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mercoledì 4 settembre 2013

Psicologia e dintorni...

Narcisismo Freudiano e oltre...
 
Introduzione al mito di Narciso
Narciso era figlio di Liriope, una ninfa di fonte che per la sua bellezza venne rapita dal Dio fluviale Cefiso. Figlio delle acque, egli era un giovane di straordinaria bellezza, cui Tiresia il veggente, aveva previsto lunga vita a condizione che non conoscesse mai se stesso.  A sedici anni contava già numerosi amanti di entrambi i sessi, tutti immancabilmente respinti. Un giorno mentre era a caccia di cervi in una foresta, chiese a gran voce se ci fosse qualcuno nei dintorni e la ninfa Eco, che si era innamorata di lui e lo seguiva di nascosto, gli rispose ripetendo le sue ultime parole, tentando il desiderato abbraccio che Narciso respinse come di consueto. Si narra che della bella ninfa siano rimaste soltanto le ossa tramutate in sassi e che la sua voce sia tuttora vagante in valli solitarie. Un giorno però, una delle sue amanti respinte, la dea Nemesi, fece si che anche Narciso venisse privato dell’abbraccio di colui che ama. Accadde così che quest’ultimo un giorno, assetato, si affacciasse in prossimità di una sorgente e scorgendo la propria immagine riflessa se ne innamorasse perdutamente. In principio non riconobbe se stesso, ma in seguito arrivò alla verità: “Io sono te” e struggendosi d’amore per quello che ormai sapeva essere se stesso, si lasciò morire. Quando cercarono di dargli degna sepoltura, coloro che lo amavano scoprirono, nel punto in cui scomparve, un bellissimo fiore dai petali bianchi orlati di color zafferano, il narciso, che a livello di classificazione botanica, appartiene alla specie della aamarillidacea bulbosa, un fiore contenente la narcisina, un potente alcaloide tossico che causa decessi inspiegabili di animali da pascolo nelle zone mediterranee. Tuttavia il bulbo essiccato è stato usato in medicina e ancora oggi si consiglia come sedativo, antispasmodico e antidiarroico. Nella letteratura il mito di Narciso ha colto l’aspetto propriamente psichico di investimento pulsionale, per cui Narciso è divenuto simbolo di un atteggiamento dell’Io che sa amare solo se stesso, escludendosi totalmente dal resto del mondo.



 2.     Freud

Il termine narcisismo fu adottato per la prima volta da Paul Nacke nel 1889 per descrivere l’atteggiamento di chi tratta il proprio corpo allo stesso modo con cui viene trattato il corpo di un oggetto sessuale, per cui lo contempla, lo liscia e lo accarezza finché queste manovre non gli procurano un soddisfacimento completo. Freud prese in considerazione il narcisismo primario, ovvero partì dal presupposto che la mente del neonato sia assolutamente e perversamente narcisistica. Secondo la sua visione Narciso, il fiore tossico dai bei petali, o il giovinetto ambiguo che pago di sé respinge tutti, è il mito che più di tutti riguarda gli esseri umani in quanto tutte le persone nascono narcisiste ed il costo che si paga, per abbandonare questa dimensione nel corso dello sviluppo personale, è molto alto. Gli esseri umani di tutte le età utilizzano la libido, per vivere, amare, e difendersi dalla vita, quando questa si fa insopportabile, dirigendola o sullo stesso io, o su oggetti che di volta in volta appaiono degni di nota. Questo meccanismo di investimento narcisistico genera angoscia, interesse, curiosità, vita e morte. Il neonato prova una sensazione di narcisistica onnipotenza in quanto, non essendo capace di definire il confine tra io e non io, non si accorge della presenza della mamma, o meglio, non arriva a considerare quella presenza come altro da sé: avverte lo stesso piacere di Narciso, il piacere di bastare a se stessi. Nell’utero materno si vive, in un beato stato di appagamento dove non c’è desiderio, in quanto la presenza del desiderio, come insegnavano i filosofi post-socratici, era essa stessa motivo di conflitto ed instabilità. Attraverso l’esperienza della nascita però questo stato di beata pacificazione cessa ed il senso di autosufficienza narcisistica viene meno: il neonato comincia infatti a sperimentare la sensazione della fame e dell’abbandono. Seppur i genitori facciano di tutto per restituirgli sicurezza ed appagamento, man mano che la vita procede, con essa avanza anche l’inesorabile dolore della separazione: come un crudele paradosso per raggiungere un buon funzionamento psichico il bambino deve avvertire se stesso come figura separata dagli altri, e più i confini tra io e non-io si fanno più chiari e netti, più il bambino comincia a sentire di essere solo al mondo, scoprendosi dipendente dagli altri e accorgendosi di essere impotente. Secondo Freud questa rappresenta un’esperienza terrificante e angosciante, una delle cause di tutte le nostre possibili nevrosi future, anche perché inspiegabile per una psiche non ancora formata e protetta di un neonato che si ritrova, dal’essere cullato e dal fluttuare in uno stato di pace, all’essere esposto al freddo, alla fame ed alla minaccia dell’abbandono. Gran parte della vita psichica del neonato, del bambino e del futuro adulto, secondo ciò che affermava Betelheim, consiste nell’elaborare sempre più raffinate strategie di difesa nei confronti dei sentimenti d’abbandono. Una volta scoperta la dipendenza dagli altri, iniziano i tentativi atti ad indirizzare la nostra libido sugli altri, o meglio in termini freudiani, sugli oggetti. Questo meccanismo di indirizzare la libido per poter superare l’angoscia della solitudine, o nei casi estremi per ripararsi dall’interferenza del mondo, come osservò Freud, è una pratica comune anche nell’adulto che se ne serve di volta in volta per i suoi scopi. Osservando l’atteggiamento affettuoso che mostrano i genitori verso i loro bambini, è possibile riconoscere che si tratta di una ripetizione del loro proprio narcisismo, ormai da tempo abbandonato. Essi attribuiscono al bambino, infatti, ogni virtù e perfezione, nascondendo e dimenticando tutti i suoi difetti; inoltre il bambino verrà ad esaudire tutti quei sogni di desiderio che i genitori non hanno mai realizzato, ed infine troveranno la sicurezza dell’immortalità dell’Io cercando rifugio nel bambino, cosicché l’amore dei genitori, commovente ed infantile allo stesso tempo, non è altro che il loro narcisismo risorto.

Freud si è occupato della teoria del narcisismo primario nel tentativo di inglobare la schizofrenia nella teoria della libido: egli considerava che i “parafrenici” fossero caratterizzati da megalomania e da una deviazione dei loro interessi dal mondo esterno, dalle persone e dalle cose. Anche i nevrotici però si allontanano in qualche modo dal rapporto con la realtà, ma a differenza degli schizofrenici, intrattengono ancora relazioni erotiche con persone o cose nella loro fantasia, sostituendo quelli che sono gli oggetti reali con oggetti immaginari, ma rinunciando a intraprendere quell’attività motoria che gli consentirebbe di pervenire ai loro scopi connessi con quegli oggetti. I parafrenici invece hanno ritirato la libido dal mondo esterno senza sostituirla con altri oggetti nella fantasia; considerando che una delle loro caratteristiche principali è la megalomania, si perviene alla conclusione che la libido che è stata ritirata dal mondo esterno viene indirizzata verso l’Io, dando origine a quell’atteggiamento che può definirsi narcisismo. Tuttavia il meccanismo appena descritto è un narcisismo secondario, che viene a sovrapporsi ad un narcisismo primario: mettendo a confronto i bambini con i popoli primitivi, si evince che questi ultimi possiedono caratteristiche che se si presentassero isolatamente, potrebbero benissimo essere ascritte a megalomania, come la sopravvalutazione della potenza dei desideri e degli atti psichici, onnipotenza del pensiero, credenza nella virtù taumaturgica delle parole, e l’applicazione nella magia di tutte queste premesse. Nei bambini si rinviene un atteggiamento molto simile nei confronti del mondo esterno, che indica l’esistenza di un investimento libidico originario dell’Io, di cui una quota è in seguito ceduta agli oggetti, ma che fondamentalmente persiste. Il narcisismo per Freud è quindi primario e si osserva con la crescita una contrapposizione tra libido dell’Io e libido oggettuale: quanto più l’una è utilizzata, tanto più l’altra si impoverisce, ma nella condizione di narcisismo le due energie sono indifferenziate e si differenziano allorquando si manifesta l’investimento oggettuale. Freud prosegue la sua analisi del narcisismo portando degli esempi di come le modificazioni dell’Io portano ad un cambiamento nella distribuzione della libido: i malati organici perdono l’interesse per le cose del mondo esterno che non riguardano le loro sofferenze e ritirano l’interesse libidico dai loro oggetti d’amore investendoli sul proprio Io, ovvero finché soffrono cessano di amare, riportandoli all’esterno nel momento in cui guariscono; stessa cosa avviene nel sonno, dove si ha un ritiro narcisistico degli investimenti libidici sulla propria persona, o meglio sul desiderio di dormire. Anche l’ipocondria produce gli stessi effetti sulla distribuzione della libido, ritirandosi dal mondo esterno e concentrandosi sull’organo che assorbe l’attenzione, solo che in questo caso le manifestazioni organiche non sono dimostrabili. Freud si chiese cos’è che imponesse alla vita psichica di oltrepassare i confini del narcisismo per investire la libido sugli oggetti. Questa necessità si presenta quando l’investimento libidico dell’Io supera un certo livello: anche se una buona dose di egoismo è una sorta di protezione contro la malattia, in fin dei conti per non rischiare di ammalarsi si deve cominciare ad amare e se a causa di qualche frustrazione non ci è possibile amare, siamo destinati ad ammalarci. Tuttavia l’elaborazione psichica delle eccitazioni è di notevole aiuto nell’assorbimento interno di quelle che sono incapaci di una scarica diretta all’esterno o di quelle per cui tale scarica appare momentaneamente inopportuna. Freud porta un’ulteriore prova dell’esistenza di un narcisismo primario, prendendo in considerazione l’osservazione della vita erotica degli esseri umani: dopo una prima fase dove le pulsioni sessuali sono appoggiate alle pulsioni dell’Io (autoerotismo), più tardi ne diventano indipendenti dirigendosi alla persona che si prende cura del bambino, generalmente la madre (scelta analitica). Tuttavia egli individua una tipologia di soggetti disturbati nello sviluppo libidico, che scelgono la loro persona come oggetto d’amore, manifestando una scelta oggettuale narcisistica. Affermando che l’essere umano ha originariamente due oggetti sessuali, se stesso e la donna che lo accudisce, Freud postula un narcisismo primario in tutti, che in qualche caso può esprimersi in modo dominante nella sua scelta oggettuale. Ma come evolve il narcisismo primario in soggetti adulti normali? Che fine ha fatto la libido dell’Io? E’ passata in blocco nell’investimento oggettuale? Per rispondere a questi quesiti Freud ricorrse alla rimozione, sostenendo che i moti pulsionali libidici subiscono tale sorte nel momento in cui entrano in conflitto con le idee etiche e culturali dell’individuo; più precisamente la rimozione scaturisce dalla stima che l’Io ha per se stesso. Ci sono individui che elaborano coscientemente sensazioni, esperienze, impulsi e desideri edificando dentro di sé un Io ideale al quale commisurano l’Io reale, mentre altri non riescono in questo compito e rimuovono prima ancora che tutto ciò possa arrivare alla coscienza; l’Io ideale diventa la meta dell’amore di sé di cui si godeva durante l’infanzia, e fa quindi la sua ricomparsa il narcisismo del soggetto, spostato su questo ideale che come l’Io infantile si considera dotato di ogni virtù e perfezione: in pratica l’uomo, non essendo capace di abbandonare un soddisfacimento di cui ha goduto in passato, venendo disturbato dalle osservazioni degli altri e dal risveglio della sua coscienza critica, tenta di recuperarla nella nuova veste di un Io ideale. Tuttavia la formazione di un ideale non coincide con la sublimazione in quanto, nel primo caso è l’oggetto che, senza subire alcuna modificazione nella sua struttura, viene esaltato nella psiche dell’individuo, mentre la sublimazione si configura come una pulsione sessuale che prende una nuova direzione ed una nuova meta su cui dirigersi; ora mentre la formazione di un ideale aumenta le richieste dell’Io ed è tra i fattori più potenti che promuovono la rimozione, la sublimazione è una via d’uscita che permette l’esaudimento delle richieste senza comportare la rimozione. E’ compito della coscienza badare a che sia assicurato il soddisfacimento narcisistico dell’Io ideale, ed una volta postasi questa meta, continuerebbe a controllare l’Io reale e a commisurarlo con l’Io ideale. Ciò che in effetti sprona verso la formazione di un Io ideale, a favore del quale la coscienza agisce come un sorvegliante, ha avuto origine dall’influenza critica esercitata dai genitori, dagli educatori e dall’opinione pubblica; in questo modo grandi quantità di libido di natura essenzialmente omosessuale vengono ritirate per la formazione dell’Io ideale narcisistico e trovano scarica e soddisfacimento nel suo mantenimento: il costituirsi della coscienza è in fin dei conti l’incorporazione delle critiche dei genitori prima e della società poi. Infine, per ciò che concerne l’autostima, Freud considera quest’ultima un’espressione della grandezza dell’Io, e tutto ciò che un individuo possiede e conquista, ogni residuo del senso primario di onnipotenza, concorre ad aumentarla; l’autostima è quindi strettamente dipendente dalla libido narcisistica, e l’investimento libidico oggettuale ne produce un calo, in quanto chi ama ha rinunciato ad una parte del suo narcisismo, e tale perdita può essere rimpiazzata solo dall’essere ricambiati in amore. I rapporti tra erotismo ed autostima cambiano nel caso in cui gli investimenti erotici siano egosintonici, oppure abbiano subito la rimozione: nel primo caso l’amore si afferma come qualsiasi altra attività dell’Io, ed amare abbassa l’autostima, mentre essere amati la rialza; se la libido è rimossa, l’investimento erotico è avvertito come un grave svuotamento dell’Io, il soddisfacimento amoroso è impossibile, e l’Io può di nuovo arricchirsi solo a patto di ritirare la libido dai suoi oggetti. Il ritorno all’Io della libido oggettuale e la sua trasformazione in narcisismo ristabilisce un amore felice, che corrisponde alla condizione originaria in cui libido dell’oggetto e dell’Io non possono essere distinte. Freud sostiene quindi che lo sviluppo dell’Io consiste in un distacco dal narcisismo originario, nonostante faccia sorgere vigorosi tentativi per riguadagnare quella posizione perduta; tale distacco si compie tramite lo spostamento della libido su un Io ideale esterno, e l’appagamento si realizza con l’esaudire tale ideale. Contemporaneamente l’Io ha appoggiato l’investimento libidico sull’oggetto e così facendo si impoverisce, così come si impoverisce a beneficio dell’Io ideale; ma l’Io si arricchisce nuovamente per il soddisfacimento ricavato dall’oggetto, proprio come si arricchisce quando esaudisce il suo ideale: quindi una parte dell’autostima è primaria e corrisponde al residuo del narcisismo infantile, un’altra parte scaturisce dall’esaudimento dell’Io ideale, ed una terza deriva dal soddisfacimento della libido oggettuale.