Narcisismo Freudiano e oltre...
Introduzione al mito di
Narciso
Narciso era figlio di Liriope, una ninfa di fonte che per la
sua bellezza venne rapita dal Dio fluviale Cefiso. Figlio delle acque, egli era
un giovane di straordinaria bellezza, cui Tiresia il veggente, aveva previsto
lunga vita a condizione che non conoscesse mai se stesso. A sedici anni contava già numerosi amanti di
entrambi i sessi, tutti immancabilmente respinti. Un giorno mentre era a caccia
di cervi in una foresta, chiese a gran voce se ci fosse qualcuno nei dintorni e
la ninfa Eco, che si era innamorata di lui e lo seguiva di nascosto, gli
rispose ripetendo le sue ultime parole, tentando il desiderato abbraccio che
Narciso respinse come di consueto. Si narra che della bella ninfa siano rimaste
soltanto le ossa tramutate in sassi e che la sua voce sia tuttora vagante in
valli solitarie. Un giorno però, una delle sue amanti respinte, la dea Nemesi,
fece si che anche Narciso venisse privato dell’abbraccio di colui che ama.
Accadde così che quest’ultimo un giorno, assetato, si affacciasse in prossimità
di una sorgente e scorgendo la propria immagine riflessa se ne innamorasse
perdutamente. In principio non riconobbe se stesso, ma in seguito arrivò alla
verità: “Io sono te” e struggendosi d’amore per quello che ormai sapeva essere
se stesso, si lasciò morire. Quando cercarono di dargli degna sepoltura, coloro
che lo amavano scoprirono, nel punto in cui scomparve, un bellissimo fiore dai
petali bianchi orlati di color zafferano, il narciso, che a livello di
classificazione botanica, appartiene alla specie della aamarillidacea bulbosa,
un fiore contenente la narcisina, un potente alcaloide tossico che causa
decessi inspiegabili di animali da pascolo nelle zone mediterranee. Tuttavia il
bulbo essiccato è stato usato in medicina e ancora oggi si consiglia come sedativo,
antispasmodico e antidiarroico. Nella letteratura il mito di Narciso ha colto
l’aspetto propriamente psichico di investimento pulsionale, per cui Narciso è
divenuto simbolo di un atteggiamento dell’Io che sa amare solo se stesso,
escludendosi totalmente dal resto del mondo.

2. Freud
Il termine narcisismo fu adottato per la prima volta da Paul
Nacke nel 1889 per descrivere l’atteggiamento di chi tratta il proprio corpo
allo stesso modo con cui viene trattato il corpo di un oggetto sessuale, per
cui lo contempla, lo liscia e lo accarezza finché queste manovre non gli
procurano un soddisfacimento completo. Freud prese in considerazione il
narcisismo primario, ovvero partì dal presupposto che la mente del neonato sia
assolutamente e perversamente narcisistica. Secondo la sua visione Narciso, il
fiore tossico dai bei petali, o il giovinetto ambiguo che pago di sé respinge
tutti, è il mito che più di tutti riguarda gli esseri umani in quanto tutte le
persone nascono narcisiste ed il costo che si paga, per abbandonare questa
dimensione nel corso dello sviluppo personale, è molto alto. Gli esseri umani
di tutte le età utilizzano la libido, per vivere, amare, e difendersi dalla
vita, quando questa si fa insopportabile, dirigendola o sullo stesso io, o su
oggetti che di volta in volta appaiono degni di nota. Questo meccanismo di
investimento narcisistico genera angoscia, interesse, curiosità, vita e morte.
Il neonato prova una sensazione di narcisistica onnipotenza in quanto, non
essendo capace di definire il confine tra io e non io, non si accorge della
presenza della mamma, o meglio, non arriva a considerare quella presenza come
altro da sé: avverte lo stesso piacere di Narciso, il piacere di bastare a se
stessi. Nell’utero materno si vive, in un beato stato di appagamento dove non
c’è desiderio, in quanto la presenza del desiderio, come insegnavano i filosofi
post-socratici, era essa stessa motivo di conflitto ed instabilità. Attraverso
l’esperienza della nascita però questo stato di beata pacificazione cessa ed il
senso di autosufficienza narcisistica viene meno: il neonato comincia infatti a
sperimentare la sensazione della fame e dell’abbandono. Seppur i genitori
facciano di tutto per restituirgli sicurezza ed appagamento, man mano che la
vita procede, con essa avanza anche l’inesorabile dolore della separazione:
come un crudele paradosso per raggiungere un buon funzionamento psichico il
bambino deve avvertire se stesso come figura separata dagli altri, e più i
confini tra io e non-io si fanno più chiari e netti, più il bambino comincia a
sentire di essere solo al mondo, scoprendosi dipendente dagli altri e
accorgendosi di essere impotente. Secondo Freud questa rappresenta
un’esperienza terrificante e angosciante, una delle cause di tutte le nostre possibili
nevrosi future, anche perché inspiegabile per una psiche non ancora formata e
protetta di un neonato che si ritrova, dal’essere cullato e dal fluttuare in
uno stato di pace, all’essere esposto al freddo, alla fame ed alla minaccia
dell’abbandono. Gran parte della vita psichica del neonato, del bambino e del
futuro adulto, secondo ciò che affermava Betelheim, consiste nell’elaborare
sempre più raffinate strategie di difesa nei confronti dei sentimenti
d’abbandono. Una volta scoperta la dipendenza dagli altri, iniziano i tentativi
atti ad indirizzare la nostra libido sugli altri, o meglio in termini
freudiani, sugli oggetti. Questo meccanismo di indirizzare la libido per poter
superare l’angoscia della solitudine, o nei casi estremi per ripararsi dall’interferenza
del mondo, come osservò Freud, è una pratica comune anche nell’adulto che se ne
serve di volta in volta per i suoi scopi. Osservando l’atteggiamento affettuoso
che mostrano i genitori verso i loro bambini, è possibile riconoscere che si
tratta di una ripetizione del loro proprio narcisismo, ormai da tempo
abbandonato. Essi attribuiscono al bambino, infatti, ogni virtù e perfezione,
nascondendo e dimenticando tutti i suoi difetti; inoltre il bambino verrà ad
esaudire tutti quei sogni di desiderio che i genitori non hanno mai realizzato,
ed infine troveranno la sicurezza dell’immortalità dell’Io cercando rifugio nel
bambino, cosicché l’amore dei genitori, commovente ed infantile allo stesso
tempo, non è altro che il loro narcisismo risorto.
Freud si è occupato della teoria del narcisismo primario nel
tentativo di inglobare la schizofrenia nella teoria della libido: egli
considerava che i “parafrenici” fossero caratterizzati da megalomania e da una
deviazione dei loro interessi dal mondo esterno, dalle persone e dalle cose.
Anche i nevrotici però si allontanano in qualche modo dal rapporto con la
realtà, ma a differenza degli schizofrenici, intrattengono ancora relazioni
erotiche con persone o cose nella loro fantasia, sostituendo quelli che sono gli
oggetti reali con oggetti immaginari, ma rinunciando a intraprendere
quell’attività motoria che gli consentirebbe di pervenire ai loro scopi
connessi con quegli oggetti. I parafrenici invece hanno ritirato la libido dal
mondo esterno senza sostituirla con altri oggetti nella fantasia; considerando
che una delle loro caratteristiche principali è la megalomania, si perviene
alla conclusione che la libido che è stata ritirata dal mondo esterno viene
indirizzata verso l’Io, dando origine a quell’atteggiamento che può definirsi
narcisismo. Tuttavia il meccanismo appena descritto è un narcisismo secondario,
che viene a sovrapporsi ad un narcisismo primario: mettendo a confronto i
bambini con i popoli primitivi, si evince che questi ultimi possiedono
caratteristiche che se si presentassero isolatamente, potrebbero benissimo
essere ascritte a megalomania, come la sopravvalutazione della potenza dei
desideri e degli atti psichici, onnipotenza del pensiero, credenza nella virtù
taumaturgica delle parole, e l’applicazione nella magia di tutte queste
premesse. Nei bambini si rinviene un atteggiamento molto simile nei confronti
del mondo esterno, che indica l’esistenza di un investimento libidico
originario dell’Io, di cui una quota è in seguito ceduta agli oggetti, ma che
fondamentalmente persiste. Il narcisismo per Freud è quindi primario e si
osserva con la crescita una contrapposizione tra libido dell’Io e libido
oggettuale: quanto più l’una è utilizzata, tanto più l’altra si impoverisce, ma
nella condizione di narcisismo le due energie sono indifferenziate e si
differenziano allorquando si manifesta l’investimento oggettuale. Freud
prosegue la sua analisi del narcisismo portando degli esempi di come le
modificazioni dell’Io portano ad un cambiamento nella distribuzione della
libido: i malati organici perdono l’interesse per le cose del mondo esterno che
non riguardano le loro sofferenze e ritirano l’interesse libidico dai loro
oggetti d’amore investendoli sul proprio Io, ovvero finché soffrono cessano di
amare, riportandoli all’esterno nel momento in cui guariscono; stessa cosa
avviene nel sonno, dove si ha un ritiro narcisistico degli investimenti
libidici sulla propria persona, o meglio sul desiderio di dormire. Anche
l’ipocondria produce gli stessi effetti sulla distribuzione della libido,
ritirandosi dal mondo esterno e concentrandosi sull’organo che assorbe
l’attenzione, solo che in questo caso le manifestazioni organiche non sono
dimostrabili. Freud si chiese cos’è che imponesse alla vita psichica di
oltrepassare i confini del narcisismo per investire la libido sugli oggetti.
Questa necessità si presenta quando l’investimento libidico dell’Io supera un
certo livello: anche se una buona dose di egoismo è una sorta di protezione
contro la malattia, in fin dei conti per non rischiare di ammalarsi si deve
cominciare ad amare e se a causa di qualche frustrazione non ci è possibile
amare, siamo destinati ad ammalarci. Tuttavia l’elaborazione psichica delle
eccitazioni è di notevole aiuto nell’assorbimento interno di quelle che sono
incapaci di una scarica diretta all’esterno o di quelle per cui tale scarica
appare momentaneamente inopportuna. Freud porta un’ulteriore prova
dell’esistenza di un narcisismo primario, prendendo in considerazione
l’osservazione della vita erotica degli esseri umani: dopo una prima fase dove
le pulsioni sessuali sono appoggiate alle pulsioni dell’Io (autoerotismo), più
tardi ne diventano indipendenti dirigendosi alla persona che si prende cura del
bambino, generalmente la madre (scelta analitica). Tuttavia egli individua una
tipologia di soggetti disturbati nello sviluppo libidico, che scelgono la loro
persona come oggetto d’amore, manifestando una scelta oggettuale narcisistica.
Affermando che l’essere umano ha originariamente due oggetti sessuali, se
stesso e la donna che lo accudisce, Freud postula un narcisismo primario in
tutti, che in qualche caso può esprimersi in modo dominante nella sua scelta
oggettuale. Ma come evolve il narcisismo primario in soggetti adulti normali?
Che fine ha fatto la libido dell’Io? E’ passata in blocco nell’investimento
oggettuale? Per rispondere a questi quesiti Freud ricorrse alla rimozione,
sostenendo che i moti pulsionali libidici subiscono tale sorte nel momento in
cui entrano in conflitto con le idee etiche e culturali dell’individuo; più
precisamente la rimozione scaturisce dalla stima che l’Io ha per se stesso. Ci
sono individui che elaborano coscientemente sensazioni, esperienze, impulsi e
desideri edificando dentro di sé un Io ideale al quale commisurano l’Io reale,
mentre altri non riescono in questo compito e rimuovono prima ancora che tutto
ciò possa arrivare alla coscienza; l’Io ideale diventa la meta dell’amore di sé
di cui si godeva durante l’infanzia, e fa quindi la sua ricomparsa il
narcisismo del soggetto, spostato su questo ideale che come l’Io infantile si
considera dotato di ogni virtù e perfezione: in pratica l’uomo, non essendo
capace di abbandonare un soddisfacimento di cui ha goduto in passato, venendo
disturbato dalle osservazioni degli altri e dal risveglio della sua coscienza
critica, tenta di recuperarla nella nuova veste di un Io ideale. Tuttavia la
formazione di un ideale non coincide con la sublimazione in quanto, nel primo
caso è l’oggetto che, senza subire alcuna modificazione nella sua struttura,
viene esaltato nella psiche dell’individuo, mentre la sublimazione si configura
come una pulsione sessuale che prende una nuova direzione ed una nuova meta su
cui dirigersi; ora mentre la formazione di un ideale aumenta le richieste
dell’Io ed è tra i fattori più potenti che promuovono la rimozione, la
sublimazione è una via d’uscita che permette l’esaudimento delle richieste
senza comportare la rimozione. E’ compito della coscienza badare a che sia
assicurato il soddisfacimento narcisistico dell’Io ideale, ed una volta postasi
questa meta, continuerebbe a controllare l’Io reale e a commisurarlo con l’Io
ideale. Ciò che in effetti sprona verso la formazione di un Io ideale, a favore
del quale la coscienza agisce come un sorvegliante, ha avuto origine
dall’influenza critica esercitata dai genitori, dagli educatori e dall’opinione
pubblica; in questo modo grandi quantità di libido di natura essenzialmente
omosessuale vengono ritirate per la formazione dell’Io ideale narcisistico e
trovano scarica e soddisfacimento nel suo mantenimento: il costituirsi della
coscienza è in fin dei conti l’incorporazione delle critiche dei genitori prima
e della società poi. Infine, per ciò che concerne l’autostima, Freud considera
quest’ultima un’espressione della grandezza dell’Io, e tutto ciò che un
individuo possiede e conquista, ogni residuo del senso primario di onnipotenza,
concorre ad aumentarla; l’autostima è quindi strettamente dipendente dalla
libido narcisistica, e l’investimento libidico oggettuale ne produce un calo,
in quanto chi ama ha rinunciato ad una parte del suo narcisismo, e tale perdita
può essere rimpiazzata solo dall’essere ricambiati in amore. I rapporti tra
erotismo ed autostima cambiano nel caso in cui gli investimenti erotici siano
egosintonici, oppure abbiano subito la rimozione: nel primo caso l’amore si
afferma come qualsiasi altra attività dell’Io, ed amare abbassa l’autostima,
mentre essere amati la rialza; se la libido è rimossa, l’investimento erotico è
avvertito come un grave svuotamento dell’Io, il soddisfacimento amoroso è
impossibile, e l’Io può di nuovo arricchirsi solo a patto di ritirare la libido
dai suoi oggetti. Il ritorno all’Io della libido oggettuale e la sua
trasformazione in narcisismo ristabilisce un amore felice, che corrisponde alla
condizione originaria in cui libido dell’oggetto e dell’Io non possono essere
distinte. Freud sostiene quindi che lo sviluppo dell’Io consiste in un distacco
dal narcisismo originario, nonostante faccia sorgere vigorosi tentativi per
riguadagnare quella posizione perduta; tale distacco si compie tramite lo
spostamento della libido su un Io ideale esterno, e l’appagamento si realizza
con l’esaudire tale ideale. Contemporaneamente l’Io ha appoggiato
l’investimento libidico sull’oggetto e così facendo si impoverisce, così come
si impoverisce a beneficio dell’Io ideale; ma l’Io si arricchisce nuovamente
per il soddisfacimento ricavato dall’oggetto, proprio come si arricchisce
quando esaudisce il suo ideale: quindi una parte dell’autostima è primaria e
corrisponde al residuo del narcisismo infantile, un’altra parte scaturisce
dall’esaudimento dell’Io ideale, ed una terza deriva dal soddisfacimento della
libido oggettuale.