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venerdì 11 maggio 2012

Pillole di saggezza


C'era una volta, in un inverno freddissimo, un uccellino che volava su un campo innevato.
Avendo le zampette piene di neve cercava un posto su cui appoggiarsi. Dall'alto sembrava che tutto fosse ricoperto di neve. scendendo più basso, però, si accorse che c'era una pietra che ne era priva.
Allora l'uccellino si avvicinò e chiese al sasso : " Scusami, sono infreddolito e ho le zampette piene di neve, posso poggiarmi su di te per qualche istante? " Il sasso lo guardò e subito disse " Ma certo!"
L'uccellino si posò, si asciugò le zampette e dopo qualche minuto riprese il viaggio. Nel ripartire disse alla pietra: " Grazie, sei stato veramente gentile, eri l'unico su cui potevo poggiarmi. Ti sarò sempre debitore".
Ma il sasso rispose: GRAZIE A TE! ORA NON MI CHIEDERO' PIU' CHE CI STO A FARE".

domenica 6 maggio 2012

La storia dei bambini senza sorriso

di Aida Dattola
C'era una volta, in un Paese lontano, un re molto cattivo e tanto avido di denaro da costringere anche i bambini a lavorare. Un giorno vietò loro di giocare e ordinò che fosse ucciso chiunque non avesse ubbidito. 
Fu un giorno molto triste per le famiglie di quel regno: i bambini spensero i loro sorrisi e si guardarono intorno con occhi malinconici. Il sole, che brillava alto nel cielo, si nascose dietro una nuvola per non assistere a quello strazio.
Il re sembrava non far caso a quanto succedeva e costringeva i bambini a lavorare nei campi, per potersi arricchire ancora di più.
Le strade erano diventate silenziose; non si sentivano più le risate argentine dei bambini che giocavano a nascondino, i giocattoli giacevano nei bauli coperti di polvere... Che tristezza la vita senza i giochi dei bambini! 
Il mago Diritto non sopportò a lungo quella situazione e si presentò a corte. Con il suo fare garbato, ma deciso, disse al re:
-Sua Maestà, io difendo i diritti dei bambini e le assicuro che ogni bambino ha diritto di giocare , perché per lui il gioco è vita e dal gioco impara tante cose.
Il re si mise a ridere.
-Ah, sì- gli disse- cosa può imparare un bambino giocando, se non a sbucciarsi le ginocchia?-
Il mago Diritto diventò serio:
-La invito a far giocare di nuovo i bambini per rendere felice il suo regno.-
Il re aveva già chiamato le sue guardie per farlo cacciare, quando arrivò il giardiniere di corte con le lacrime agli occhi.
-Sua Maestà, mi aiuti, mio figlio sta per morire!-
-Certo- rispose il re- quanto denaro ti serve?-
- No, Sua Maestà, non mi serve denaro... Lei deve soltanto far giocare il mio bambino. Senza il gioco è senza vita ed ha perso il suo sorriso-.
Il mago Diritto guardò il re negli occhi, come per dirgli:
-Avevo ragione?-
E il re, compreso il suo errore, ordinò che tutti i bambini tornassero a giocare.
Le strade del regno si animarono, il sole brillò felice nel cielo e sulle bocche dei bambini tornò il sorriso.
Tutto il mondo fu felice, perché ai bambini di quel regno era garantito il diritto al gioco.

Il desiderio di una stella


di Aida Dattola  


C’era una volta una stella che, assieme a mille altre, trapuntava con il suo bagliore tremolante l’oscurità del cielo. Era il 10 agosto, festa di San Lorenzo, e molte stelle, ubbidendo ad una tradizione ormai consolidata nel tempo,si accingevano a cadere sulla terra. Anche la nostra anonima stella desiderava vivere un’esperienza nuova, nonostante conoscesse i rischi dell’ impresa.

Infatti, lasciare il cielo avrebbe significato per lei non farne più ritorno e questo, francamente,la turbava un po’.

Ma nella vita a volte il rischio è necessario e il piccolo astro luminoso era ormai deciso. Quella notte, prima di compiere il fatidico volo,osservò le sue compagne, immobili e felici del loro stato, ma non si rammaricò affatto di aver voglia di nuove avventure:voleva assaporare l’ebbrezza del volo, voleva cogliere nuove emozioni e viverle fino in fondo…

Sapeva, inoltre, che, scivolando leggera dal cielo, avrebbe permesso agli abitanti della terra di esprimere dei desideri e di vivere perciò una speranza, anche se legata ad una piccola scia luminosa. Chiese quindi al Signore la possibilità di conoscere gli eventuali desideri degli uomini e attese con trepidazione che giungesse l’ora della partenza.

Quando tutto intorno tacque, la stella lasciò il cielo e in quel momento si sentì scuotere da un brivido strano e, dapprima emozionata, raggiunse poi uno stato di torpore. Sentiva che la luce che aveva sprigionato per tanto tempo cominciava piano piano a lasciarla e capiva che stava diventando un corpo opaco e senza vita, ma prima di spegnersi definitivamente le fu concesso di conoscere i desideri espressi dagli uomini osservando la sua scia luminosa.

Una nuova vita, da poco sbocciata, palpitava nel grembo di una donna e questa dipinse con i colori più belli il frutto di un amore sincero, sognando per il figlio un avvenire radioso. Due cuori innamorati, tenendosi per mano, percorsero simultaneamente un cammino intessuto di gioia e serenità; un vecchio pregò ardentemente di sopportare pazientemente la sua croce e un giovane in cerca di momenti migliori sognò che il suo sorriso non si spegnesse mai e che fosse sempre sincero e pulito. Un cuore tormentato dal dubbio desiderò scoprire la verità ed un uomo che stava sprofondando  nel baratro della disperazione, spinto dal cinismo, desiderò alzare il capo e guardare al futuro. Infine un angelo del Paradiso vide cadere dal cielo la stella e pregò che in quella notte di San Lorenzo i sogni cedessero il posto alla realtà. E la stella, privata ormai di tutte le sue forze e della sua prorompente luminosità, se ne andò felice, perché aveva regalato, con la sua breve scia luminosa, un barlume di speranza a tanti cuori. Ed anche se spesso la speranza è sospesa ad un filo sottilissimo, ci sorregge nei momenti più bui e ci invita ad affrontare con coraggio il domani.

La caduta di una stella aveva compiuto un piccolo miracolo d’amore… Anche gli uomini cadono, spesso, e dalle loro cadute, talvolta, nascono miracoli migliori…