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mercoledì 25 giugno 2014

Psicologia ... e dintorni

(…) la persona nevrotica per molti aspetti non è più malata di quanto non lo siamo noi stessi; spesso perdiamo di vista il fatto che il nevrotico con le sue distorsioni private ha semplicemente fallito nell’operazione di ingraziarsi il consenso della confederazione collettiva a cui, voi ed io (…) abbiamo avuto l’accortezza di sottoscriverci, sotto la copertura della nostra sintomatologia pseudo-gruppale e arbitraria.

(Trigant Burrow)


lunedì 16 giugno 2014

Tratto da Focus

Sinestetici si nasce, o si diventa?
Alla scoperta del fenomeno percettivo che "mischia" le carte delle risposte sensoriali restituendo un quadro coloratissimo e particolarmente vivido della realtà: in che cosa consiste la sinestesia? La si può indurre, o imparare?
Il 90% delle esperienze sensoriali sinestetiche coinvolge i colori. Photo: agsandrew/Thinkstock


Alcune persone associano le lettere dell'alfabeto a colori precisi, i giorni della settimana a particolari forme geometriche, le parole scritte su un libro a uno specifico odore o sapore. Questo "superpotere" è un fenomeno percettivo noto come sinestesia e consiste nella fusione, in un'unica sfera sensoriale, delle percezioni di sensi distinti o - in termini più scientifici - nel sincronismo funzionale di due organi di senso o due facoltà cognitive. Interessa una ristretta fascia di popolazione (dallo 0,05% al 4%) ed è uno dei campi più misteriosi e appassionanti della ricerca neuroscientifica.

Un sinesteta può "vedere" il calendario dell'anno sotto forma di mappa tridimensionale; immaginare l'età delle persone come una curva matematica; emozionarsi fino alle lacrime sfiorando una superficie con la mano. Queste "interferenze percettive" tra un senso e l'altro sono spesso associate a eccellenti doti mnemoniche e spiccate abilità creative: la sinestesia è 7 volte più frequente in artisti, letterati e poeti, che hanno trovato il modo di condividere la bellezza sensoriale di cui sono partecipi.
Le cause
Sulle basi fisiologiche di questo fenomeno si sta ancora indagando: le teorie più accreditate lo attribuiscono a cambiamenti nelle connessioni tra aree cerebrali. All'origine di queste esperienze potrebbe esserci la presenza di connessioni ridondanti, non eliminate durante il normale processo di "sfoltimento" delle sinapsi meno utilizzate che avviene con la crescita cerebrale; o, ancora, un'eccessiva comunicazione tra aree cerebrali contigue rispetto a quanto avviene in un cervello non sinestetico. Il fatto che un terzo dei soggetti sinestetici abbia un parente con le stesse capacità, porta anche a pensare che il fenomeno abbia una qualche componente genetica.

Ci si può allenare alla sinestesia?
Ma la sinestesia si può in qualche modo apprendere? In altre parole, volendo, potremmo diventare sinestetici? «Siamo tutti potenzialmente sinestetici: il cervello umano possiede meccanismi che permettono una fusione fra i sensi. Tali meccanismi sono nella popolazione generale latenti, così che non siamo consapevoli del loro funzionamento, mentre nel sinesteta, si suppone per fattori genetici, è come se fossero iper-attivi» spiega Nadia Bolognini, Ricercatrice di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso l'Università di Milano-Bicocca, ed esperta di integrazione multisensoriale.

«L'assunzione di droghe allucinogene o antidepressivi può indurre sinestesie, per lo più temporanee. La sinestesia si può indurre anche in condizioni normali, attraverso l'ipnosi, o modificando l'eccitabilità di specifiche aree della corteccia cerebrale. Di recente abbiamo dimostrato che in soggetti non-sinestetici, la sinestesia del tocco a specchio (quella che permette di percepire sensazioni tattili alla vista di una persona che viene toccata) può essere indotta innalzando temporaneamente il livello di eccitazione di aree del cervello deputate all'elaborazione delle sensazioni corporee, attraverso una stimolazione transcranica non invasiva a corrente elettrica. Anche lesioni cerebrali da ictus o l'amputazione di arti possono determinare l'insorgenza di sinestesia».
Ad alcune forme di sinestesia (specie quelle grafema-colore) potrebbero contribuire le memorie dell'infanzia. È il caso di alcune lettere magnetiche colorate vendute da Fisher Price tra il 1972 e il 1989. Foto: Belchonock/Thinkstock


Memorie d'infanzia
Alcuni ricercatori dell'Università di Amsterdam sono riusciti a indurre una forma di sinestesia (la cosiddetta grafema - colore) su soggetti non sinestesici: a un gruppo di volontari è stato dato da leggere un testo con le lettere e, t, a ed s colorate, e tutte le altre nere. I soggetti hanno letto il testo normalmente, imparando inconsciamente ad associare i colori alle rispettive lettere.

In un secondo momento i ricercatori hanno mostrato alle stesse persone gli screenshot di lettere colorate, e chiesto loro di dire di che colore si trattasse. Quando il colore non era lo stesso che avevano imparato ad associare alle lettere del primo training, le risposte sono arrivate dopo qualche istante di incertezza, segno che nei loro cervelli si erano formate temporanee associazioni lettera-colore analoghe a quelle che possono vedere alcuni sinestesici.

«Alcune forme di sinestesia possono anche essere apprese, ma in questo caso sarebbe più corretto parlare di associazioni cognitive» chiarisce Bolognini. Olympia Colizoli, che fa ricerca sulla sinestesia all'Università di Amsterdam, ricorda il caso di una donna sinestesica che, tornando nella sua vecchia classe, si accorse che i colori che ella stessa associava alle lettere dell'alfabeto erano gli stessi del cartellone su cui aveva imparato a leggere. O di altri undici soggetti sinestesici che - si è scoperto - associavano alle lettere dell'alfabeto i colori che durante l'infanzia avevano visto sulle lettere magnetiche da frigo vendute da Fisher Price. Queste persone potrebbero essere state geneticamente predisposte a divenire sinestesiche, ed aver espresso le loro capacità in seguito ad associazioni apprese durante l'infanzia.

Convivenza difficile

Ciò che è certo è che, se per gli adulti alcune forme di sinestesia possono risultare piacevoli, o cognitivamente "vantaggiose", i bambini possono trovarle difficili da gestire: Colizoli ricorda, per esempio, il caso di un bambino sinestesico che trovava difficile leggere perché il colore in cui percepiva le lettere era troppo chiaro rispetto allo sfondo bianco della pagina. «La mia impressione generale è che i bambini trovino la sinestesia più distraente degli adulti, che invece hanno ormai sviluppato strategie per conviverci» conclude la ricercatrice.

martedì 6 maggio 2014

Autori e dintorni..Johann Wolfgang Goethe



Quel che non toccate , sempre vi manca,
Quel che non calcolate, non credete vero, 
Quel che non pesate, non ha peso per voi;
Quel che non coniate, credete che non valga. 

(Goethe, Faust II, A. I, , "Palazzo Imperiale", Mefistofele)





domenica 23 febbraio 2014

Autori e dintorni...



 Un castello di sabbia. Storie della mia vita e della mia schizofrenia
di  Elyn R. Saks


Una malattia mentale come la schizofrenia, raccontata in prima persona da una paziente eccellente: una studiosa di filosofia che è diventata - proprio grazie alla sua malattia - docente di psichiatria all'Università della California. Un racconto denso e toccante, dove il dolore si tinge di ironia, passione e intelligenza.
Un castello di sabbia è l'autobiografia di Elyn Saks: le sue rotture psicotiche, i ricoveri, le regressioni, i suoi rapporti di amore e di amicizia, le sue conquiste come donna e come accademica.
Cresciuta a Miami negli anni Cinquanta, in una famiglia normale e premurosa, intorno agli otto anni Elyn comincia a sentirsi "come un castello di sabbia con tutta la sabbia che si sta sgretolando sotto le onde... La consapevolezza a poco a poco perde la sua coerenza. Visioni, suoni, pensieri e sentimenti non vanno più insieme. Non c'è più un principio organizzativo che prenda i momenti che si succedono nel tempo e li organizzi in una forma coerente da cui trarre un senso".
E con l'adolescenza, le cose peggiorano: "La schizofrenia arriva come una lenta nebbia, che diventa impercettibilmente sempre più fitta con il passare del tempo".
È l'inizio di una battaglia lunga e difficile per tenere a bada i suoi demoni e i suoi incubi.
Una battaglia che Elyn Saks è determinata a vincere: studia filosofia, psicologia e legge, si laurea prima a Oxford e poi a Yale: grazie alla sua determinazione e alla sua incrollabile forza di volontà, la sua malattia diventa una opportunità, uno stimolo ad allargare i propri orizzonti di conoscenza e ad aprirsi verso il mondo.
E oggi, Elyn Saks è convinta che, un giorno, il suo successo sarà anche quello di quanti soffrono come ha sofferto lei.

"È il racconto più lucido e positivo sulla schizofrenia che abbia mai letto" (Oliver Sacks, M.D.)
"Elyn Saks non è la prima persona che è sopravvissuta alla tempesta della schizofrenia, ma è l'unica che ci ha fornito un contributo per disegnarne la mappa" (The American Journal of Psychiatry).

Elyn R. Saks insegna alla University of Southern California Gould School of Law ed è adjunct professor di psichiatria alla University of California, San Diego, School of Medicine.

Autori e dintorni...Giorgio Gaber


Non insegnate ai bambini
(2003 - Gaber)
Giorgio_Gaber
giorgiogaber.

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Può esser considerato una sorta di testamento spirituale di Gaber, tanto da esser stato scelto quale accompagnamento musicale per il suo funerale: "Non insegnate ai bambini" mette da parte ogni mediazione, com'è comprensibile per chi sente avvicinarsi il momento estremo e sa preziose parole ed attimi. Facendosi pedagogo dolcissimo ma determinato, egli indica come primario il bisogno di tener lontani i bambini da una morale così "stanca e malata" che "potrebbe far male": suggerisce di "dare fiducia all'amore", perché "il resto è niente". Contenuto nell'album apparso postumo "Io non mi sento italiano" (2003), di cui costituisce uno dei vertici, "Non insegnate ai bambini" è il più degno commiato immaginabile per un artista che ha posto l'individuo al centro del proprio discorso e perciò conserva come ultimo auspicio l'idea di un uomo nuovo, non condizionato dal passato, figlio della Storia ma scevro dei gravami e delle lacerazioni che essa comporta.

domenica 16 febbraio 2014

Da "La Stampa"





Cartellino Giallo

Buongiorno di
Massimo Gramellini


15/02/2014

«Se andassi mai al governo» disse un giorno Matteo Renzi quando già non pensava ad altro, «mi ricorderei di avere fatto l’arbitro di calcio. Sui campi di provincia, a diciotto anni, in mezzo a giocatori più grandi e grossi di me. Lì ho capito l’importanza di tirare fuori il primo cartellino giallo entro il ventesimo minuto. Solo se la afferri subito, la partita non ti sfuggirà di mano. Oggi la luna di miele di un presidente del Consiglio non dura più cento giorni, ma cento ore. Io presenterei i miei provvedimenti choc al primo Consiglio dei ministri. Anzi, li leggerei in Parlamento al momento della fiducia: prendere o lasciare». 



Ci siamo, anche se il modo ancor ci offende. Renzi si gioca il suo futuro, e forse un po’ del nostro, nelle prossime cento ore. Rottamare D’Alema, Bersani e Letta, in fondo, era la parte più facile del lavoro. Da lui adesso ci aspettiamo la rottamazione vera. Cartellino giallo al clero laico e inamovibile degli alti burocrati di Stato, garanti di un immobilismo che ormai arricchisce soltanto loro. Cartellino giallo al cumulo tossico di spesa pubblica, in espansione inarrestabile da oltre mezzo secolo, come il suo specchio fedele: le tasse. Cartellino giallo alla piovra delle leggi e dei cavilli che ha trasformato i cittadini in sudditi. Ma anzitutto cartellino giallo, anzi rosso, alle facce di un’altra, e bassa, stagione. Se nel nuovo governo trovassero posto gli stessi Alfano e gli stessi Lupi di quello vecchio, persino qualche simpatizzante di Renzi comincerebbe a pensare che non c’era alcun bisogno di cambiare governo.