domenica 19 agosto 2018

Corsi di formazione



Metodo Feuerstein

A partire da Settembre 2018

PAS Standard I e II Livello

Sedi:  Roma - Firenze - Reggio Cal.


E' possibile programmare i corsi anche presso 
Studi privati - Centri - Scuole 
di qualsiasi regione d'Italia 

Supervisioni via skype: Luigina Giglio

Per info  o preventivi:
info@educareadapprendere.it


martedì 10 aprile 2018

Psicoattivo

http://www.psicoattivo.com/piacere-ricompensa-cerebrale-evoluzione-dipendenze/#_ftn2

Piacere, ricompensa cerebrale, evoluzione e dipendenze

By Stefano Canali

 Il concetto di sistema di ricompensa cerebrale è il prodotto finale di una sperimentazione sui centri nervosi del piacere. Questo filone di ricerche prese il via a partire dalla celebre scoperta di James Olds dei fenomeni dell’autostimolazione cerebrale. Nel 1954, Olds studiava gli effetti sull’apprendimento della stimolazione di una particolare struttura posta alla base del cervello[1]. Gli animali affamati dovevano imparare a percorrere un labirinto per ricevere una ricompensa di cibo alla fine di ogni test corretto. Alcuni ratti venivano poi stimolati elettricamente con microelettrodi cronicamente impiantati nelle aree profonde del cervello. Secondo l’ipotesi di Olds questa stimolazione avrebbe dovuto incrementare le prestazioni nei test. Gli animali stimolati, però, manifestavano uno curioso comportamento, ritornavano nel posto del labirinto dove avevano ricevuto la stimolazione e lo esploravano attivamente, oppure ripetevano i gesti e le posture concomitanti alla stimolazione. In sostanza, essi manifestavano l’apprendimento di un comportamento associato alla stimolazione elettrica, indice evidente che l’eccitazione elettrica del cervello possedeva per i topi qualità gratificanti e piacevoli. Olds pose quindi i ratti in gabbie di Skinner, dove, attraverso una leva, essi potevano autostimolarsi il cervello. Gli animali imparavano presto che premendo la leva potevano ottenere la stimolazione e si dimostravano pronti a subire scariche elettriche e altre intense punizioni pur di stimolarsi il cervello.
                                                                       
Dal punto di vista anatomo-funzionale, il sistema di ricompensa cerebrale è un struttura funzionale complessa che si origina nei nuclei profondi dell’encefalo ed è distribuita soprattutto nei centri cerebrali preposti al controllo degli equilibri fisiologici – dove vengono valutati i bisogni organicie a quelli implicati nel comportamento motivazionale ed emozionale. Attraverso l’attivazione dopaminergica, il sistema di ricompensa cerebrale in tal senso fa sì che i comportamenti risultati utili a soddisfare i bisogni organici siano gratificati e rinforzati attraverso la connotazione emotiva del piacere, inducendo quindi l’animale (e l’uomo) a ripeterli[2]. Il sistema di ricompensa cerebrale proietta e riceve fibre nervose dopaminergiche anche dalla corteccia cerebrale, cioè a dire dalla sede dei processi psichici superiori. Il piacere e la ricompensa, così, vengono ad avere una rappresentazione cognitiva, diventano variabili dipendenti dell’esperienza personale e dei fattori socio-culturali. La ricerca sembra ormai aver conclusivamente dimostrato che il sistema dopaminergico è il substrato neurofarmacologico degli effetti rinforzanti, ricompensati delle sostanze d’abuso per le quali si può sviluppare la dipendenza[3]. In questo senso, la maggior parte delle sostanze d’abuso agisce su sistemi neuronali antichi ed estremamente ben conservati, la cui stimolazione produce piacere e che si sono evoluti per codificare i comportamenti utili alla sopravvivenza dell’individuo e della specie. Le sostanze d’abuso attivano i neuroni dopaminergici del cervello emozionale e i recettori degli oppioidi nel sistema nervoso dei mammiferi, bersagli anatomo-funzionali di ciò che potrebbe essere definito il “circuito neuronale comune” per la gratificazione ovvero sistema della regolazione delle motivazioni. Alcuni tra i neurotrasmettitori di questi insiemi funzionali si sono evoluti oltre un miliardo di anni fa. La dopamina, la serotonina e la noradrenalina sono presenti anche nel sistema nervoso degli invertebrati, come i molluschi e gli artropodi, che fanno la loro apparizione circa seicento milioni di anni fa. Gran parte dei cervelli dei vertebrati possiede sequenze di DNA analoghe al recettore m degli oppioidi, e persino i cervelli dei vertebrati non mammiferi possiedono un circuito nervoso dopaminergico strutturato anatomicamente in modo assimilabile a quello dell’uomo. Benché questi sistemi neurotrasmettitoriali non siano deputati tutti alla stessa funzione, svolgono ruoli comparabili in organismi molto diversi tra loro: la dopamina presiede al comportamento appetitivo, alle motivazioni biologiche negli organismi che vanno dalle lumache ai primati, e una molecola analoga, l’octopamina, sembra al centro degli effetti gratificanti del saccarosio nelle api. Allora la prospettiva evoluzionistica suggerisce che le sostanze d’abuso possano indurre la dipendenza sfruttando le funzioni incentivanti del sistema dopaminergico. Esse cioè innescano falsi segnali che il cervello decodifica come associati a vantaggi adattativi superiori a quelli legati alla soddisfazione dei bisogni biologici. Le droghe con potenziale d’abuso possono così modificare le normalità priorità comportamentali evolutive tanto da rendere preponderante la ricerca della sostanza rispetto ai comportamenti adattativi. In individui vulnerabili cioè, la reiterazione dell’assunzione di una sostanza o la ripetizione di un comportamento stesso (come nel caso del gioco d’azzardo) possono determinare la prevalenza della dimensione appetitiva (quindi impulsiva) sulla dimensione cognitiva, nel processo di valutazione delle ricompense associate alle ricompense. Per questo un individuo può scegliere sistematicamente di agire per una ricompensa immediata, come quella dell’effetto della sostanze o del gioco d’azzardo, a dispetto della consapevolezza delle conseguenze negative di questa scelta: il quadro paradigmatico dell’apparente irrazionalità dei soggetti con dipendenza. 

Stefano Canali Riferimenti bibliografici [1] Olds J, Milner P. Positive reinforcement produced by electrical stimulation of septal area and other regions of rat brain. J Comp Physiol Psychol. 1954 Dec;47(6):419-27. [2] Berridge KC, Robinson TE. What is the role of dopamine in reward: hedonic impact, reward learning, or incentive salience? Brain Res Brain Res Rev. 1998 Dec;28(3):309-69; Wise RA, Rompre PP. Brain dopamine and reward. Annu Rev Psychol. 1989;40:191-225. [3] Koob GF, Nestler EJ. The neurobiology of drug addiction. J Neuropsychiatry Clin Neurosci. 1997 Summer;9(3):482-97; Di Chiara G. Drug addiction as dopamine-dependent associative learning disorder. Eur J Pharmacol. 1999 Jun 30;375(1-3):13-30; Koob GF, Le Moal M. Drug addiction, dysregulation of reward, and allostasis. Neuropsychopharmacology. 2001 Feb;24(2):97-129; Kalivas PW, Volkow ND. The neural basis of addiction: a pathology of motivation and choice. Am J Psychiatry. 2005 Aug;162(8):1403-13.

domenica 7 gennaio 2018

Corsi Metodo Feuerstein 2018 - Iscrizioni aperte


Corso I Livello - PAS Standard
Catanzaro Lido (Calabria)





Corso I Livello PAS Standard 
Via G. Petrocchi 12 Roma

Calendario

I Modulo:17-18 febbraio h: 9,00 -18,00
II Modulo:  3-4 marzo    h: 9,00 - 18,00
                  III Modulo: 17-18 marzo h: 9,00 - 18,00





Corso I Livello PAS Standard
San Cataldo (Sicilia)


Per iscriversi compilare il  Modulo on line

sabato 30 dicembre 2017

Workshop Internazionale 2018 - Metodo Feuerstein










The Method
 
The Feuerstein Method includes the foundational theory of Mediated Learning Experience and two applied systems: the Learning Propensity Assessment Device (LPAD) and Instrumental Enrichment (IE). The goal of the LPAD is to identify the examinee's learning potential - to literally decipher which cognitive functions need to be developed in order to tap into and maximize their latent learning potential. 
 
The Instrumental Enrichment cognitive intervention program is comprised of a series of 14 instruments (IE Standard) or 11 instruments (IE Basic, for children age 8 and younger). They are a collection of non-curricular tasks taught by the teacher in classroom, or individually in after-school enrichment settings. Each instrument teaches the user a vital cognitive strategy; to gather and apply information, to strategize, to problem solve - to learn. 
 
The Workshops 
 
The International Summer Workshop is the pinnacle event in the Feuerstein-Bassou International Training Academy calendar. During this two week training event, courses are offered in all aspects of Feuerstein trainings - Instrumental Enrichment (IE & IE Basic), the Learning Propensity Assessment Device (Individual, Digital-Group, and Basic), and the Tactile IE program for ADD/ADHD and visually impaired learners. NEW! For our ruby anniversary, we present a new course: Feuerstein for  Mathematical Cognition (primary school level). 
 
The Courses

 The following courses will be offered at Shoresh 2018. Please visit our website to learn more about the individual courses including prerequisites. 
 

The Venue

The Ruby Shoresh Workshops will be held at the Hotel Novotel Amsterdam Schiphol Airport. More information will follow in later communiques.


For more information about Shoresh International Summer Workshops, please visit our website, or contact the International Coordinator at:
(e) sr@icelp.org.il or (p) +972.2.569-3315

sabato 26 agosto 2017

Comunicazioni dal Feuerstein Institute




Gentili Applicatori PAS, Formatori PAS e Responsabili degli ATC, 
Durante gli ultimi quattro anni il Feuerstein Institute ha fatto un progresso significativo costruendo un sistema di attività web di Sviluppo della Formazione Continua (Continuous Professional Development -CPD) in diverse lingue.
Centinaia di persone che hanno ricevuto l’attestato PAS sono entrate nel sistema CPD, hanno inviato i loro report di applicazione PAS e hanno visionato le conferenze on-line.
Sulla base dei feed-back ricevuti dai mediatori PAS e dalle discussioni portate avanti durante il meeting degli ATC europei a marzo 2017 il Feuerstein Institute ha deciso di semplificare il sistema dei crediti del CPD e contemporaneamente di ridurre i costi per i corsisti PAS.
Verrà presentato un nuovo sistema CPD ai workshop internazionali “Shoresh” a giugno 2017 (Dallas) e a luglio 2017 (Milano), basato sui seguenti principi:
1) Ogni corsista con diploma dei corsi Feuerstein (PAS Standard, PAS Basic, PAS Tattile) che abbia applicato il programma PAS per almeno 30 ore deve compilare un report di applicazione utilizzando il file on-line del nostro sistema nella sua lingua, ad es.


2) Il raggiungimento dei requisiti CPD è possibile in tre diversi modi:
a) Guardando 2 conferenze on-line CPD ogni anno, per un totale di 8 conferenze durante un periodo di 4 anni. Pagamento- 25 euro a conferenza attraverso il sito - ).http://cpd.icelp.info/( sezione CPD
b) Frequentando in modalità “live” seminari CPD organizzati dall’ATC locale una volta all’anno per un totale di 4 seminari durante il periodo di 4 anni. Ogni seminario della durata di almeno mezza giornata (4 ore). Pagamento attraverso l’organizzazione dell’ ATC;
c) Frequentando 3 corsi Feuerstein aggiuntivi durante il periodo di 4 anni (con pagamento regolare del corso, senza aggiunta di pagamenti per I crediti del CPD).

I corsisti con diploma dei corsi Feuerstein che abbiano adempiuto ai requisiti del CPD durante il periodo dei 4 anni da quando abbiano fatto il loro primo corso PAS riceveranno Certificati Permanenti di mediatori per tutti i corsi fatti durante questo periodo senza data di scadenza.

domenica 6 agosto 2017

Tratto da Artspecialday.com

Ritrovare il senso dell’amicizia: la terza lettera di Seneca

Ha ancora senso parlare di amicizia quando i giornali, per dare la notizia di un crimine, titolano: Stupro, amiche diffondono video su WhatsApp? È corretto scrivere “amiche“? Quante contraddizioni contiene questa parola in un tale contesto?
Nelle recenti notizie di cronaca abbiamo visto, troppo spesso, utilizzare la parola amici o amichein senso improprio. Si parla infatti di criminali, di persone che hanno diffuso illegalmente contenuti privati altrui. Nel caso più recente, in particolare, si trattava delle presunte “amiche” che hanno filmato una ragazza mentre subiva una violenza sessuale. A questo punto, appare legittimo chiedersi: ma questi sono davvero definibili “amici”? Abbiamo forse perso il senso di questa nobilissima parola?
Seneca, nella terza lettera a Lucilio, riflette proprio sulla definizione di “amico”, e rimprovera il suo destinatario di aver utilizzato, in una lettera, questa parola in maniera troppo vaga:
Itaque sic proprio illo verbo quasi publico usus es
Dunque hai usato la specifica parola “amico” in senso generico. 
Lucilio aveva infatti scritto a Seneca di aver incaricato un suo “amico” di consegnargli le lettere; tuttavia, prega il filosofo di non rivelare i suoi fatti privati a questa persona, con cui non è solito fare confidenze. Come definire “amico” qualcuno di cui non ci si può fidare? Difatti, Seneca afferma: «Così, nella medesima lettera, hai definito costui “amico” e poi lo hai negato» («Ita eadem epistula illum et dixisti amicum et negasti»). È la stessa colpa dei giornalisti che hanno definito “amiche” persone che non hanno nulla da spartire con l’amicizia. Un automatismo, la banalizzazione di una parola, amico, che invece contiene in sé la radice sacra del verbo amare.
Seneca spiega: «Sic illum amicum vocasti quomodo […] obvios, si nomen non succurrit, “dominos” salutamus», «Hai chiamato quello “amico”, così come definiamo “signori” i passanti, quando non ci ricordiamo del loro nome». “Amico” diventa così, ambiguamente, una parola passepartout, a definire un “qualcuno” più o meno conosciuto di cui magari non ci fidiamo del tutto.
Secondo il nostro filosofo, la confusione terminologica è grave: «Sed si aliquem amicum existimas cui non tantundem credis quantum tibi, vehementer erras et non satis nosti vim verae amicitiae», ovvero: «Ma se ritieni “amico” qualcuno di cui non ti fidi quanto di te stesso, ti sbagli completamente e dimostri di non conoscere abbastanza il valore della vera amicizia».
Certamente anche molti articolisti dovrebbero essere debitamente redarguiti, come Lucilio. Ma chi sono allora i veri amici?
Post amicitiam credendum est, ante amicitiam iudicandum. 
Dopo aver fatto amicizia è necessario fidarsi, prima di fare amicizia è necessario valutare. 
Ritrovare il senso dell'amicizia: la terza lettera di SenecaLa parola d’ordine è valutare, ovvero cercare di capire se la persona a cui stiamo prestando fiducia la meriti veramente. Questo può sembrare un consiglio un po’ rigido e difficilmente applicabile: come possiamo essere sicuri dell’indole di una persona senza prima averla conosciuta almeno un po’, senza aver condiviso con lei qualche esperienza?
Per comprendere bene ciò che intende il filosofo, ancora una volta dobbiamo ritornare alla ferma credenza senecana nella conoscenza di se stessi. Comprendendo il nostro io, la nostra identità, capiremo anche quali persone far entrare nella nostra cerchia di amici, senza alterare i nostri equilibri emotivi. Secondo Seneca, per vivere bene viene bisogna dare la precedenza all’armonia personale, che deve essere preservata ad ogni costo. Ancora una volta, ci salva il potere della scelta: dobbiamo saper scegliere gli amici, distinguere chi può farci bene e chi, invece, può farci male. Un pensiero egoistico? No: piuttosto, un accorgimento necessario per vivere sereni e più sicuri di sé e delle proprie possibilità.
La soluzione è quindi:
Diu cogita an tibi in amicitiam aliquis recipiendus sit. 
Pensa a lungo prima di accettare qualcuno come amico. 
Quanto è difficile farlo, soprattutto quando si è giovani; dovremmo sempre circondarci di persone positive, che stimolano e condividono i nostri interessi. Ma non sempre è possibile, specialmente se la nostra identità, a causa dell’età, non è ben definita. Cerchiamo allora almeno qualcuno col quale non aver paura di confidarci, di dire tutto quello che ci passa per la testa, i sentimenti, i progetti, i gusti personali. Con le parole di Seneca: «cum amico omnes curas, omnes cogitationes tuas misce», vale a dire «condividi con l’amico tutte le tue preoccupazioni, tutti i tuoi pensieri». Miscĕo in latino è una parola bellissima: oltre a mescolare, significa anche scambiarsi vicendevolmente, un perfetto equilibrio tra il dare e il ricevere. Se non riusciamo a farlo, significa che davanti a noi non c’è la persona giusta, che non ci sentiamo a nostro agio. Dobbiamo allora capire se il problema è nostro (eccessiva timidezza, pudore, paura, blocco emotivo) oppure se effettivamente l’altra persona non è adatta a noi, a comprenderci e ad ascoltarci, perché i nostri caratteri vanno in direzioni differenti. Non è una sconfitta: può succedere. In certi casi, un’amicizia vera non si può costruire; allora dobbiamo imparare a guardare oltre, senza risentimento.
Onoriamo del nome di amico, dunque, solo coloro che davvero lo meritano, coloro che ci aiutano a credere in noi e nei nostri progetti, che prestano attenzione ai nostri problemi, non a quelli che sempre minimizzano, sfuggono al confronto, cercano di imporci le loro idee. Rifiutare certi atteggiamenti è, in primis, una vittoria per noi stessi nonché una lezione di vita impartita agli altri.
Ritrovare il senso dell'amicizia: la terza lettera di SenecaSeneca ci indica, infine, i due estremi da cui rifuggire:
Quidam quae tantum amicis committenda sunt obviis narrant, et in quaslibet aures quidquid illos urit exonerant; quidam rursus etiam carissimorum conscientiam reformidant et, si possent, ne sibi quidem credituri interius premunt omne secretum. 
Certuni raccontano a chiunque le cose da affidare solo agli amici, e riversano nelle orecchie di tutti ciò che li tormenta; altri, viceversa, hanno paura di confidarsi persino con i loro cari e soffocano dentro di sé ogni segreto: se potessero, non farebbero confidenze nemmeno a se stessi.
In conclusione: non è così automatico decidere a chi donare la nostra fiducia, specialmente in certi momenti della vita, quando tutto è più incerto. Certamente, “amico” e “non amico” non sono etichette da apporre a proprio piacimento e con leggerezza alle persone. Quello che può salvarci e che spesso manca è la riflessione: ancora una volta, prima la meditazione su se stessi, il dare valore alle proprie capacità, i propri gusti, i propri progetti e poi scegliere persone fidate con cui condividerli. È una questione di rispetto e onestà verso se stessi e verso gli altri. Se crediamo in noi e nelle nostre qualità, gli amici, poi, quelli veri, che sanno ascoltarci e sostenerci, verranno da sé.
Arianna Capirossi per MIfacciodiCultura