Il primo riferimento
alla ghiandola pineale si trova in Galeno (2° secolo d.C.), che la classificò
fra le ghiandole di sostegno, non adibita a una funzione umorale e priva
pertanto di un ruolo nella distribuzione del pneuma psichico. In epoca moderna,
Cartesio la ritenne la principale sede dell'anima e del senso comune, in base a
considerazioni anatomofisiologiche (è l'unica parte del cervello a non essere
doppia, collocata all'incirca al centro della sostanza cerebrale, mobilissima,
di costituzione molle e molto ricca di spiriti animali); secondo la spiegazione
cartesiana delle funzioni sensomotorie dell'organismo, alla ghiandola pineale
giungono gli stimoli sensoriali attraverso gli spiriti animali contenuti nelle
cavità cerebrali; a sua volta la ghiandola, così sollecitata, invia attraverso
i nervi gli spiriti animali nei muscoli, provocando i movimenti. L'ipotesi
cartesiana ricevette ben presto critiche sia da parte filosofica sia da parte
medica, finché N. Stenone, nel 1665, ne dimostrò l'infondatezza dei presupposti
anatomici.
La funzione
dell'epifisi rimase comunque in discussione e furono formulate ipotesi diverse,
non sempre fondate su basi scientifiche: per es., è stata interpretata come un
semplice organo vestigiale, simile al terzo occhio di Vertebrati inferiori, o
come un organo in grado di produrre fattori inibitori della crescita o della
maturazione sessuale, o fattori che potrebbero curare la schizofrenia o
regolare lo schiarimento della cute. Nel 1898 O. Hübner, sulla base di
osservazioni condotte su un bambino che presentava una pubertà prematura e che
poco dopo morì per un tumore all'epifisi, ipotizzò che la ghiandola potesse
produrre una sostanza in grado di inibire la maturazione sessuale fino a una
certa età. Solo nel 1958 venne isolato un ormone prodotto dall'epifisi: la
melatonina, un aminoacido modificato derivato dalla serotonina. È ormai
evidente che, oltre alla funzione descritta da Hübner, la melatonina ha anche
altri effetti, anche se il suo significato fisiologico non è ancora completamente
chiarito.
Galeno
Il simbolismo della Ghiandola Pineale
Un viaggio appassionante nelle culture, nel tempo e nello
spazio alla ricerca dei simboli – pigna e occhio – legati alla ghiandola
pineale: dai Sumeri all’antico Egitto, passando per le rappresentazioni del
Buddha, di Shiva e del potere papale...
Riccardo Tristano Tuis - 11/10/2011
Il simbolismo della Ghiandola Pineale
Tratto da Scienza e Conoscenza 32.
Il passato è uno spazio-tempo alquanto misterioso ed
indecifrabile e la moderna archeologia arranca nel fornire plausibili
spiegazioni a molti dei suoi misteri. Uno tra i più noti è come sia possibile
che culture apparentemente slegate tra loro abbiano utilizzato le stesse
peculiari architetture: le piramidi. In aree geografiche come Egitto, sud
America, sud-est asiatico, Cina e perfino in Serbia (cfr. Scienza e Conoscenza
n.28) ci sono piramidi di colossali dimensioni molto simili tra loro. Tutte
sono state costruite sopra corsi d’acqua sotterranei e/o caverne naturali o
artificiali munite di tunnel. Tutte presentano la caratteristica di fungere da
ciclopici ionizzatori e da risonatori di armoniche che vanno dagli inudibili 16
Hz fino a qualche centinaio di hertz con una predilezione ─ delle piramidi
egizie ─ per le frequenze con cui intoniamo il Si ed il Do tra la seconda e la
terza ottava del La corista. Ancora non si sono comprese le ragioni di questa
somiglianza costruttiva, ma gli esponenti del pensiero convenzionale spesso
tentano di discreditare i legittimi interrogativi su questo fenomeno globale,
invalidando perfino i dati scientifici emersi dalle ricerche di fisici e
geologi che minano i dogmi ufficiali. Naturalmente il tema di questo articolo
non è le piramidi, ma un altro fenomeno multiculturale ─ per molti versi
correlato alle piramidi ─ che come queste ultime è presente in culture
profondamente diverse e distanti tra loro.
Il soggetto del nostro indagare è la più popolare tra le
ghiandole endocrine: l’Epifisi, meglio conosciuta come ghiandola Pineale.
Immedesimandomi nelle figure di Indiana Jones e Robert
Langton –lo studioso dei simboli nel best seller Il codice Da Vinci di Dan
Brown – sono andato alla ricerca di uno specifico simbolismo occulto presente
in molte antiche culture sparse nel globo. Di fatto il tema che tratteremo in
questa sede si presenta sottoforma di simboli presenti nell’arte o nei metodi canonici
della trasmissione della conoscenza: le tavolette, le incisioni nelle pareti
dei templi o dei palazzi, le statue, i dipinti o gli oggetti usati a scopo
rituale. A volte accade che questi simboli li abbiamo davanti agli occhi, ma
non abbiamo una chiave di lettura per codificare i codici ripetutamente
presenti nelle diverse opere di molti antichi popoli.
L’iconografia della pigna
Le culture del passato associavano quella che noi oggi
chiamiamo Epifisi ad un organo preposto alla maggior chiarezza mentale ed alla
visione interiore. Per Cartesio la ghiandola Pineale è il punto privilegiato
dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono. Dopo decenni di
profonda ignoranza in merito, le neuroscienze hanno smesso di trattare la
ghiandola Pineale alla stregua di un’inutile appendice del cervello: il “vaso
di Pandora” di questa incredibile ghiandola endocrina, che riceve il più
abbondante flusso sanguigno di qualsiasi altra ghiandola nel corpo, è stato
finalmente aperto. Negli ultimi decenni si è scoperto che l’Epifisi è
responsabile del nostro ciclo di veglia/sonno, del nostro invecchiamento, di
stati a più alta coerenza neurale (maggior chiarezza mentale). Inoltre la
Pineale è una ghiandola è fotosensibile, essendo munita, nella parte interiore,
di bastoncelli simili a quelli della retina dell’occhio. Il soprannome mistico
di terzo occhio è dunque alquanto azzeccato per la Pineale e ci si chiede come,
in epoche in cui non c’era un microscopio elettronico che potesse analizzare il
suo tessuto cellulare, si sia arrivati a darle questo nome. Forse a quei tempi
non c’era bisogno di un “tool” esterno per analizzare la natura delle cose e
chissà forse la scienza era intesa come una fusione esperienziale con l’oggetto
dell’osservazione. Aldilà di questa accattivante congettura sulla protoscienza,
più di un ricercatore si è chiesto perché nell’iconografia e nel simbolismo
iniziatico molte culture rappresentino i loro Dei con l’immagine del cono di
pigna. La risposta è stata che il cono di pigna rappresenta la ghiandola
Pineale, il suo peculiare rilascio endocrino ed è il segno di distinzione di
un’élite spirituale.
Sumeri e assiro-babilonesi
I sumeri furono tra i primi a immortalarla come cono di pigna
in mano ai loro Dei. I sumeri, popolo con attitudini simili a quelle egiziane,
criptavano le informazioni nelle immagini scolpite e nei sigilli. Anche gli
assiro-babilonesi hanno spesso raffigurato il loro dio Tamus con in mano una
pigna ma, in alcuni casi, bisogna fare attenzione quando il cono di pigna viene
tenuto in mano poiché spesso può rappresentare la shem-un-Na dei babilonesi o
il MFKZT egizio, nomi dati alla polvere bianca d’oro con cui i reali si
nutrivano per aumentare il rilascio endocrino dell’Epifisi e raggiungere stati di
coscienza superiori. Mescolata a focacce preparate in forma conica, o sospesa
in acqua, la polvere d’oro era un supplemento ingerito dai re e dai faraoni.
Era riverita come l’alimento del corpo di luce (il ka) ed era ritenuta capace
di incrementare le attitudini generali della leadership, quali consapevolezza,
percezione e intuizione. Veniva inoltre considerata una chiave per la longevità
attiva.
Egizi e romani
Il simbolismo sulla Pineale è presente nella cultura egizia,
e Osiride, il signore della morte e dell’oltretomba, la presenta nel suo
bastone regale con sopra il cono di pigna. Anche tra i greci e i romani il Dio
Bacco/Dionisio è a volte rappresentato con un bastone con il cono di pigna. È
interessante notare come il Dio dell’ebbrezza venga mostrato con questo
bastone; l’ebbrezza è associata principalmente all’alcool – chiamato anche
spirito: forse questo è dovuto al fatto che l’alcool veniva usato nelle
cerimonie per abbassare i veli della personalità degli iniziati ai misteri
dionisiaci ed eleusini. In questo modo i candidati ricevevano l’iniziazione
senza modelli neurali consolidati e solo successivamente veniva loro dato il
kikeon, bevanda sacra psicoattiva, per attivare le funzioni dell’Epifisi e
permettere al celebrante di entrare in epifania con il Mistero.
Il Pontefice, Shiva e il Buddha
L’onnipresente bastone con il cono di pigna è stato usato
anche dai pontefici della chiesa cristiana ed è certamente un retaggio gnostico
collegato al simbolo del caduceo, usato anche dall’odierna medicina. Il
simbolismo del caduceo è stato spesso interpretato sia come la rappresentazione
della doppia elica del DNA, sia della kundalini che sale fino a raggiungere la
Pineale.
La celebre maschera funebre di Tut Ank Aton (Tutankamon), con
il cobra che s’innalza al centro della fronte, ricorda la kundalini che
raggiunge la Pineale. Anche la capigliatura del dio Shiva ricorda un cono di
pigna e il serpente che s’innalza tra i suoi capelli richiama alla mente il
serpente della maschera di Tut Ank Aton o di Akhnaton. Anche il Buddha non è
immune dalla rappresentazione con i capelli a forma di cono di pigna.
Tra piazze e fontane
Il simbolismo della pigna è presente anche in molte zone
d’Europa, Italia compresa, e si nota nelle fontane, nelle statue o in
abbellimenti nelle ville o nei giardini dei nobili (forse questa eredità è
dovuta all’influenza cosmopolita dei templari?). A volte, nelle scalinate o
nelle colonne dei cancelli dei palazzi antichi potete trovare l’immagine della
pigna. È chiaro che una colonna con sopra una pigna sembra a tutti gli effetti
la rappresentazione del bastone usato dagli antichi Dei. In ambito massonico,
nei manifesti del libero muratore l’iconografia del bastone con la pigna sembra
velatamente rappresentata dalle due colonne Bohaz e Jakin sormontate da sfere o
mappamondi.
Rimanendo sempre nella nostra penisola, anche lo Stato del
Vaticano non è immune a questo antico simbolismo: nella Corte della Pigna si trova
un’immensa statua raffigurante una pigna con a fianco due ibis che domina un
sarcofago aperto, come quello presente nella camera del Re della Grande
Piramide. Per l’archeologia eretica il sarcofago nella Camera del Re veniva
impiegato nelle iniziazioni della Scuola Misterica di Tuthmosis III e di altri
dopo di lui. Alcuni hanno interpretato questa corrispondenza in Vaticano come
il messaggio che anche la morte fisica può venire sconfitta se la ghiandola
Pineale è completamente attivata. Se prendiamo alla lettera questa
interpretazione dovremmo chiedere un parere ai biologi e vedere l’eventuale
sinergia tra i neurormoni della giovinezza “secretati” dalla Pineale, come la melatonina e la somatropina, e la rigenerazione dovuta all’enzima della telomerasi, responsabile dell’integrità
cromosomica e della replicazione cellulare. Ho volutamente usato il termine
“secretati” per sottolineare l’affascinante tesi dello studioso Laurence
Gardner secondo cui termini come secrezione o secretare, utilizzati per definire
il rilascio endocrino della Pineale, sono connessi al fatto che tale rilascio
attiva uno stato di consapevolezza superiore che permette di conoscere i
segreti della Natura. Le parole sono da sempre i simboli per eccellenza e
pertanto conoscere a fondo l’etimo e la grafia di una lingua significa
recuperare antiche conoscenze dimenticate.
L’occhio di Ra
La Pineale, oltre al simbolismo della
pigna, è stata associata da alcuni all’occhio di Ra, l’occhio che tutto vede. L’occhio di Ra, o occhio di Horus, sembra
sia un riferimento alle scuole misteriche egizie che iniziavano i loro
discepoli all’apertura del terzo occhio, detto anche occhio singolo. Nei
simboli l’occhio che tutto vede – che non ha segreti perché le secrezioni
neuroendocrine della Pineale permettono la più alta conoscenza – è spesso
racchiuso all’interno di una piramide oppure tra due ali (Sole alato).
L’iconografia egizia dell’occhio racchiuso nella piramide è divenuta nel tempo
uno dei modelli usati dagli artisti del Medioevo per raffigurare il Dio
cristiano. Questo simbolo è stato ripreso dalla moderna Massoneria – con
l’occhio destro racchiuso nel delta radiante – e riproposto esplicitamente
nella banconota da un dollaro americano.
Inversione dei poli e iniziazione globale.
Concludo questa piccola panoramica sull’Epifisi ricordando
che il geologo russo Alexey Dmitriev ha dimostrato come il sistema solare stia
entrando in una nuova area energetica di plasma magnetizzato, possibile
responsabile dei cambiamenti che avvengono sulla Terra. Secondo Dmitriev tutto
questo cambierà non solo il nostro clima e non solo lo stato magnetico del
nostro pianeta, ma provocherà anche una spontanea evoluzione di massa. Il
mutamento magnetico influisce sulla ghiandola Pineale che, così sollecitata,
inizia a rilasciare sostanze neuro-chimiche dall'effetto allucinogeno: la
maggior parte delle persone avrà visioni ed esperienze paranormali. Un’ipotesi
certamente affascinante, quella di un’iniziazione globale del pianeta. Certo è
che la Terra ne avrebbe davvero un gran bisogno.
Tratto da Scienza e Conoscenza 32.
