'energia del corpo, intervenendo in modo mirato sui blocchi energetico / emozionali presenti nel paziente riscontrabili a tre livelli: a livello psichico, a livello emozionale e a livello fisico. 
A livello psichico, infatti, l'Io funge da mediatore tra il mondo interno e quello esterno, fra se stessi e gli altri: in questa mediazione è proprio l'Io che controlla l'immagine di se da offrire al mondo esterno, e quali sentimenti e impulsi possono essere espressi. L'interazione tra l'Io e il corpo si attua in un processo dialettico, in cui l'Io plasma il corpo attraverso il controllo che esercita sulla muscolatura volontaria. Come già accennato quando l'espressione di un sentimento non è accettata nel mondo del bambino, questo è costretto ad inibire l'emozione mediante, ad esempio, la contrazione dei muscoli atti all'espressione dell'emozione stessa. Quando tale inibizione è lungamente protratta nel tempo l'Io abbandona il controllo sull'azione proibita e ritira l'energia dall'impulso. Il controllo dell'impulso diventa allora inconscio e il muscolo rimane in questo caso contratto.
In tali casi l'intervento psicoterapeutico mira proprio a risolvere tale tematica inconscia, a livello sia psichico che corporeo: questa complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico costituisce l'essenza dell'Analisi Bioenergetica.

Fonte: Istituto Italiano di Formazione in Analisi Bioenergetica

sabato 17 maggio 2014

Tratto da "Strategie della mente.it"

Psicosomatica Analogica – La mente trascritta nei sintomi

Quando pensiamo noi lo facciamo nel corpo. La conseguenza ovvia di questo assunto è che il corpo diventerà non solo il vettore di un pensiero o di uno stato emozionale, ma il bersaglio stesso. Naturalmente, ciò non significa che il corpo sia condizionato unicamente dalla mente. Esistono altri fattori in grado di generare effetti visibili nel corpo sotto forma di reazioni fisiologiche, trasformazioni somatiche, patologie e sintomi. Pensate alla radioattività, all’alimentazione, allo sport, eccetera.
Comunque sia, possiamo riconoscere che i nostri pensieri sono una potente fonte di energia capace  non solo di produrre la qualità della vita in termini di soddisfazioni, ma anche quella di generare salute o malattia. Anche la medicina ufficiale ha accolto l’idea che i pensieri hanno una ricaduta sullo stato di salute. La branca filosofica che si occupa di questo viene chiamata psicosomatica.  Esistono svariate discipline che cercano di dare una lettura della mente attraverso i sintomi fisici, dalla medicina di Hamer, alla psicologia psicodinamica fino alle concezioni più remote delle speculazioni che nascono in ambito new age. Spesso queste teorie si sconfessano vicendevolmente generando una certa difficoltà a determinare quale sia l’interpretazione più affidabile. Non è  questa la sede per individuare chi vanta più crediti o demeriti.  Per questo ci vorrebbe una discussione più articolata. Al momento, posso solo suggerire prudenza nel credere troppo rapidamente alle svariate correnti che pretendono fornire la formula definitiva. Credo che sia utile avere una visione d’insieme più che un’equazione assoluta entro cui associare rigidamente ogni sintomo fisico ad un particolare fatto psicologico.
I nostri pensieri, stati d’animo ed emozioni sono in grado di influenzare la funzionalità del corpo fino a generare veri e propri quadri clinici. La scienza che studia i meccanismi di corrispondenza tra mente e corpo non ha ancora compreso del tutto le leggi biologiche mediante le quali tutto ciò avvenga. Probabilmente ciò è dovuto al fatto che la scienza cerca le risposte unicamente in ciò che si può analizzare e controllare, scartando quanto si riferisce all’astrazione.
Ciononostante è possibile trovare delle spiegazioni passando semplicemente attraverso il metodo analogico. L’analogia è la relazione di affinità tra due fatti apparentemente scollegati tra loro. Sebbene l’analogia non sia apprezzata in ambito scientifico, essa permette di cogliere una serie di collegamenti che sfuggono alle lenti del metodo sperimentale. Si pensi che la Medicina Tradizionale Cinese, oggigiorno adottata dalla medicina ufficiale (vedi l’agopuntura) ha prodotto praticamente il suo intero arsenale teorico a partire dall’analogia. Infatti, i punti dell’agopuntura sono invisibili e appartengono a dei canali energetici chiamati “meridiani” altrettanto immateriali i quali sono stati teorizzati a partire da una relazione analogica con quanto esiste nel mondo conosciuto. Il paradosso vuole che la medicina ufficiale utilizza dei punti che sono stati generati propriamente dal metodo che essa respinge fermamente. Mistero.

"Siamo ciò che pensiamo. Tutto quello che siamo nasce dai nostri pensieri. con i nostri pensieri creiamo il mondo.
(Buddha)
Sul fronte dell’analogia tra malattia e pensieri possiamo fare alcune congetture a carattere analogico. Per esempio, possiamo accettare l’idea che i meccanismo biologici che avvengono nel cervello sono compatibili a quelli che avvengono nel corpo. Ciò significa che mente e corpo usano un linguaggio conciliabile. Se i miei pensieri vengono elaborati dal cervello il quale ha il compito di trasferirli nel corpo, ne consegue che il linguaggio adottato dai miei pensieri deve trovare un piano di riconoscimento nel corpo. Da questa prospettiva dobbiamo supporre che le reazioni biochimiche e le trasformazioni organiche seguano delle direttive parallele leggibili i due sensi: mente-corpo e corpo-mente.
In altre parole, se ho pensieri inflessibili e impostazioni irremovibili,  questa rigidità mentale deve trovare nel corpo un corrispondente fisiologico che richiami il concetto di flessibilità/inflessibilità.
Quale sarà dunque il bersaglio fisiologico dell’inflessibilità mentale? Ovviamente le strutture colpite saranno quelle che meglio rispondono alla funzione della flessibilità: schiena (specialmente la zona lombare), le ginocchia e anche le cervicali. In effetti tutte le articolazioni servono al movimento, ma queste tre sono quelle più predisposte al piegamento. Da questa prospettiva un mal di schiena può certamente essere prodotto da uno sforzo esagerato, ma sul versante psicologico possiamo trovare l’influenza di idee statiche come la severità, l’intransigenza e la fissazione per le regole e le norme. Queste qualità avranno una ricaduta propriamente sulla parte del corpo che ha la funzione di piegare e flettere. È chiaro però che la funzione dl collo non è identica a quella della zona lombare o delle ginocchia. Queste parti corporee assolvono a richieste differenti, sebbene abbiano in comune una qualità di base. Per esempio con il collo mi guardo attorno, con le ginocchia mi abbasso e mi sollevo, con la schiena mi piego in avanti e roteo del busto. Evidentemente queste differenze funzionali saranno utilizzate diversamente dalla mente.
D’altra parte se noi ponessimo l’attenzione sul risultato sarebbe ancora più semplice capire questa intima relazione analogica.  Prendiamo il mal di schiena: esso m’impedisce di piegarmi o mi rende difficile tale compito. Se il corpo avesse la parola cosa direbbe? Non direbbe forse che stenta a piegarsi o che è tutto rigido? È vero, non lo sapremo mai visto che il corpo non usa parole per esprimersi. Allora vediamo cosa esprime una persona col mal di schiena. Dice: “Non riesco a piegarmi”.
Ovviamente questa frase è posta su di un livello funzionale. Ed ecco che l’analogia ci aiuta a districare il problema. Trasferite ora la stessa proposizione Non riesco a piegarmi su di un livello mentale. La frase diventa pertanto una denuncia di ciò che avviene a livello mentale!
Similmente, una persona che ha ma di gola direbbe: “Non riesco a deglutire – Non mi va giù il boccone -  Non riesco a parlare”. Ma non è forse ciò che potrebbe accadere a livello mentale? Il boccone non potrebbe riguardare problemi da inghiottire “bocconi mentali amari”? Il parlare, anziché riguardare soltanto l’emissione del suono, non potrebbe riferirsi alle parole conflittuali che non si dicono? D’altra parte, a guardare bene, l’organo che si infiamma è la gola (faringe, laringe), ovvero il luogo di passaggio della voce, struttura mediante la quale possiamo dare voce ai nostri pensieri e, in secondo luogo, è la via di transito per lasciar passare ciò che proviene dall’esterno (cibo o eventi sgraditi).Questo ragionamento si può replicare a qualsiasi parte del corpo poiché tutte hanno funzioni specifiche e distinte, così coem ogni sintomo racchiude in sé un limite e una richiesta che possono essere letti attraverso il metodo analogico.
Questo ragionamento potrebbe risultare strano, eppure è oramai diffusa l’idea che lo stress infiammi lo stomaco (gastrite). Ma cos’è lo stress? Non è forse un rifiuto? Stress significa “pressione”, tensione”. È la pressione che io esercito quando respingo mentalmente un evento del quale non posso liberarmi. Una persona può stressarsi in mezzo al traffico non tollerando (rifiutando) questa circostanza. Un altro può sperimentare lo stress sul lavoro, altri a casa, altri ancora con il partner. Ogni volta è un’opposizione ad una situazione percepita come pesante e molesta. Quindi la gastrite sarebbe il prodotto di un rifiuto intenso perpetrato nel tempo. Guardate ora l’analogia  sul piano fisiologico: lo stomaco ha la funzione di accogliere cibo, creare acidi mescolati ad enzimi digestivi per una prima elaborazione. Accogliere – acidità – digestione.
Lo stress è l’aggressività (acidi) contro qualcosa ritenuto indigesto (l’evento). quindi lo stomaco non accoglie più e le cose “rimangono sullo stomaco”. Se guardiamo i sintomi troviamo una chiara corrispondenza con questo stato di rifiuto mentale in cui tutto risulta pesante e indigesto:  digestione lenta, rigurgiti, acidità di stomaco, pesantezza dopo i pasti, gonfiore di pancia.
Certo, non c’è alcuna prova scientifica che questo sia il meccanismo definitivo, eppure l’analogia ci permette di fare un passo in avanti nella comprensione.
Sia chiaro che i sintomi non sono l’unico sistema per comprendere se il nostro percorso è stato frainteso. Anche la forma del corpo dice molte cose, la deambulazione e l’espressività e, dulcis in fundo, lo stato d’animo stesso.
Il corpo parla anche con i sintomi così che questi ultimi sono vettori di informazioni che avvengono sul piano della coscienza. Ogni sintomo è un richiamo all’alienazione dell’uomo da se stesso, dalla propria natura, dal proprio sentiero. Il corpo urla (con i dolori) mentre il guidatore è spesso ignaro di vivere in un corpo intelligente dotato di un linguaggio simbolico che ha come fine il ripristino dell’equilibrio. Altre volte l’uomo se ne rende conto, avverte che esiste una qualche relazione tra ciò che pensa e ciò che sperimenta nel corpo, ma è troppo preso dai propri obiettivi per dare la giusta attenzione. E così molti passano la loro esistenza a dare battaglia a quei sintomi che sembrano togliere loro la libertà e la felicità. Eppure, i sintomi hanno lo scopo di comunicare qualcosa, talvolta un’abitudine errata, oppure un’alimentazione inadeguata, una cura errata (malattie iatrogene), e più spesso dei pensieri inadeguati.

Il sintomo chiede una correzione ad un certo piano dell’esistenza. Per questo il sintomo non va combattuto, non va annientato o soppresso. Il sintomo va capito poiché non è il nemico. Esso è la lampadina d’allarme che comunica che il vero nemico si nasconde nel malato stesso. Occorre dunque una dilatazione dello stato di coscienza, una dilatazione che viene chiama consapevolezza. Questo è il primo passo per ottenere dei risultati sul piano della salute e della crescita personale. Ma se il percorso si ferma sulla consapevolezza, allora il cambiamento sarà nullo.

" La conoscenza non ha valore se non la metti in pratica" 
(Herbert J. Grant)

Articolo a cura di Florian Cortese

sabato 1 marzo 2014

Psicologia e dintorni...Disturbo Psicosomatico


“Questo è il grande errore dei medici del nostro tempo:
 tenere separata l’anima dal corpo”.
Platone

La Medicina Psicosomatica studia i rapporti che intercorrono tra il nostro mondo interno e le reazioni corporee. Nelle reazioni psicosomatiche, in generale, manca l’operazione di elaborazione degli eventi che ci causano sofferenza e la partecipazione della intera personalità a questi possibili accadimenti della vita appare limitata. Manca la consapevolezza del collegamento tra gli eventi dolorosi della vita e gli effetti negativi che essi possono causare all’organismo.
Un esempio banale, utile per capire:
    “Mi è venuto un tremendo mal di testa perché ho lavorato troppo” – stress da super-lavoro –, dice una persona; “
    Mi è venuto un tremendo mal di testa e non lo so perché”, dice un’altra.
Quest’ultima persona dimostra di avere qualche difficoltà ad accedere alla comprensione del suo “star male” e potrebbe continuare a lavorare aggravando il suo sintomo, mentre la prima, consapevole della possibile origine del suo mal di testa, potrebbe scegliere di fermarsi di lavorare e magari concedersi dei momenti di pausa rispettosi del suo modo di essere e del suo livello di fatica.
Le persone che tendono a funzionare come la persona citata per seconda, possono essere candidate ad avere sintomi di natura psicosomatica, cioè hanno maggiore probabilità di sviluppare una sofferenza psicosomatica.
Il modello psicosomatologico di interpretazione della malattia e dello “star male”, ribalta, d’altra parte, lo schema classico il quale prevede la lesione dell’organo quale base del suo mal funzionamento, nello schema secondo cui il protrarsi di uno stress intenso può generare una disfunzione di quell’organo e, quindi, il suo mal funzionamento e, addirittura, se non si riescono a porre ripari in tempi normali, una sua lesione.
Ricerche
Molte ricerche hanno dimostrato che i condizionamenti psicologici e sociali sono una classe di fattori che si trovano presenti in tutte le malattie e in tutti i disturbi fisici anche se il loro peso può variare da disturbo a disturbo, da un individuo all’altro.
Dalla letteratura internazionale si ricava che il disturbo psicosomatico è caratteristico di quelle persone che presentano difficoltà nei processi di mentalizzazione, ossia di elaborazione psichica delle emozioni attraverso le operazioni del pensiero, sia intellettuale e cosciente sia immaginativo e fantastasmatico.

Inoltre, le caratteristiche della loro personalità sono incentrate su un’accentuazione del pensiero operativo, queste persone sono sempre rigidamente aderenti alla realtà concreta e difficilmente la loro vita è ricca di vita fantastica.
Teorie a confronto: Freud, Reich, Lowen et al.
Secondo S. Freud, la sofferenza psicosomatica e, in senso lato, il disturbo psichico, nascerebbe da un conflitto tra la soddisfazione di un desiderio e la constatazione della impossibilità o, quantomeno, della difficoltà nel realizzarlo.
Secondo un altro grande del pensiero psicoanalitico, W. Reich, tutti i processi vitali seguono i fenomeni di carica e scarica. Per cui, quando la scarica risulta impedita, l’organismo vive in uno stato di carica senza sfogo e se questa condizione diventa cronica, si forma una corazza caratteriale a livello psichico e una corazza muscolare a livello fisico, in tal modo l’organismo arriva a svolgere una operazione di controllo delle emozioni e una potente struttura di difesa da esse.
Mentre quindi Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei suoi pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione del corpo, come l’espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensione muscolare. Descrisse per primo quello che oggi noi chiamiamo il linguaggio del corpo.
Le teorie di Reich hanno prodotto lo sviluppo dell’analisi bioenergetica, metodica psicoterapeutica elaborata da A. Lowen.
Questo approccio, unico nel suo genere, considera la mente e il corpo un’unità funzionale, inscindibile, tanto che il suo intervento è costituito da una complessa combinazione di lavoro sul corpo e lavoro psicoanalitico.
Tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, Franz Alexander propose che gli stati conflittuali, attraverso la mediazione del sistema neurovegetativo, fossero implicati nelle cause di varie malattie psicosomatiche.
Un’altra teoria molto significativa è quella proposta dalla Dunbar. Ella sostenne che la struttura della personalità individuale può condizionare le difese corporee, predisponendo allo sviluppo di determinate malattie.
Nonostante le molte obiezioni, gli studi di questa autrice sollevarono un certo interesse nella comunità scientifica internazionale e favorirono altre ricerche, tra le quali quelle di Friedman e Rosenman, che portarono all’identificazione di un pattern di Comportamento definito di “tipo A”, oggi considerato ufficialmente un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

L’individuo di “tipo A” e malattie coronariche
    L’individuo “di tipo A” ha sempre fretta, avverte la pressione del tempo, è eccessivamente coinvolto nel lavoro, è ambizioso e competitivo, è impaziente e si annoia facilmente, è ostile ed irritabile, è ansioso ed impulsivo, ha uno stile di espressione a volte arrogante ed un linguaggio rapido e incalzante, ricerca il successo e la valorizzazione sociale, è sempre teso, impegnato senza tregua verso il raggiungimento di obiettivi.
Nel 1981 il “Comportamento di Tipo A” è stato riconosciuto ufficialmente come fattore di rischio nei confronti delle malattie coronariche, riconoscimento di portata storica per la psicosomatica, che venne condiviso anche dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.
Vent’anni di studi ulteriori, tra il 1970 e il 1990, hanno chiarito che sensibile alle reazioni emozionali non è solo il sistema nervoso vegetativo ma anche, e notevolmente, il sistema endocrino, inaugurando il filone di ricerca della psiconeuroendocrinologia.
Mentre, a partire dagli anni ’80, anche il sistema apparentemente più lontano, il sistema immunitario, risultò avere connessioni con il sistema nervoso e molto sensibile allo stress.
Psiconeuroendocrinoimmunologia
Vengono così gettate le basi della neuroimmunomodulazione e nasce la psiconeuroendocrinoimmunologia. Com’è noto, animali stressati – ad esempio ripetutamente spaventati – producono meno anticorpi e spesso si ammalano con più facilità rispetto ad animali di controllo non stressati.
Lo stress può indurre aumentata mortalità in seguito all’esposizione ad agenti infettivi. Persone in lutto per la morte di un proprio caro possono risultare immunodepresse.
Sifneos, negli anni Sessanta, parlò di “alessitimia”, letteralmente “emozione senza lessico”; secondo questo autore le persone affette da disturbi psicosomatici avrebbero incapacità ad esprimere verbalmente le loro emozioni, la loro attenzione sarebbe interamente centrata sugli oggetti concreti e sulla realtà esterna tanto da essere “sbilanciate” anche sotto l’aspetto neuropsicologico, nel senso che predominerebbe, in queste persone, la neocorteccia a danno del sistema libico, mancando ogni integrazione tra componenti intellettive ed emozionali.
In Italia, il compianto Ferruccio Antonelli nel 1981 iniziò a parlare di “brositimia”, letteralmente “sentimento ingoiato”.
Secondo questo autore, le persone affette da disturbi di natura psicosomatica, presenterebbero difficoltà nel reagire alle avversità della vita, tanto che questo loro stile di vita risultò essere il principale responsabile delle loro sofferenze, la più chiara espressione della somatizzazione dell’ansia. “Mandare giù”, d’altra parte, ricorda il comportamento dello struzzo: non risolve i problemi ma li dirotta all’interno lasciandoli irrisolti.
Di Alfredo Ferrajoli


venerdì 28 febbraio 2014

Psicologia e dintorni...



 

Il corpo comunica il disagio psichico




Come si sviluppa il disagio psicosomatico? 
(Tratto da Psicodialogando)

La causa, a volte, è di natura molto remota, profonda. La malattia è la “somatizzazione” dei conflitti non risolti. Essa si sviluppa gradualmente e si manifesta quando ci si trova davanti ad un evento-stimolo, ad esempio una grossa frustrazione (delusione o dispiacere per un desiderio non soddisfatto), un dolore affettivo ecc. Il disturbo psicologico può dare inizio alla “somatizzazione”. Nell’insorgenza di quest’ultima è determinante, quindi, l’ambiente in cui l’individuo vive: ambienti ansiogeni, aggressivi, competitivi o repressivi, condizionano l’individuo a uno stress continuo, nutrendo la problematica psicologica personale, sino a farla esplodere nella “somatizzazione”. Tale manifestazione si struttura principalmente in quattro fasi: all’inizio c’è un disagio psicologico, poi un blocco funzionale, segue una alterazione cellulare e infine la lesione organica vera e propria. Chiaramente il sintomo ha un suo linguaggio nell’esprime un certo tipo di disturbo: il vomito può simboleggiare il rifiuto di una situazione inaccettabile; il prurito può rappresentare una forma di autoaggressività dovuta a sensi di colpa; la diarrea un’espulsione simbolica di un contenuto interno vissuto come pericoloso. Al contrario la stitichezza simboleggia il trattenere un vissuto affettivo; è come se dicesse “devo tenere tutto per me, non devo nulla a nessuno perché non posso aspettarmi niente da nessuno”.
Analizziamo, ora, i principali e più frequenti (giacché maggiormente collegati con il vissuto psicologico dell’individuo) disagi psicosomatici. Essi coinvolgono i seguenti sistemi anatomici:

  •  Sistema gastrointestinale: i disturbi funzionali sono anoressia, bulimia, nausea, vomito, “crampi allo stomaco”, stipsi, colica, diarrea, dolori rettali. Le sindromi organiche conseguenti sono soprattutto due, l’ulcera gastro-duodenale e la retto-colite emorragica.

  • Sistema respiratorio: ansia con oppressione toracica, la tosse ansiosa, il singhiozzo la dispnea   asmatiforme e, nell’ambito del linguaggio, la balbuzie, l’afonia psicogena. Le sindromi organiche sono l’asma cronica e la tubercolosi polmonare.

  • Sistema cardiovascolare: palpitazioni/aritmie cardiache, crisi tachicardiche o ipertensione arteriosa, lipotimie con tutti i gradi dello svenimento fino alla sincope. Ne conseguono l’infarto del miocardio, l’ipertensione arteriosa cronica, la tachicardia parossistica.
  • Sistema cutaneo: i disturbi funzionali sono rappresentati, a livello della pelle, dalle chiazze eritematose, dal rossore alle guance da emozione, dalla dermatite, dalla sudorazione eccessiva dalle iperestesie e dalle anestesie. Inoltre, numerose manifestazioni allergiche come l’orticaria. Le sindromi organiche sono l’eczema, la psoriasi il prurito senza causa, l’acne giovanile, l’alopecia areata.
  • Sistema muscoloscheletrico: tensione agli arti (fenomeno delle gambe senza riposo ), ipotonia muscolare, tremore, crampi (crampo dello scrittore), contratture, lombalgie, torcicollo, cefalea, tic nervosi. Le sindromi organiche sono le patologie del collagene e la poliartrite cronica evolutiva.
  • Sistema endocrino: fluttuazioni della glicemia, poliuria emotiva, oscillazioni della pressione arteriosa, amenorrea, enuresi, enuresi notturna nei bambini, Le sindromi organiche sono il diabete, l’ipertiroidismo, l’obesità. Altri sintomi sono, a livello ginecologico, i disturbi del ciclo con forti dolori mestruali, la sterilità funzionale e gli aborti spontanei, a livello neurologico una componente psicogena importante è nella sclerosi multipla, a livello urologico nella prostatite a urine chiare.

Ultimamente, i sintomi riguardanti la sfera sessuale, giacche in aumento, possono essere ricondotti ad un altro genere diffuso di malattie psicosomatiche: quello dei disagi a livello sessuale, spesso evidenziati in maniera diversa nell’uomo e nella donna, perché diversamente motivati.