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domenica 16 febbraio 2014

Da "La Stampa"





Cartellino Giallo

Buongiorno di
Massimo Gramellini


15/02/2014

«Se andassi mai al governo» disse un giorno Matteo Renzi quando già non pensava ad altro, «mi ricorderei di avere fatto l’arbitro di calcio. Sui campi di provincia, a diciotto anni, in mezzo a giocatori più grandi e grossi di me. Lì ho capito l’importanza di tirare fuori il primo cartellino giallo entro il ventesimo minuto. Solo se la afferri subito, la partita non ti sfuggirà di mano. Oggi la luna di miele di un presidente del Consiglio non dura più cento giorni, ma cento ore. Io presenterei i miei provvedimenti choc al primo Consiglio dei ministri. Anzi, li leggerei in Parlamento al momento della fiducia: prendere o lasciare». 



Ci siamo, anche se il modo ancor ci offende. Renzi si gioca il suo futuro, e forse un po’ del nostro, nelle prossime cento ore. Rottamare D’Alema, Bersani e Letta, in fondo, era la parte più facile del lavoro. Da lui adesso ci aspettiamo la rottamazione vera. Cartellino giallo al clero laico e inamovibile degli alti burocrati di Stato, garanti di un immobilismo che ormai arricchisce soltanto loro. Cartellino giallo al cumulo tossico di spesa pubblica, in espansione inarrestabile da oltre mezzo secolo, come il suo specchio fedele: le tasse. Cartellino giallo alla piovra delle leggi e dei cavilli che ha trasformato i cittadini in sudditi. Ma anzitutto cartellino giallo, anzi rosso, alle facce di un’altra, e bassa, stagione. Se nel nuovo governo trovassero posto gli stessi Alfano e gli stessi Lupi di quello vecchio, persino qualche simpatizzante di Renzi comincerebbe a pensare che non c’era alcun bisogno di cambiare governo. 

domenica 27 ottobre 2013

Da "La Stampa"



Buongiorno
26/10/2013
Un po’ d’olio, grazie
Massimo Gramellini

Nessun laboratorio riuscirà mai a isolare la sostanza che Augusto Odone e sua moglie Michaela utilizzarono per allungare fino a trent’anni la vita di Lorenzo, il bimbo colpito da una forma feroce di distrofia che la scienza ufficiale aveva già dato per perso. In suo onore lo si è chiamato Olio di Lorenzo, un miscuglio di essenze d’oliva e di colza che quei genitori a digiuno di medicina misero a punto nelle notti insonni, dopo avere accumulato ogni nozione possibile sulla malattia del figlio. Ma non è quell’olio, a cui pure in seguito è stata riconosciuta una qualche dignità scientifica, il miracolo dei coniugi Odone che continua a emozionarci. Il miracolo è la pulsione che li spinse a fare qualcosa di assolutamente folle, come improvvisarsi – lui economista, lei glottologa – scienziati potenziali. Se si fossero messi a elucubrare razionalmente i pro e i contro di una scelta simile, non si sarebbero neppure azzardati ad attuarla. Invece una forza assurda – una «mania divina» avrebbe detto Platone – si è impossessata di ogni fibra del loro essere. Ed è stata questa forma di follia, sublimata ma non sostituita dalla ragione, a trasformarli in creatori.
Augusto Odone ha raggiunto ieri, a 82 anni, la pianura fuori dal tempo dove passeggiano i suoi cari. Ma a me che, come tanti, comincio ogni giornata con pensieri di rabbia, rassegnazione e inadeguatezza, la sua storia continuerà a insegnare che con l’amore si può fare tutto e che tutto, nella vita, va fatto con amore.

mercoledì 15 maggio 2013

Da "La Stampa"

Dimentichi di ciò che si è...

 

Tanti auguri

Buongiorno di Massimo Gramellini del 14 Maggio 2013
Anziano, malato, vive da solo in una casa da 276 euro di affitto, con il giornale sulle ginocchia e una tv sempre accesa che non guarda più. C’erano una moglie e dei figli, ma da un certo momento hanno smesso di esserci - incomprensioni, errori appesantiti dall’orgoglio - e adesso persino il ricordo costa fatica. Il campanello del citofono non suona da secoli, ma anche se suonasse lui non saprebbe aprire: si è dimenticato come si fa. Ogni tanto esce. Droghiere, giornalaio e uno sguardo ansioso alla casella postale da cui spuntano soltanto bollette e pubblicità. Poi il ritorno lento alla tana, il giornale sulle ginocchia, la tv sempre accesa o forse mai spenta: si sarà dimenticato come si fa. Gli tengono compagnia, dice, i cattivi pensieri che cerca di reprimere. Ha perso ogni consapevolezza di sé, della sua meraviglia di essere umano unico al mondo, e ha bisogno che qualcuno gliela rammenti. Così scrive la sua storia su un foglio e scende le scale per trasmettere a questo giornale, l’amico che tiene sulle ginocchia, un fax di soccorso.  

Non chiede soldi né carezze, che pure gli farebbero bene. Soltanto che qualcuno là fuori si ricordi della sua esistenza il prossimo 17 maggio, san Pasquale Baylon. «Sarà il mio onomastico e mi piacerebbe ricevere tanti biglietti d’auguri da inondare la casella postale. Almeno quel giorno vorrei sentirmi coccolato, respirare il profumo della vita. Grazie al buon cuore di quanti vorranno scrivermi. La autorizzo a pubblicare il mio recapito: Pasquale Buono, via Appia 319. 81028 S. Maria a Vico (Ce)»