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giovedì 9 gennaio 2014

Meravigliosi Bambini...




I Diritti naturali dei bambini

Questo manifesto è rivolto ai grandi, anche perché i piccoli lo capiscono al volo.
 Un po' come diceva il Piccolo Principe "…ai grandi bisogna sempre spiegare tutto quello che i bambini capiscono subito".

1. IL DIRITTO ALL’OZIO - Siamo in un momento della storia umana in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata dalle loro famiglie o dalla scuola. Non c’è spazio per l’imprevisto. Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di autogestito, di giocare da soli. C’è bisogno di un tempo in cui i bambini siano soli, in cui imparino a “vivere il sistema delle regole”, imparando da soli a gestire i piccoli conflitti. E questo senza la presenza eccessiva degli adulti. È solo così che si diventa adulti sani.

2. IL DIRITTO DI SPORCARSI - “Non ti sporcare”, una frase tipica del genitore della società del benessere. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti... Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto... e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

3. IL DIRITTO AGLI ODORI - Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive, tipiche di certi luoghi. Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Ogni luogo ha un proprio odore: nei muri, nelle porte, nelle finestre. Oggi una scuola, un ospedale, un supermercato o in una chiesa hanno lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

4. IL DIRITTO AL DIALOGO - Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”. Siamo spettatori passivi dei tanti mass media: soprattutto la televisione. In quasi tutte le case si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”. E la televisione trasmette modelli culturali, ma soprattutto plasma il consumatore passivo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

5. IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI - La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina. L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’accattivante utilizzo ludico. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, cartavetrare, incollare... anche perchè è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.

6. IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO” - Mi riferisco alla problematica dell’inquinamento. L’acqua non è più pura, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere, la terra è inquinata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure oggi è importante anche “tornare indietro”. Ritrovato il gusto del camminare per la città, lo stare insieme in maniera conviviale. Ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che fin da piccoli “si mangia”, “si beve” e “si respira”.

7. IL DIRITTO ALLA STRADA - La strada è il luogo per mettere in contatto le persone, per farle incontrare. La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti... così come ancora è in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.

8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO - Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell’epoca dei “divertimento”. I parchi gioco sono programmati nei dettagli. Così accade anche nel piccolo, nei parchi delle scuole o nelle aree verdi delle città, compreso l’arredo urbano. Ma dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l’infanzia.

9. IL DIRITTO AL SILENZIO - I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto. Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è anche a scuola. L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie dell’Ipod ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio è educazione all’ascolto silenzioso.

10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE - La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è. Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Anche quando con i bambini usiamo i colori non ci ricordiamo più delle sfumature. Il pericolo è quello di vedere solo nero o bianco. Si rischia l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

Gianfranco Zavalloni

mercoledì 13 novembre 2013

COMPORTAMENTO

IL CERVELLO TRINO
(DI Massimo Catalucci)


Quando parliamo di cambiamento di un qualsiasi nostro comportamento che ci crea disagio nella nostra esistenza, di solito pensiamo che sia sufficiente la sola volontà di fare o non fare una determinata cosa.

In un nostro qualsiasi comportamento che vorremmo cambiare, come ad esempio smettere di fumare, oppure, avere un igiene alimentare conforme alla nostra struttura fisica, oppure ancora smettere di fare eccessivo uso di alcool o droghe, sappiamo che possono coesistere in noi sia la consapevolezza di quello che stiamo facendo, che la nostra inconsapevolezza in merito al perché lo facciamo e questo accade anche se siamo molto convinti di voler evitare uno dei comportamenti su detti.

Lavorare quindi solo sull’aspetto emotivo (inconscio) della persona rispetto a quello razionale (conscio) o viceversa, non fornisce, secondo il mio punto di vista, la soluzione migliore.

Partendo dal concetto olistico e quindi ad una visione più ampia delle conoscenze  a cui faccio riferimento in ambito dello sviluppo e potenziamento delle risorse umane, credo che si debba sempre tenere conto l’intero di qualsiasi cosa, arrivare magari al dettaglio per poi ricomporre il tutto in un intero.

In qualità di esseri umani, sappiamo di essere dotati di un struttura superiore del cervello (neo-mammifero) rispetto agli altri esseri viventi sulla terra, che ci ha reso intelligenti e capaci di strutturare pensieri adeguati alle diverse situazioni e contesti in cui viviamo, con una proiezione futura di miglioramento intellettuale illimitata.

Questa struttura del nostro cervello superiore si è costituita nel corso di milioni di anni, sopra altri due cervelli più primitivi che non costituiscono la nostra attuale intelligenza, ma essendo presenti nel nostro sistema nervoso centrale creano comunque delle connessioni con la parte superiore e più giovane.

Al di sotto del nostro cervello superiore definito neo-mammifero (o neo-cortex) troviamo infatti il cervello paleo-mammario (o sistema limbico) ed infine quello più primitivo, il cervello rettiliano (o r-complex).

Secondo la teoria di Paul Mac Lean (si vedano indicazioni sul Triune Brain  “cervello trino”), ognuno di questi tre cervelli ha specifiche funzioni di vitali importanza per l’essere umano. Partendo dal cervello rettiliano, possiamo notare come le sue funzioni siano istintive e reattive all’ambiente in cui l’uomo vive, permettendogli di adattarsi ad esso, istintivamente appunto e come anche nell’istinto sessuale di riproduzione della nostra specie!

In quello limbico invece, hanno sede le emozioni e i rituali. Questo cervello ha necessità di una ripetizione costante e continua per poter apprendere, ma poi mantiene saldamente ciò che ha appreso, qui hanno sede quei rituali che difficilmente cambiamo.

Infine troviamo quello che abbiamo chiamato cervello superiore (o neo-cortex) che aggiungo ha un’ulteriore caratteristica, quella di divedersi in due emisferi cerebrali, destro e sinistro, con specifiche funzioni. Intanto possiamo affermare che l’emisfero destro controlla e gestisce la parte sinistra del corpo umano e l’emisfero sinistro controlla e gestisce la parte destra del corpo umano.

Laddove quindi l’emisfero destro è emotivo, sognatore, olistico, spaziale, intuitivo; quello sinistro è logico, temporale, analitico, sequenziale, verbale.

Occorre quindi considerare quanto appena accennato nella formulazione ed applicazione di un qualsiasi cambiamento di un nostro comportamento, integrando le conoscenze e le specifiche caratteristiche di cui il nostro sistema nervoso centrale è dotato, siano esse istintive, emotive che intellettive.

Da qui se ne deduce che l’essere umano attraverso le proprie esperienze, assorbe informazioni dalla sua realtà circostante, creando dei vincoli con la stessa, siano essi neurologici che sociali ed individuali.

Facciamo ora un esempio di cambiamento di un comportamento indesiderato. Poniamo che una persona sia in sovrappeso, non relativamente ad una patologia in atto ma per effetto di un comportamento disordinato alimentare, ed intenda ritrovare la “silhouette” conforme alla sua struttura fisica di base. La sola dieta ben studiata da uno specialista nella nutrizione umana, non sarà sufficiente a far ritrovare ciò che la persona vuole riconquistare, se non limitatamente nel tempo e se non in aggiunta di altre specifiche azioni. Né tanto meno la sola volontà di applicare la dieta con regolarità.

Come abbiamo visto, in particolare nella sede del cervello limbico (cervello emotivo), esistono meccanismi di registrazione lenti, ma che poi rimangono impressi indelebilmente in questa sede. Se non consideriamo ed integriamo nel processo di cambiamento di abitudine (alimentare), anche quanto registrato emotivamente, sarà una partita persa sin dall’inizio.

Ma anche il nostro sistema neurologico primitivo (cervello rettiliano) va considerato, permettendo ad esso di trovare quei ritmi equilbrati a lui indispensabili, come la qualità e la quantità di sonno necessari; qualità e quantità di alimentazione; qualità e quantità di attività sessuale; conformi all’ordinarietà dell’essere umano.

In ultimo, bisogna poi considerare quello che viene chiamato anche cervello parlante (neo-cortex) che presenta ulteriori ostacoli da superare. Infatti con le sue caratteristiche bilaterali, che hanno funzioni diverse e che sono sede una dell’inconscio (emisfero cerebrale destro) e del conscio (emisfero cerebrale sinistro) della persona, la stessa dovrà attivare un processo di “dialogo” tra le due parti, al fine di poter mandare ad effetto le eventuali azioni che intende intraprendere per attivare un comportamento alternativo e risolutivo al suo problema di peso.

Un “dialogo” adeguato tra i due emisferi, permette alla persona di considerare le eventuali azioni inconsce che l’emisfero destro attiva perché non soddisfatto emotivamente in alcuni suoi bisogni. In questo caso la parte inconscia incalza appunto l’emisfero sinistro con una pressione emotiva che quest’ultimo interpreta come messaggio semplice di ricerca, in questo caso, di cibo (vincolo neurologico ed emotivo).

Laddove viene permesso all’inconscio di dialogare con la parte cosciente della persona, diverrà più facile creare i presupposti per trovare diverse soluzioni al suo problema, che potrà attivare con maggiore facilità.

Se consideriamo tutto quanto suddetto e lo attiviamo nelle successive tre quattro settimane con costanza, l’assunzione e la memorizzazione di nuove informazioni avranno un effetto di radicamento nel sistema della persona, per cui la stessa originerà un automatismo del nuovo comportamento.