Sigmund Freud, nato nel 1856 a Freiberg, in Moravia, da una
famiglia ebrea di lingua tedesca, trascorse l’infanzia e la giovinezza a
Vienna, dove si formò in un’atmosfera di cultura positivistica e materialistica
e dove si laureò in medicina nel 1881. Nei primi anni dopo la laurea in
medicina, Freud si occupò degli effetti chimici degli anestetici e della
cocaina; da queste ricerche passò allo studio dei disturbi mentali.
Collaborando con il collega Josef Breuer, Freud giunse a capire che l’isteria
non è causata da un tessuto che si è necrotizzato, da una lesione del sistema
nervoso, da un fatto fisico, ma da tutt’altro. Freud e Breuer studiarono
pazienti affette da isteria che, indotte a cadere in un sonno ipnotico,
riuscivano a liberarsi del loro malessere, ad alleviare i loro sintomi e a dare
segni di guarigione. Essi iniziarono ad applicare il loro metodo, che
chiamarono catartico (dal greco catarsi=purificazione) riscontrando anche su
altri tipi di pazienti che il ricordare gli episodi traumatici che hanno
portato alla sofferenza libera dai sintomi stessi; piú precisamente, se il
paziente non semplicemente ricorda l’episodio traumatico, ma riprova «l’affetto
che lo aveva accompagnato», il sintomo scompare. Freud studiò le dinamiche
dell’ipnosi anche in Francia, presso la clinica parigina della Salpêtrière
insieme a Charcot. Tornato a Vienna, dovette difendersi dagli attacchi della
medicina ufficiale, ispirata a principi positivistici, convinta della natura
puramente organica, fisica, dei disturbi mentali. Nel 1895 Freud e Breuer
pubblicarono un libro intitolato Studi sull’isteria, che raccoglieva i
risultati delle loro esperienze terapeutiche.
Successivamente Freud si rende conto che l’ipnosi non è un
metodo affidabile per diversi motivi: prima di tutto perché non tutti i
pazienti possono venir ipnotizzati, in quanto l’ipnosi implica una sorta di
stato di inferiorità, di debolezza del paziente, inoltre perché si riscontrano
fenomeni di ricaduta, ma soprattutto Freud si convince del fatto che il
paziente ipnotizzato, proprio perché si trova in una condizione di soggezione
nei confronti dell’ipnotizzatore che gli comanda di ricordare, racconta traumi,
afferma di essersene liberato, ma lo fa soltanto perché pensa che il medico
abbia piacere di sentirsi dire questo. Freud ricorre all’espressione “ricordi
di copertura” per indicare ricordi che il paziente inventa, sia pur
inconsapevolmente. Per questo Freud sostituisce il metodo ipnotico con quello
delle libere associazioni. Egli si accorge che il paziente, anche senza essere
ipnotizzato, se posto in uno stato di rilassatezza, mediante libere
associazioni di parole e di ricordi fa emergere l’evento che lo opprime: il
paziente viene sollecitato a esprimere immediatamente e liberamente tutto ciò
che pensa; con le libere associazioni si mette in movimento una catena di
ricordi, di pensieri che penetra in profondità nella psiche ed arriva di anello
in anello alla causa del malessere. Freud si avvicina cosí alla scoperta
dell’inconscio.
Freud esplicita con chiarezza un’idea che era stata già
presente nel Romanticismo, in Schopenhauer e in una parte della cultura
dell’800. I romantici tedeschi avevano parlato del sogno come un luogo in cui
si manifestano verità diverse da quelle della vita reale, cosciente.
Schopenhauer parla della coscienza come della superficie di un lago, lasciando
intendere che sotto la superficie c’è qualcosa d’altro. Freud perfeziona queste
intuizioni e, grazie alle sue esperienze terapeutiche, perviene alla
formulazione della teoria dell’inconscio, delineata nel celebre libro
L’interpretazione dei sogni, apparso nel 1900, che si può considerare l’inizio
della psicoanalisi, di una nuova consapevolezza dell’uomo. Freud sostiene che
non solo nello stato di rilassatezza, ma a maggior ragione nel sogno, i
contenuti che urgono all’interno dell’individuo e che causano il suo malessere
riescono a manifestarsi, sia pure parzialmente. L’interpretazione dei sogni
mostra che la nostra vita cosciente è solo la punta di un iceberg. Come in un
iceberg la parte emergente è minima rispetto a quella sommersa, cosí nella
nostra vita psichica il conscio è un materiale minimo rispetto al materiale
inconscio che si trova nella profondità della nostra psiche. L’inconscio è un
intero mondo di forze che premono dal nostro interno e mantiene dentro di sé
contenuti respinti dalla coscienza in quanto per le sue convinzioni morali
l’individuo non li riconosce come congrui, come ammissibili. Questi contenuti
rimossi dalla coscienza vengono tenuti sotto controllo da una censura, che
impedisce loro di emergere, ma che in stato di rilassatezza, e soprattutto
durante il sonno, si indebolisce, consentendo ai contenuti inconsci di
manifestarsi parzialmente. La censura si indebolisce, ma non si annulla del
tutto: durante il sonno l’inconscio manifesta nei sogni, i suoi contenuti, ma
in maniera parziale, distorta, per cui è necessaria un’interpretzione dei
sogni. In questa grande opera Freud decodifica il linguaggio dell’inconscio
attraverso l’analisi dei sogni dei suoi pazienti (e dei propri) e riesce a
capire quali sono i meccanismi fondamentali attraverso cui la censura modifica
il contenuto inconscio, il contenuto latente del sogno e lo fa diventare
contenuto manifesto, cioè quello che noi ricordiamo. Imparando a decifrare il
contenuto manifesto del sogno si può risalire al contenuto latente (nascosto) e
quindi agli impulsi dell’inconscio.
I meccanismi fondamentali attraverso i quali impulsi,
desideri, emozioni del nostro inconscio vengono tradotti in immagini di sogno
sono:
- la condensazione, per la quale un’idea, un’immagine del
sogno può fondere insieme vari pensieri e ricordi; dice in proposito Freud: «Il
sogno è stretto, misero e laconico in paragone alla estensione e alla ricchezza
delle idee del sogno»;
-lo spostamento, processo per cui la carica emotiva
(attrazione erotica, aggressività, etc) è separata dal suo oggetto reale ed è
riferita a un oggetto differente;
-la drammatizzazione, che è la «trasposizione in immagini
visive»; la maggior parte dei sogni sono composti da immagini vivide, mentre il
pensiero concettuale è in essi spesso debole o assente; i pensieri e le
emozioni alla base del sogno si presentano in successione densa e movimentata,
come se il sognatore fosse allo stesso tempo spettatore e attore in un dramma
misterioso;
-la simbolizzazione, che consiste nell’utilizzo da parte
dell’inconscio di simboli sostitutivi delle cose. Riccorriamo in proposito alle
parole e a qualche esempio dello stesso Freud: «Il simbolismo è forse il
capitolo più strano della teoria dei sogni [...] i simboli realizzano in certo
qual modo l’idea dell’interpretazione onirica degli antichi e del popolo [...].
Per il genitale maschile il sogno conosce un gran numero di figurazioni che si
possono dire simboliche, nelle quali il lato comune a tutti i paragoni è per lo
più evidente: in primo luogo oggetti lunghi e sporgenti come per esempio
bastoni, ombrelli, stanghe, pali, alberi ed altro. Poi da oggetti che abbiano
con esso l’attitudine comune di poter penetrare nel corpo e di ferire, come per
esempio armi appuntite di ogni sorta, coltelli, pugnali, lance, spade, ma anche
armi da fuoco come schioppi, pistole e rivoltelle, che per la loro struttura si
adattano ottimamente a questo simbolo [...]. Il genitale femminile viene
rappresentato simbolicamente con tutti quegli oggetti che hanno in comune con
esso la qualità di rinchiudere uno spazio vuoto atto ad accogliere qualche
cosa. Dunque con pozzi, fosse o caverne, con recipienti e bottiglie, con
scatole, barattoli, bauli, astucci, casse, borse, ecc. Anche la nave appartiene
a questa serie [...]».