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lunedì 30 marzo 2015

Autori e dintorni...A. Carotenuto

«…e tradire la propria solitudine può rivelarsi estremamente pericoloso (…). Si cerca un altro, un punto esterno a noi, per soffocare la tristezza, per avvolgere la solitudine: prevalgono la paura e l’ansia… […] Non c’è nulla di patologico nel cercare incoraggiamento nell’amicizia e nell’amore degli altri, direi anzi che si tratta di una manifestazione di piena salute; è di altro, però che stiamo parlando, dell’incapacità totale di fondare la propria esistenza intorno a un centro interiore e della compulsione a riempire sempre il proprio vuoto con punti di riferimento esterni, siano essi gli altri, il lavoro, le droghe e ogni altra forma di ‘addiction’. Il tradimento che questo modo di vita sottende si caratterizza come duplice: in primo luogo viene tradito il pianto dentro di noi, il pianto che si sforza penosamente di comunicarci qualcosa, proprio come un bambino inascoltato; in secondo luogo vengono traditi gli altri, quelli cui ci rivolgiamo per farci “riempire” un po’: in questo caso infatti per noi interessante è non tanto l’altro, con la sua umanità, ma il fatto che egli ci posa gratificare con la sua prestazione di presenza. (…) Ci interessa soltanto (…) soverchiare la tristezza con il rumore.»

(Amare Tradire: Quasi un apologia del tradimento, di Aldo Carotenuto, Edizioni Bompiani, p.65)








domenica 22 giugno 2014

Da "La Stampa"

Scoperti i “centri nervosi della socialità”
La scoperte consente di far luce su disturbi quali autismo, ansia sociale, schizofrenia e depressione








È il risultato di un lavoro pubblicato sulla rivista Cell e condotto usando topolini geneticamente modificati così da poter manipolare a piacimento questo “circuito”: quando i neuroni vengono “spenti” dai ricercatori, i topolini perdono istantaneamente la disponibilità e la voglia di interagire con roditori sconosciuti, viceversa iperattivando i neuroni di quell’area la loro socialità aumentava a dismisura. 

Secondo l’autore del lavoro, Karl Deisseroth della Stanford University, la scoperta è importante perché non solo collega una determinata area neurale ad un comportamento tanto complesso quale la socializzazione, ma anche perché consente di far luce su disturbi quali autismo, ansia sociale, schizofrenia e depressione in cui la socialità dei pazienti è spesso disfunzionale. 

Gli esperti hanno modificato geneticamente alcuni neuroni dei topolini in modo tale che essi divenissero fotosensibili - cioè rispondenti a un fascio di luce. In questo modo con la luce si possono spegnere o attivare a piacimento i neuroni modificati. Gli esperti hanno visto che quando con la luce andavano ad attivare i neuroni di una regione detta area tegumentale ventrale, istantaneamente, il desiderio di interazione sociale dei roditori nei confronti di topolini sconosciuti messi loro vicino aumentava enormemente. Viceversa, disattivando quei neuroni i topolini manifestavano avversione e disinteresse verso roditori sconosciuti. 

Infine con una tecnica ancora più precisa - la “fotometria” - i ricercatori hanno mappato le fibre nervose in uscita da tale area coinvolte anch’esse nel comportamento e i neuroni cui esse si connettono in un’altra regione, il nucleo accumbens. 



giovedì 20 dicembre 2012

Tratto da l' Espresso



IL CERVELLO NON C`È PIÙ 

Nina è molto depressa. Non riesce più a pianificare il suo futuro, ha difficoltà ad apprendere, ricorda sempre meno ciò che ha appena fatto e ha serie difficoltà affettive. Passano molti anni e Nina muore triste e anziana; il suo cervello finisce sul tavolo di un laboratorio dell`università di Yale (Usa), dove viene studiato attentamente. Grazie a un potente microscopio elettronico 3D vengono notate le differenze tra i suoi neuroni e quelli di Sandra (due nomi di fantasia). Queste cellule nervose, che hanno struttura arborea, possono infatti essere più o meno "in forma": mentre quelle di una persona depressa o costantemente stressata sono povere di ramificazioni (somigliano a un piccolo albero non innaffiato da tempo), i neuroni di una persona di buon umore sono più numerosi, grandi e floridi. Secondo la rivista scientifica "Nature Medicine" la riduzione del numero di contatti cerebrali (sinapsi) ha una ragione genetica: l`architettura cellulare neuronale diventa meno complessa nei depressi e negli stressati cronici perché si attiva un interruttore genetico - un fattore di trascrizione chiamato Gatal - che "accende" almeno cinque geni. Questi ultimi ordinano un cambiamento "in economia" dei neuroni, aggravando così la depressione stessa. Il risultato è che l`area del cervello presa in esame, che si trova indicativamente in corrispondenza dei lati della fronte (la corteccia prefrontale dorsolaterale), si riduce di volume. Insomma, si "restringe". Tutto questo è stato osservato da 12 ricercatori americani, ungheresi e coreani anche in cavie vive geneticamente modificate. Gli scienziati mirano, infatti, a curare più efficacemente la depressione che, solo in Italia, colpisce il 10,1 per cento degli adulti nel corso della loro vita (circa 5 milioni di persone) e, in un solo anno, riguarda circa 1,5 milioni di maggiorenni. Negli Usa affligge il 17 per cento della popolazione e si prevede che, entro il 2020, diventi la seconda causa di malattia a livello mondiale. Questo studio, quindi, appare promettente perché indica in quale direzione cercare nuovi trattamenti. Insomma, una ricerca condotta... con cervello.


Apre a Milano il Centro Tog per le patologie neurologiche


La nuova fondazione della famiglia De Benedetti ha inaugurato a Milano il suo centro per bambini con patologie neurologiche complesse.

Di altissima qualità. E magari anche in un unico luogo, per non dover girare la città come una trottola impazzita, spesso (soprattutto all’inizio) senza sapere nemmeno dove sbattere la testa. È il sogno di qualsiasi genitore di un bambino colpito da una patologia neurologica complessa, alle prese con un percorso riabilitativo. Che nella realtà però si scontra con liste d’attesa lunghissime e con budget sempre più risicati, che vanno a limitare le terapie erogate. «Ma se non garantisci queste tre cose insieme - tempestività, quantità dell’erogazione e qualità - quello che fai non può essere incisivo». Antonia Madella Noja nella riabilitazione neuromotoria dei più piccoli ci lavora da trent’anni ed è quasi laconica nel tratteggiare la questione: «Solo a Milano ci sono 750 bambini in lista d’attesa, e ci restano anche per tre anni. Capisce si perde un momento d’oro per la riabilitazione di un bambino».

Tempestività, quantità dell’erogazione e qualità sono invece le parole chiave di Together to go, la fondazione nata a fine 2011 per volontà di Carlo De Benedetti, che sabato 6 ottobre ha inaugurato a Milano (viale Famagosta 75) un Centro di eccellenza per la riabilitazione di bambini colpiti da patologie neurologiche complesse. Partendo dal presupposto che «tutti i bambini hanno un potenziale, che non vuol dire normalizzare». Madella Noja ne è il segretario generale, presidente è proprio l’ingegner De Benedetti e vicepresidente sua nipote Neige, giovane fotografa. È stata lei a mettere in piedi tutto, dopo aver incontrato Madella Noja a un Dynamo Camp e averla poi seguita a Gerusalemme per intervistare Reuven Feuerstein.


Il centro accoglierà 100 bambini con patologie neurologiche complesse, dalle sindromi rare alle paralisi cerebrali infantili, e ne seguirà a tutto tondo la riabilitazione: «fisioterapia, logopedia, musicoterapia, metodo Feuerstain, psicomotricità, comunicazione aumentativa alternativa. Tutto quel che serve. Tutto gratuitamente. E con 25 terapisti di altissimo pedigree», precisa Madella Noja. L’invio sarà fatto dalle Uonpia-Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza del territorio e dai tanti nomi di eccellenza che spiccano nel board scientifico della Fondazione TOG (due per tutti, Angelo Selicorni, genetista del San Gerardo di Monza e Fabio Mosca neonatologo della Mangiagalli, più lo stesso Feuerstain). «Ci caratterizzerà la forte alleanza con la famiglia e la scuola», continua Madella Noja, «perché la chiarezza degli obiettivi dà chiarezza sulle aspettative e perché i risultati sono molto maggiori là dove è l’intero ambiente ad essere complessivamente riabilitante».

 

lunedì 24 settembre 2012

IL VERO ASCOLTO... Osho


Se ascolti in base a pregiudizi di ogni tipo, quello è il modo sbagliato di ascoltare; in realtà è un modo di non ascoltare. Apparentemente stai ascoltando, ma in effetti stai solo sentendo, non ascoltando. Giusto ascolto vuol dire che hai messo da parte la mente. Non significa che diventi uno sprovveduto e che credi a tutto ciò che ti dicono. Non ha nulla a che fare col credere o col non credere. Giusto ascolto vuol dire: “In questo momento non mi preoccupo di credere o non credere. Non è una questione di accordo o disaccordo. Cerco semplicemente di ascoltare ciò che è. Deciderò in seguito ciò che è giusto o sbagliato. Deciderò in seguito se seguire o se non seguire”.

E la bellezza del giusto ascolto è questa: la verità ha una musica tutta sua. Se ascolti senza pregiudizi, il tuo cuore ti dirà se è vero oppure no. Se è vero, sentirai una risposta vibrare nel tuo cuore. Se non è vero, rimarrai freddo, distaccato, indifferente; nessun suono risuonerà nel tuo cuore, non accadrà alcuna sincronicità. La qualità della verità è proprio che, se l’ascolti con un cuore aperto, crea subito una risposta nel tuo essere – il nucleo più profondo di te ne viene rafforzato. Iniziano a spuntarti le ali e scopri che il cielo è tutto a tua disposizione.
Non è una questione di decidere con la logica se ciò che viene detto è vero o falso. Il punto è l’amore, non la logica. La verità crea immediatamente amore nel tuo cuore; qualcosa in te viene stimolato in modo molto misterioso.
Ma se ascolti nel modo sbagliato – cioè colmo della mente, colmo di spazzatura, colmo di conoscenze – allora non permetterai che il cuore risponda alla verità e perderai una possibilità straordinaria, perderai la sincronicità. Il cuore era pronto a rispondere alla verità… Può rispondere solo alla verità, ricorda, mai a ciò che è falso. Di fronte alla falsità rimane silenzioso, insensibile; non ne viene toccato né può risvegliarsi. Di fronte alla verità inizia a danzare, a cantare, come se di colpo il sole fosse sorto e la notte fosse scomparsa, come se gli uccelli si fossero messi a cinguettare e fossero sbocciati i fiori di loto, come se tutta la terra si fosse risvegliata.
Osho, Excerpted from: The Dhammapada: The way of the Buddha, Vol.7 chapter 9

mercoledì 19 settembre 2012

Osho: "L'Amicizia"

 […]L’amicizia va più in profondità dell'amore. L'amore può finire, l'amicizia non finisce mai. Noi possiamo odiare domani quelli che amavamo oggi - ma colui che è amico non potrà mai diventare un nemico. Se diventa un nemico allora sappi che non vi era mai stata amicizia in primo luogo. Le relazioni basate sull'amicizia appartengono a dimensioni profonde e sconosciute. Questo è il motivo per cui Buddha non ha detto alle persone di amarsi l'un l'altra. Ha chiamato la relazione "amicizia". Aveva una ragione per questo - ha detto di avere amici nella propria vita. Qualcuno ha chiesto a Buddha: "Perché non lo chiami amore? "Buddha ha risposto: "L'amicizia è più profonda dell'amore. L'amore può finire, l'amicizia non finisce mai". L'amore lega, l'amicizia dà libertà. L'amore può assoggettare qualcuno, lo può possedere, può diventarne il padrone. L'amicizia non diventa il padrone di nessuno, non trattiene nessuno, non imprigiona, è libera. L'amore diventa schiavitù, poiché ogni amante pretende che l'altro non ami nessuno all'infuori di lui. L'amicizia non ha questo tipo di pretesa. Una persona può avere migliaia di amici, milioni di amici, perché l'amicizia è molto vasta, è un'esperienza molto profonda. Nasce dal più profondo centro della vita. Per questo, l'amicizia diventa la via più importante per condurci al divino. Una persona che è amica con tutti, prima o poi raggiungerà il divino, poiché entra in contatto con il centro di ognuno. E un giorno o l'altro sarà inevitabile che entri in contatto con il centro dell'universo. Le relazioni che abbiamo nel corso della vita, non dovrebbero essere semplicemente intellettuali, né solo di cuore, dovrebbero essere più profonde, appartenere al centro. Per esempio, in nessun posto al mondo è chiaro - ma prima o poi lo diventerà.... Prima o poi arriveremo a scoprire che siamo connessi con fonti di energia vitale lontanissime, che non possiamo vedere. Sappiamo che la luna è molto lontana, ed esercita una qualche influenza sconosciuta sull'acqua del mare. L'acqua del mare inizia a crescere o a calare con la luna. Sappiamo che il sole è molto lontano, ma è connesso con la vita, attraverso qualche filo invisibile. Il sole sorge la mattina e in ogni cosa vivente succede una rivoluzione. Tutto ciò che dormiva, tutto ciò che era disteso come morto, tutto ciò che era inconscio, inizia a diventare conscio. Cose che dormivano iniziano a svegliarsi, i fiori iniziano a fiorire, gli uccelli a cantare. Un invisibile flusso solare inizia a influenzarci. Ci sono tante invisibili fonti di energia vitale che ci raggiungono in questo modo, che guidano continuamente la nostra vita. Non solo il sole, non solo la luna, non solo le stelle nel cielo, ma la vita in se stessa ha un flusso di energia che non si vede, ma che continuamente influenza e guida i nostri centri. Più ricettivo è il nostro centro, più questa energia può influenzare la nostra vita. Meno ricettivo è il nostro centro, meno questa energia lo può influenzare.  Il sole sorge, il fiore fiorisce. Ma se noi costruiamo un muro attorno al fiore e la luce solare non lo raggiunge, allora il fiore non potrà fiorire e appassirà. Il sole non può entrare efficacemente e aprire questo fiore. Il fiore deve essere all'aperto, deve essere pronto. Il fiore deve dare la possibilità al sole di entrare e aprirlo.     Il sole non può andare alla ricerca di un singolo fiore, cercando di vedere quale fiore si nasconde dietro il muro, in modo tale da poterlo raggiungere. Il sole non sa nulla dei fiori. Si tratta di un processo vitale assolutamente inconscio:  il sole sorge, i fiori fioriscono. Se un fiore si trova vicino a un muro, non fiorirà,  appassirà e morirà. L'energia vitale è un fluire in tutte le direzioni, ma quelli che non hanno il centro aperto saranno privati di questo flusso. Non lo conosceranno neppure. Non capiranno che  questa energia era lì e non erano aperti, che c'era qualcosa di nascosto dentro che  non si è potuto aprire. Non sapranno che è così. Questo fiorire , chiamato fiore di loto sin dai tempi più antichi, viene chiamato loto poiché ha la possibilità dell'apertura - è possibile che venga aperto da una qualche energia vitale. Ci vuole un po' di preparazione perché questo succeda. Per questo motivo il nostro centro deve essere disponibile al cielo aperto e noi dobbiamo rimanere all'erta. Allora l'energia vitale disponibile può raggiungere il centro e dargli vita. Noi pensiamo che l'audacia sia assenza di paura; è un errore. L'audacia non è assenza di paura. L'audacia è una cosa totalmente differente che accade dentro, in presenza della paura. Non è assenza di paura. L'audacia è la totale presenza di paura, con il coraggio di fronteggiarla.