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lunedì 8 luglio 2013

"Freud e la nuova razionalità"

di Antonio Gargano


Sigmund Freud, nato nel 1856 a Freiberg, in Moravia, da una famiglia ebrea di lingua tedesca, trascorse l’infanzia e la giovinezza a Vienna, dove si formò in un’atmosfera di cultura positivistica e materialistica e dove si laureò in medicina nel 1881. Nei primi anni dopo la laurea in medicina, Freud si occupò degli effetti chimici degli anestetici e della cocaina; da queste ricerche passò allo studio dei disturbi mentali. Collaborando con il collega Josef Breuer, Freud giunse a capire che l’isteria non è causata da un tessuto che si è necrotizzato, da una lesione del sistema nervoso, da un fatto fisico, ma da tutt’altro. Freud e Breuer studiarono pazienti affette da isteria che, indotte a cadere in un sonno ipnotico, riuscivano a liberarsi del loro malessere, ad alleviare i loro sintomi e a dare segni di guarigione. Essi iniziarono ad applicare il loro metodo, che chiamarono catartico (dal greco catarsi=purificazione) riscontrando anche su altri tipi di pazienti che il ricordare gli episodi traumatici che hanno portato alla sofferenza libera dai sintomi stessi; piú precisamente, se il paziente non semplicemente ricorda l’episodio traumatico, ma riprova «l’affetto che lo aveva accompagnato», il sintomo scompare. Freud studiò le dinamiche dell’ipnosi anche in Francia, presso la clinica parigina della Salpêtrière insieme a Charcot. Tornato a Vienna, dovette difendersi dagli attacchi della medicina ufficiale, ispirata a principi positivistici, convinta della natura puramente organica, fisica, dei disturbi mentali. Nel 1895 Freud e Breuer pubblicarono un libro intitolato Studi sull’isteria, che raccoglieva i risultati delle loro esperienze terapeutiche.
Successivamente Freud si rende conto che l’ipnosi non è un metodo affidabile per diversi motivi: prima di tutto perché non tutti i pazienti possono venir ipnotizzati, in quanto l’ipnosi implica una sorta di stato di inferiorità, di debolezza del paziente, inoltre perché si riscontrano fenomeni di ricaduta, ma soprattutto Freud si convince del fatto che il paziente ipnotizzato, proprio perché si trova in una condizione di soggezione nei confronti dell’ipnotizzatore che gli comanda di ricordare, racconta traumi, afferma di essersene liberato, ma lo fa soltanto perché pensa che il medico abbia piacere di sentirsi dire questo. Freud ricorre all’espressione “ricordi di copertura” per indicare ricordi che il paziente inventa, sia pur inconsapevolmente. Per questo Freud sostituisce il metodo ipnotico con quello delle libere associazioni. Egli si accorge che il paziente, anche senza essere ipnotizzato, se posto in uno stato di rilassatezza, mediante libere associazioni di parole e di ricordi fa emergere l’evento che lo opprime: il paziente viene sollecitato a esprimere immediatamente e liberamente tutto ciò che pensa; con le libere associazioni si mette in movimento una catena di ricordi, di pensieri che penetra in profondità nella psiche ed arriva di anello in anello alla causa del malessere. Freud si avvicina cosí alla scoperta dell’inconscio.
Freud esplicita con chiarezza un’idea che era stata già presente nel Romanticismo, in Schopenhauer e in una parte della cultura dell’800. I romantici tedeschi avevano parlato del sogno come un luogo in cui si manifestano verità diverse da quelle della vita reale, cosciente. Schopenhauer parla della coscienza come della superficie di un lago, lasciando intendere che sotto la superficie c’è qualcosa d’altro. Freud perfeziona queste intuizioni e, grazie alle sue esperienze terapeutiche, perviene alla formulazione della teoria dell’inconscio, delineata nel celebre libro L’interpretazione dei sogni, apparso nel 1900, che si può considerare l’inizio della psicoanalisi, di una nuova consapevolezza dell’uomo. Freud sostiene che non solo nello stato di rilassatezza, ma a maggior ragione nel sogno, i contenuti che urgono all’interno dell’individuo e che causano il suo malessere riescono a manifestarsi, sia pure parzialmente. L’interpretazione dei sogni mostra che la nostra vita cosciente è solo la punta di un iceberg. Come in un iceberg la parte emergente è minima rispetto a quella sommersa, cosí nella nostra vita psichica il conscio è un materiale minimo rispetto al materiale inconscio che si trova nella profondità della nostra psiche. L’inconscio è un intero mondo di forze che premono dal nostro interno e mantiene dentro di sé contenuti respinti dalla coscienza in quanto per le sue convinzioni morali l’individuo non li riconosce come congrui, come ammissibili. Questi contenuti rimossi dalla coscienza vengono tenuti sotto controllo da una censura, che impedisce loro di emergere, ma che in stato di rilassatezza, e soprattutto durante il sonno, si indebolisce, consentendo ai contenuti inconsci di manifestarsi parzialmente. La censura si indebolisce, ma non si annulla del tutto: durante il sonno l’inconscio manifesta nei sogni, i suoi contenuti, ma in maniera parziale, distorta, per cui è necessaria un’interpretzione dei sogni. In questa grande opera Freud decodifica il linguaggio dell’inconscio attraverso l’analisi dei sogni dei suoi pazienti (e dei propri) e riesce a capire quali sono i meccanismi fondamentali attraverso cui la censura modifica il contenuto inconscio, il contenuto latente del sogno e lo fa diventare contenuto manifesto, cioè quello che noi ricordiamo. Imparando a decifrare il contenuto manifesto del sogno si può risalire al contenuto latente (nascosto) e quindi agli impulsi dell’inconscio.
I meccanismi fondamentali attraverso i quali impulsi, desideri, emozioni del nostro inconscio vengono tradotti in immagini di sogno sono:
- la condensazione, per la quale un’idea, un’immagine del sogno può fondere insieme vari pensieri e ricordi; dice in proposito Freud: «Il sogno è stretto, misero e laconico in paragone alla estensione e alla ricchezza delle idee del sogno»;
-lo spostamento, processo per cui la carica emotiva (attrazione erotica, aggressività, etc) è separata dal suo oggetto reale ed è riferita a un oggetto differente;
-la drammatizzazione, che è la «trasposizione in immagini visive»; la maggior parte dei sogni sono composti da immagini vivide, mentre il pensiero concettuale è in essi spesso debole o assente; i pensieri e le emozioni alla base del sogno si presentano in successione densa e movimentata, come se il sognatore fosse allo stesso tempo spettatore e attore in un dramma misterioso;
-la simbolizzazione, che consiste nell’utilizzo da parte dell’inconscio di simboli sostitutivi delle cose. Riccorriamo in proposito alle parole e a qualche esempio dello stesso Freud: «Il simbolismo è forse il capitolo più strano della teoria dei sogni [...] i simboli realizzano in certo qual modo l’idea dell’interpretazione onirica degli antichi e del popolo [...]. Per il genitale maschile il sogno conosce un gran numero di figurazioni che si possono dire simboliche, nelle quali il lato comune a tutti i paragoni è per lo più evidente: in primo luogo oggetti lunghi e sporgenti come per esempio bastoni, ombrelli, stanghe, pali, alberi ed altro. Poi da oggetti che abbiano con esso l’attitudine comune di poter penetrare nel corpo e di ferire, come per esempio armi appuntite di ogni sorta, coltelli, pugnali, lance, spade, ma anche armi da fuoco come schioppi, pistole e rivoltelle, che per la loro struttura si adattano ottimamente a questo simbolo [...]. Il genitale femminile viene rappresentato simbolicamente con tutti quegli oggetti che hanno in comune con esso la qualità di rinchiudere uno spazio vuoto atto ad accogliere qualche cosa. Dunque con pozzi, fosse o caverne, con recipienti e bottiglie, con scatole, barattoli, bauli, astucci, casse, borse, ecc. Anche la nave appartiene a questa serie [...]».