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giovedì 15 novembre 2012

Da "Espresso on line"



'One life', un inno alla vita
di Letizia Gabaglio

Crudele, faticosa, emozionante. La lotta di venti specie animali in un film Bbc: quattro anni di riprese nel mondo
(09 novembre 2012)


Crescere, sfamarsi, costruirsi un rifugio, trovare l'anima gemella, riprodursi e accudire i propri figli. E' la storia della vita, degli umani come degli animali. E' la lotta per conquistarsi un posto sulla Terra narrata in maniera unica e spettacolare da "One Life", il docufilm realizzato dall'unità di Storia Naturale della Bbc: 4 anni di produzione, più di 3000 giorni di riprese da un capo all'altro del pianeta, in 23 location diverse nei 5 continenti, oltre 20 specie diverse riprese in sequenze mozzafiato grazie a innovazioni tecnologiche e tecniche cinematografiche inedite. Una narrazione epica e intima allo stesso tempo, scientifica ed emozionante, affidata nella versione italiana alla voce di Mario Biondi.


I protagonisti del film, nelle sale con due proiezioni evento dal 19 e 21 novembre, sono i più vari: all'apparenza molto diversi dagli umani, ma i loro comportamenti sono spesso sorprendentemente simili ai nostri. Come l'amore per i figli che dimostra la minuscola rana "punta di freccia", che scala alberi incredibilmente alti per nutrire i suoi girini tra le foglie. O il polpo che si occupa delle sue uova per molte settimane, tenendole al sicuro e al fresco soffiando su di loro acqua fredda in continuazione, mentre piano piano muore di fame. Poi i piccoli crescono e devono imparare a procurarsi del cibo: con l'astuzia, come i delfini che obbligano le loro prede a uscire dall'acqua, o le scimmie cappuccine che hanno capito come usare le pietre per rompere il guscio delle noci di palma; oppure con il lavoro di squadra come i ghepardi, che preferiscono spartirsi un bottino sicuro piuttosto che rischiare, correndo da soli, di rimanere a bocca asciutta; o ancora con "armi non convenzionali", come il veleno del drago di Komodo capace di annientare anche un grande bufalo d'acqua.

Il film narra la quotidiana lotta per la sopravvivenza che spinge la lucertola Gesù Cristo a correre a pelo d'acqua, rende il corpo del rospo sassolino resistente agli impatti, fa sì che le scimmie delle nevi allontanino gli estranei dalle loro calde sorgenti termali, condannandoli così alla morte. Arriviamo a conoscere i segreti del momento per molti versi più difficile: trovare un partner per dare continuazione alla vita. Le immagini ci svelano il ballo di corteggiamento più bello e romantico al mondo, quello degli svassi che escono sull'acqua del lago in perfetta sincronia. Intelligenza, forza, determinazione, coraggio e amore sono gli ingredienti delle storie che si intrecciano davanti agli occhi degli spettatori, rapiti da immagini mai viste prima.

A rendere One Life davvero eccezionale è infatti un mix di tecnologia e dedizione dei registi, Michael Gunton e Martha Holmes, e della produzione, la Bbc Earth Films. Gli 84 minuti del documentario presentano animali mai filmati prima, comportamenti colti per la prima volta, in molti casi grazie a nuove tecniche di ripresa che permettono di apprezzare gli animali conosciuti in maniera totalmente inedita. Per esempio le riprese aeree giro-stabilizzate di avvoltoi barbuti, fetonti beccorosso e di delfini che utilizzano la tecnica del "mudding", creano cioè vortici di acqua e fango per intrappolare i pesci. O ancora le riprese effettuate con macchine Hd Macro e le sequenze fotografate in super high speed e poi rallentate fino a 80 volte, che svelano dettagli stupefacenti impossibili da vedere a occhio nudo, come i pesci vela che si cibano di una palla di esche.

Un inno alla vita e alla natura quello di One Life, che si trasforma in atto pratico: la versione italiana del film sostiene la campagna Wwf "Green Heart of Africa" per salvare il Bacino del Congo, straordinaria culla di biodiversità e secondo polmone verde del mondo dopo l'Amazzonia. Un cuore verde deforestato a un ritmo vertiginoso: 700 mila ettari l'anno. Tagli illegali, costruzione di infrastrutture e attività minerarie, caccia alle specie selvatiche e bracconaggio per il commercio illegale dell'avorio stanno decimando specie preziosissime. Proprio come i protagonisti di One Life.

venerdì 11 maggio 2012

Psicologia e dintorni


Dall’empatia alle condotte sociali altruistiche.
La psicologia evolutiva ci insegna che i comportamenti altruistici sono comparsi prima della capacità di esprimere emozioni e di sentire empatia verso gli altri. Le api che si sacrificano per proteggere l’alveare dall’attacco di un calabrone o i segnali di allarme che lanciano gli uccelli per allertare di un pericolo i propri simili sono due esempi di comportamenti altruistici che non riposano sull’empatia. Non possiamo dunque dire che l’empatia ha favorito la comparsa dei comportamenti sociali, dato che gli insetti sociali hanno comportamenti  altruistici senza empatia. Al contrario, la capacità di percepire gli stati emotivi dei propri simili e di rispondere in maniera appropriata ha portato, nei mammiferi, a un vantaggio adattivo evidente per la sopravvivenza dell’individuo e del gruppo. Nell’uomo numerosi studi di psicologia sociale indicano che l’empatia è un fattore che favorisce i comportamenti prosociali. Fra i 7 e i 40 anni la rete neuronale che reagisce al dolore degli altri subisce diversi cambiamenti: l’attività dell’insula posteriore, dell’amigdala e della corteccia orbitofrontale mediana diminuisce con l’età mentre quella laterale aumenta. Una simile evoluzione riflette il passaggio di una risposta emotiva viscerale, che serve ai bambini per analizzare il significato affettivo degli stimoli, a una funzione più valutativa nell’adulto, che fa appello ai ricordi, ai giudizi morali e ai cambiamenti di punto di vista per modulare le reazioni di empatia.
Numerosi studi di visualizzazione cerebrale hanno mostrato che il “circuito della ricompensa”, che sottintende alla percezione del piacere e rinforza i comportamenti che gli sono associati, si attiva nello stesso modo sia quando una persona riceve una somma di denaro che quando decide di donarla a una fondazione benefica. Inoltre le donazioni sono più elevate quando il donatore è in presenza di altre persone: l’attivazione dello striato ventrale è modulata dalla presenza di altri. Tutto ciò non è cosi sorprendente, dato che, nell’anima sociale, essere osservato dagli altri è una situazione naturale, e la sensibilità alle reazioni del gruppo, una forma di “ricompensa” sociale,  è un aspetto fondamentale dei comportamenti prosociali.
Cosi le condotte altruistiche derivano da una pluralità di motivazioni. Lo spettacolo della sofferenza altrui innesca l’attivazione della rete neurale che si occupa delle reazioni di avversione. Questo può promuovere condotte di aiuto o di conforto, che possono essere motivate dal desiderio di sopprimere il fastidio che la vista della sofferenza altrui può suscitare. Queste condotte possono ugualmente essere motivate e rinforzate dall’effetto positivo dell’approvazione sociale, che è fisiologicamente gratificante, perché attiva le aree cerebrali responsabili della percezione del piacere.

Le generalità della condotta prosociale