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sabato 20 aprile 2013

Cervello e dintorni...



Ecco dov'e' il 'pallino' della matematica
E' situato in una piccola area del cervello
Da Ansa.it

E' formato da circa 1-2 milioni di cellule nervose e ha le dimensioni di circa mezzo centimetro: è il 'pallino della matematica', l'area del cervello che permette di riconoscere i numeri. Per la prima volta è stata localizzata esattamente da un gruppo dell'università americana di Stanford.

Descritta sul Journal of Neuroscience, la scoperta potrebbe aiutare a comprendere meglio la dislessia per i numeri e l'incapacità di elaborare le informazioni numeriche (discalculia). L'area identificata si trova nel Giro temporale inferiore, una regione superficiale della corteccia esterna del cervello già nota per il suo coinvolgimento nel trattamento delle informazioni visive. Quest'area si attiva quando vediamo i numeri, ma meno se i numeri vengono pronunciati.

''E' il primo studio in assoluto a mostrare l'esistenza di un gruppo di cellule nervose nel cervello umano che si specializza nell'elaborazione dei numeri'', ha osservato il neurologo Josef Parvizi, che ha coordinato la ricerca. Per Giorgio Vallortigara, direttore del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello (Cimec) dell'università di Trento ''è interessante aver trovato un'area cerebrale che risponde in maniera preferenziale alla rappresentazione visiva delle cifre, ossia i numerali''. Questo vuol dire, secondo Vallortigara, che si tratta di una specializzazione tipica dell'uomo.

''E' una grande dimostrazione – ha sottolineato Parvizi - di come il cervello cambia in risposta all'educazione: nessuno nasce con la capacita' innata di riconoscere i numerali''.

Lo studio e' stato condotto su un gruppo di volontari epilettici, dei quali è stata monitorata l'attivita' cerebrale mentre osservavano immagini relative ai numeri utilizzando gli stessi elettrodi che aiutano a individuare i punti d'origine delle crisi epilettiche.
Per assicurarsi che tutte le aree individuate fossero sensibili ai numeri e non solo a generiche linee, angoli e curve, i test sono stati attentamente calibrati per distinguere le risposte cerebrali alle presentazioni visive dei numeri classici insegnati nelle scuole occidentali (le cifre arabe), in contrasto con linee ondulate e le lettere dell'alfabeto.

''E' interessante notare - ha osservato Parvizi - che l'area che elabora i numeri si trova all'interno di un più ampio gruppo di neuroni che si attiva alla vista di simboli visivi che hanno linee con angoli e curve''. Sembra, ha proseguito Parvizi, che ''l'evoluzione abbia progettato questa regione del cervello per rilevare stimoli visivi, come linee che si intersecano a vari angoli. Il tipo di intersezioni a cui una scimmia deve dare un senso rapidamente quando oscilla da un ramo all'altro in una giungla fitta''.

giovedì 14 giugno 2012

L'intelligenza numerica.

La Dott.ssa Lucangeli ( PhD in Psicologia dello Sviluppo ), intervistata da Dario Ianes, parla dell'intelligenza numerica.

L'intelligenza numerica è sì innata, ma ha bisogno di essere potenziata. Il cervello è plastico, ma evolve ciò che è potenziato, diversamente c'è una perdita di competenze.
 Nel potenziare l'intelligenza numerica non è peculiare l'aspetto verbale (sebbene il linguaggio verbale sia il mediatore principale di comprensione), è invece necessario e fondamentale potenziare il dominio cognitivo sotteso agli aspetti numerici e del calcolo. 
La didattica del calcolo deve seguire le vie cognitive, avvalersi di strategie mentali, strategie individuali, controllo del risultato in termini di possibilità e di stima.

 L'intelligenza numerica - Volumi 1-2-3-4

L'intelligenza numerica - Volumi 1-2-3-4

sabato 12 maggio 2012

.....nella sfera delle possibilità!

Tammet, il genio dei numeri partito con l'handicap

La testimonianza di un giovane dotato di memoria eccezionale, affetto dalla sindrome di Asperger


«I numeri, per me, sono come amici che incontro dappertutto. Ciascuno è unico e ha una precisa personalità. L'11 è espansivo e il 5 è rumoroso, mentre il 4 è timido e silenzioso: è il mio numero preferito, forse perché mi ricorda me stesso. Hanno una forma, un colore e si muovono. L'1 è di un bianco accecante, il 5 è un rombo di tuono, l'89 mi ricorda la neve che cade dal cielo. Alcuni sono belli e altri brutti ma ai miei occhi sono tutti speciali. Ovunque vada e qualunque cosa faccia i numeri non sono mai lontani dai miei pensieri ». Così Daniel Tammet, nel libro Nato in un giorno azzurro (Rizzoli, traduzione di Annalisa Crea, pp. 299, e 18), descrive la sua sofisticata percezione dei caratteri matematici.
La particolarità di Daniel è dovuta alla sindrome di Asperger, una forma di autismo che è stata resa famosa nel 1988 da Dustin Hoffman con il film Rain man, L'uomo della pioggia, vincitore di quattro Oscar. «Come il personaggio Raymond Babbit — spiega Tammet — anch'io ho un bisogno quasi ossessivo di ordine e di routine che si riflette in moltissimi dettagli quotidiani». Piccoli gesti, come allacciarsi le scarpe o radersi, gli risultano complicati e sono un problema anche i rapporti con gli altri: sostenere una conversazione gli crea crisi di panico. Con grande caparbietà, però, Daniel s'impegna a vincere tutte queste sfide e nel libro racconta in modo onesto e accattivante come ci è riuscito. Si ha l'impressione di essere presi per mano dall'autore e condotti a scoprire un nuovo mondo dove tutto funziona al contrario: è difficile lavarsi i denti ma si possono memorizzare 22.514 decimali di pi greco e imparare una nuova lingua in quattro giorni.

Anche medici e scienziati sono affascinati da questa sua straordinaria capacità di chiarire i meccanismi psichici: lo stanno studiando e cercano di utilizzare le sue esperienze sia per approfondire la comprensione di alcune patologie sia per tentare di migliorare i normali processi di apprendimento. È notevole in Tammet l'abilità nell'analizzare sentimenti e percezioni. L'amicizia è descritta come un processo delicato e graduale da non affrettare o imprigionare. La immagina come una farfalla bella e fragile: qualsiasi tentativo di afferrarla mentre sta volando la distruggerebbe. Innamorarsi, scrive Tammet, è diverso da qualsiasi altra cosa e non c'è un modo giusto o sbagliato per farlo: non esiste un'equazione matematica per la storia d'amore perfetta. «Se dieci anni fa avessero detto ai miei genitori che avrei vissuto per conto mio, che avrei avuto una relazione sentimentale e una carriera, non ci avrebbero creduto ». Erano preoccupati per questo figlio perché, come tanti, tendevano a far coincidere la normalità con la felicità e la realizzazione. Questo libro rompe gli schemi e fa capire come l'amore e la costanza riescano a vincere qualsiasi difficoltà e, soprattutto, come sia «importante insegnare ai figli ad avere fiducia nei sogni, perché sono i sogni a plasmare il futuro di ciascuno di noi».

Fonte corriere della sera - redattore c.a.

martedì 1 maggio 2012

Il pallino della matematica


di Stanislas Dehaene

il-pallino-della-matematica.png

Ne’  “Il pallino della matematica” Stanislas Dehaene
(1997) sostiene, in accordo con Butterworth che parla di un
modulo numerico di natura genetica, che siamo dotati sin
dalla nascita di una rappresentazione mentale delle quantità
molto simile a quella di molti animali, dai ratti alle scimmie.



Autore/i: Stanislas Dehaene
Tradotto da: Vesentini Ottolenghi M. L
Editore: Mondadori
Collana: Oscar saggi


Chi di noi non si è sentito dire, almeno una volta, "non hai il pallino della matematica"? Chi non si è stupito per aver compiuto un banale errore in una sottrazione o in una moltiplicazione? E chi non è rimasto colpito dal modo in cui i bambini subiscono il fascino della magia dei numeri? Per quanto possa apparire strano, tutto ciò non è che la conseguenza del fatto che il nostro cervello è un cervello da primate, capace di cogliere immediatamente quantità e numero, ma inadatto, se non al prezzo di un continuo esercizio, a far di conto e a manipolare simboli più o meno astratti. In questa nuova edizione dell'opera che più di ogni altra l'ha reso celebre al grande pubblico, Stanislas Dehaene aiuta a coltivare l'intuizione dei numeri nelle pieghe del cervello, senza timore per le nostre debolezze e con la convinzione che è l'appassionato lavoro su se stessi a generare il genio matematico.

Inizialmente qualcuno può pensare che si tratti di un libro che, come tanti altri, espone in maniera semplice ed accattivamente alcuni concetti della matematica, la sua presenza o utilità nella realtà quotidiana, la sua bellezza, il piacere intelletuale che può dare o alcuni aneddoti relativi alla storia di questa disciplina da tante persone odiata e ritenuta ostica. In realtà, leggendolo si scopre tutt'altro: vengono indagati i motivi della diversa predisposizione verso la matematica da parte delle persone. L'autore, che insegna psicologia cognitiva sperimentale al Collège de France, espone qui i risultati delle sue ricerche sull'argomento in questione. Il libro collega così la matematica e la psicologia, molto distanti tra loro nell'immaginario comune (ma non mancano neanche riferimenti ad altre discipline, come la linguistica).
Nel corso della lettura si scopre che esistono delle strutture cerebrali alla base delle capacità matematiche già presenti nei bambini piccoli in età prescolare, in popoli con una cultura matematica molto ridotta e addiritura in diverse specie animali.
La struttura cerebrale di base non è tutto: l'autore indaga su come questa possa essere influenzata dalla struttura linguistica, dall'educazione e dall'esperienza scolastica e propone, alla fine del testo, anche alcune soluzioni per migliorare le situazioni di difficoltà.
Il pallino della matematica, così, risulta utile per chi si interessa di psicologia, per gli insegnanti della scuola primaria, per i genitori di bambini affetti da discalculia o più semplicemente con difficoltà in matematica, ma può essere utile anche per i genitori di bambini privi di debolezze in questa materia.
Un altro aspetto positivo di questo libro è che esso mostra il metodo scientifico, il metodo con cui procede un ricercatore, e ben rappresenta il tipo di quesiti che ci si pone durante un'indagine scientifica.
Un'ulteriore chiave di lettura può essere offerta ai matematici per capire meglio la propria disciplina. Ad esempio, in matematica l'impalcatura dei numeri viene costruita a partire da quelli naturali per giungere soltanto in un momento successivo a quelli reali. Si parte, cioè, dal discreto per giungere al continuo. Leggendo il libro si scopre che in realtà nel nostro cervello le cose non sono definite così nettamente... ma anche che la matematica dal punto di vista fisiologico non è così esatta come invece è stata poi costruita dalla nostra evoluzione culturale. Evoluzione che, come la selezione naturale darwiniana, ha portato ad eliminare quella parte della matematica risultata non efficace.
Allo stesso modo il nostro cervello si è evoluto con una struttura matematica perchè così riesce meglio a comprendere l'ambiente ed interagire con esso con successo.
Queste considerazioni costituiscono una parziale risposta al quesito posto dal matematico Jacques Hadamard: "Verrà mai il giorno in cui i matematici ne sapranno abbastanza di fisiologia del cervello e i neurofisiologi saranno abbastanza al corrente delle scoperte matematiche, perché sia possibile una cooperazione effiace?".
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Conludendo, considero Il pallino della matematica un libro interessante. Consiglio di leggerlo per approfondire quanto qui accennato e scoprire tutto il resto. Buona lettura!
Antonietta Fadda