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giovedì 19 dicembre 2013

Banbini e digitale



L'app perfetta per i bambini è made in Treviso

Il sogno di ogni genitore, abituato a minacciare l’impossibile per staccare i figli dal gioco al computer. Una app che trasforma la matematica in un gioco, e più il bambino ci si applica, più impara: alla fine, proprio perché l’impegno cognitivo è notevole, smetterà da solo senza capricci.

Little smiling minds – piccole menti sorridenti – è il progetto che unisce il gioco e il digitale: obiettivo, sviluppare nel modo più divertente le funzioni fondamentali dell’intelligenza umana, iniziando ben prima della scuola. Il primo prodotto si chiama Contabosco, ma sono in preparazione anche Contamare e Contasavana: perché la noia e l’apprendimento non vanno d’accordo – è la tesi degli sviluppatori: una teoria che è una sciabolata agli esercizi ripetitivi e alle poesie imparate a memoria da generazioni.

PIU’ GIOCA PIU’ IMPARA - Alle spalle delle Little smiling minds c’è Digital Accademia, la società che all’interno di H Farm (incubatore e acceleratore di aziende a Roncade, Treviso) si occupa di formazione in ambito digitale per aziende e per privati, dai più piccoli agli anziani, con una attenzione particolare verso i cosiddetti digital native (cresciuti in un mondo popolato di computer, internet, cellulari). E c’è Daniela Lucangeli, professore ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’università di Padova, membro del comitato scientifico dell’Accademia mondiale delle scienze di ricerca nelle difficoltà di apprendimento. Perché insegnare ai bambini solo dopo i sei anni? E perché non usare le nuove tecnologie, oggi così presenti nelle vite di tutti, bambini – nativi digitali – inclusi?


IL METODO – La app (a 3,99 euro su Apple store, link https://itunes.apple.com/it/app/contabosco/id673101369?mt=8) asseconda il modo in cui apprendono i bambini, e sfrutta le potenzialità del gioco, con colori e animali buffi e coinvolgenti. Perché l’intelligenza numerica – la capacità di vedere il mondo in termini di quantità – è innata: l’abbiamo ereditata dai nostri antenati, che per sopravvivere dovevano riconoscere dove il cibo era più abbondante, i pericoli più numerosi. Così le basi della matematica vengono insegnate assecondando abilità naturalmente presenti. E il ruolo dei genitori? Sostituiti dal tablet? Macchè: la app permette di seguire i progressi raggiunti dal proprio bambino grazie agli strumenti forniti nell’area riservata; ogni volta che il bimbo supera un livello di gioco, una mail comunica i progressi e offre consigli per proseguire, sempre divertendosi. Così è anche possibile rendersi conto di eventuali disturbi di apprendimento, e iniziare a correggerli. Il metodo – spiega Daniela Lucangeli – dà per scontato che un adulto incoraggiante e sorridente è un enorme stimolo per un bambino che impara: dire “adesso ti aiuto” è 89 volte più efficace di una sgridata. Se si cerca un passatempo per parcheggiare per un po’ il pargolo, insomma, meglio cercare altro.

QUELLO CHE C’E’ DIETRO – Lo sviluppo dei processi cerebrali dipende dal corredo genetico e dalle esperienze post natali. Sul primo non si può agire, sulle seconde sì. Parte da qui Daniela Lucangeli per spiegare perché un team di ricerca si è concentrato su un gioco, ma non uno dei tanti. “Chi ha figli a scuola sa che c’è un enorme aumento dei casi di dsa, disturbi specifici dell’apprendimento. Ovvero dislessia (lettura), discalculia, disgrafia e così via”. C’è una patologizzazione dell’apprendimento? “La natura è rigorosa, alle regole della distribuzione statistica non si sfugge. Dunque, a un certo numero di casi di bambini con problemi di lettura, scrittura o calcolo, dovrebbe corrispondere un incremento di quelli con eccezionali capacità rispetto alla media. Il che non accade”.
Lucangeli – che nei suoi studi in Italia e all’estero ha “ascoltato” il rumore che fanno le cellule cerebrali quando, stimolate, si attivano e creano collegamenti, punta sui giusti input per creare il maggior numero di connessioni, e anche battere sul tempo i disturbi dell’apprendimento. Un tema molto sentito viste le difficoltà, i riflessi sull’autostima, i costi delle terapie per difficoltà che tendono a presentarsi più frequentemente se in famiglia c’è già un caso.
La riflessione coinvolge anche l’attuale sistema scolastico: “Un sorriso è il più potente acceleratore dell’apprendimento”, spiega.
Il sogno? Mettere a punto applicazioni simili per ogni fascia di età, per ogni materia, lingue straniere incluse, mettendo in contatto la ricerca finora chiusa nei laboratori e le famiglie, e magari rubando un po’ di spazio alla marea di giochi per pc che oggi fanno leva su presunte capacità di far fare ginnastica ai neuroni. Un traguardo su cui lavorare senza perdere tempo: l’accelerazione cui siamo soggetti è in rapporto di 2 a 8, vale a dire che negli ultimi otto anni ci sono state tante modifiche ambientali, economiche, sociali quante ce ne attendono per i prossimi due.

il link al progetto: http://littlesmilingminds.com/

sabato 20 aprile 2013

Cervello e dintorni...



Ecco dov'e' il 'pallino' della matematica
E' situato in una piccola area del cervello
Da Ansa.it

E' formato da circa 1-2 milioni di cellule nervose e ha le dimensioni di circa mezzo centimetro: è il 'pallino della matematica', l'area del cervello che permette di riconoscere i numeri. Per la prima volta è stata localizzata esattamente da un gruppo dell'università americana di Stanford.

Descritta sul Journal of Neuroscience, la scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio la dislessia per i numeri e l'incapacità di elaborare le informazioni numeriche (discalculia). L'area identificata si trova nel Giro temporale inferiore, una regione superficiale della corteccia esterna del cervello già nota per il suo coinvolgimento nel trattamento delle informazioni visive. Quest'area si attiva quando vediamo i numeri, ma meno se i numeri vengono pronunciati.

''E' il primo studio in assoluto a mostrare l'esistenza di un gruppo di cellule nervose nel cervello umano che si specializza nell'elaborazione dei numeri'', ha osservato il neurologo Josef Parvizi, che ha coordinato la ricerca. Per Giorgio Vallortigara, direttore del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (Cimec) dell'università di Trento ''è interessante aver trovato un'area cerebrale che risponde in maniera preferenziale alla rappresentazione visiva delle cifre, ossia i numerali''. Questo vuol dire, secondo Vallortigara, che si tratta di una specializzazione tipica dell'uomo.

''E' una grande dimostrazione – ha sottolineato Parvizi - di come il cervello cambia in risposta all'educazione: nessuno nasce con la capacita' innata di riconoscere i numerali''.

Lo studio e' stato condotto su un gruppo di volontari epilettici, dei quali è stata monitorata l'attivita' cerebrale mentre osservavano immagini relative ai numeri utilizzando gli stessi elettrodi che aiutano a individuare i punti d'origine delle crisi epilettiche.
Per assicurarsi che tutte le aree individuate fossero sensibili ai numeri e non solo a generiche linee, angoli e curve, i test sono stati attentamente calibrati per distinguere le risposte cerebrali alle presentazioni visive dei numeri classici insegnati nelle scuole occidentali (le cifre arabe), in contrasto con linee ondulate e le lettere dell'alfabeto.

''E' interessante notare - ha osservato Parvizi - che l'area che elabora i numeri si trova all'interno di un più ampio gruppo di neuroni che si attiva alla vista di simboli visivi che hanno linee con angoli e curve''. Sembra, ha proseguito Parvizi, che ''l'evoluzione abbia progettato questa regione del cervello per rilevare stimoli visivi, come linee che si intersecano a vari angoli. Il tipo di intersezioni a cui una scimmia deve dare un senso rapidamente quando oscilla da un ramo all'altro in una giungla fitta''.

giovedì 30 agosto 2012

Tratto da "Relazione finale Anno di Formazione"


L'esperienza è la madre della scienza
Henry George Bohn (1796-1884)



Classe I Scuola Primaria
(Insegnamento: matematica)


[.....]
I livelli raggiunti quasi dall’intera classe sono stati ottimali e tutto è avvenuto con naturalità. Non dimentichiamo che le abilità matematiche sono innate e universali e costituiscono un vero e proprio modulo cognitivo specifico anche se, pian piano, il bambino acquisisce, grazie al suo percorso didattico, una competenza numerica linguistico-simbolica e, oltre a comprendere la numerosità, ne apprende l’ordine, la posizionalità delle cifre, che lo aiuta nella comprensione,  oltre che, a livello metacognitivo, facendolo divenire in grado di comprendere con inferenze i diversi compiti e riflettere sulle strategie più o meno funzionali.
Tra i ricercatori ai quali ho fatto riferimento spiccano, appunto, le interessanti ricerche di Gelman e Gallister; secondo le loro tesi, nello studio dello sviluppo del concetto di numero, è necessario distinguere due tipi di processi: il processo di astrazione ed il processo di ragionamento. Se nel primo processo è importante la numerosità, anche approssimativa, senza sforzo consapevole, quindi la conta spontanea, il secondo consiste nell’operare sulle numerosità, cioè nella capacità di fare inferenze sulle relazioni (maggiore, minore e uguale) e trasformazioni numeriche (addizione e sottrazione). Secondo Butterworth tutti nasciamo con un cervello che contiene uno specifico modulo numerico che classifica il mondo in termini di “numerosità” e poi i bambini estendono la capacità del modulo in base alle risorse culturali, cioè essi hanno in realtà le “aspettative numeriche”. Alla luce di tali premesse i bambini di classe I C hanno saputo ben sfruttare il cosiddetto modulo aritmetico, anche laddove l’età è stata inferiore (si ricorda Tommaso che ha compiuto 6 anni nel mese di aprile); pertanto, gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti a ottimi livelli dalla classe, che si è divertita attraverso varie formule perché, secondo quanto recitano i programmi ministeriali  L'educazione matematica contribuisce alla formazione del pensiero nei suoi vari aspetti: di intuizione, di immaginazione, di progettazione, di ipotesi e deduzione, di controllo e quindi di verifica o smentita.
Lo sviluppo del concetto di numero naturale va, pertanto, stimolato, valorizzando le precedenti esperienze degli alunni nel contare e nel riconoscere simboli numerici, fatte in contesti di gioco e di vita familiare e sociale, nonché attraverso attività didattiche che ho cercato di improntare in vari momenti dell’anno all’insegna del gioco in classe.
Va tenuto presente, inoltre, che l'idea di numero naturale è complessa e richiede, pertanto, un approccio che si avvale di diversi punti di vista (ordinalità, cardinalità, misura, ecc.); la sua acquisizione avviene a livelli sempre più elevati di interiorizzazione e di astrazione durante l'intero corso di scuola elementare, e oltre. Il numero, cosi come rammenta la prefazione del libro Lo sviluppo dell’intelligenza numerica di Daniela Lucangeli, docente ordinario all’Università di Padova, che si occupa di ricerca nell’ambito dell'apprendimento e dell'educazione, con particolare riferimento all'apprendimento matematico, caratterizza la vita di ciascuno di noi e solo attraverso la sua comprensione riusciamo quotidianamente a muoverci in questo meraviglioso e complesso universo; al risveglio calcoliamo il tempo disponibile per fare colazione e correre al lavoro per poi finire di contare tutti gli impegni della giornata. Parlando di numeri non possiamo solo limitarci a considerare la matematica come apprendimento formale, cosi come viene insegnata a scuola, ma dobbiamo ampliare il nostro orizzonte fino a comprendere le nostre prime esperienze numeriche. Per decenni l’ipotesi di Piaget ha illuminato il mondo scientifico, portando numerosi elementi a conferma della dipendenza della competenza numerica dalle strutture dell’intelligenza generale. L’idea di numerosità non sembrava poter emergere prima dei 6/7 anni con il pensiero operatorio. Ma l’ipotesi di Piaget è stata progressivamente superata a partire dalle ricerche che dimostrano l’esistenza di processi di comprensione e rappresentazione mentale della numerosità indipendenti da quelli verbali, sin dalla nascita. Occorre, dunque, potenziare tempestivamente queste intuizioni numeriche, fin dai primi anni di vita, sostenerli e stimolarli.

giovedì 14 giugno 2012

L'intelligenza numerica.

La Dott.ssa Lucangeli ( PhD in Psicologia dello Sviluppo ), intervistata da Dario Ianes, parla dell'intelligenza numerica.

L'intelligenza numerica è sì innata, ma ha bisogno di essere potenziata. Il cervello è plastico, ma evolve ciò che è potenziato, diversamente c'è una perdita di competenze.
 Nel potenziare l'intelligenza numerica non è peculiare l'aspetto verbale (sebbene il linguaggio verbale sia il mediatore principale di comprensione), è invece necessario e fondamentale potenziare il dominio cognitivo sotteso agli aspetti numerici e del calcolo. 
La didattica del calcolo deve seguire le vie cognitive, avvalersi di strategie mentali, strategie individuali, controllo del risultato in termini di possibilità e di stima.

 L'intelligenza numerica - Volumi 1-2-3-4

L'intelligenza numerica - Volumi 1-2-3-4