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martedì 9 luglio 2013

Sigmund Freud, Lettere all'amico

Wilhelm Fliess 1887-1904



Per quindici anni, nel periodo più intenso e importante, dal punto di vista scientifico, della sua vita, Freud tiene con il collega Wilhelm Fliess, di due anni più giovane di lui, una corrispondenza quasi giornaliera.
I due si conoscono quando Fliess, arrivato a Vienna nel 1887 per la specializzazione, riceve da un amico il consiglio di frequentare le lezioni che Freud teneva sull’anatomia e la fisiologia del sistema nervoso.
Ben presto tra i due si afferma un rapporto di amicizia e già nella sua prima lettera, nel novembre del 1887, Freud si esprime così :

” Egregio amico e collega,
la mia lettera odierna è dettata da un motivo professionale; devo però iniziare confessando che spero di poter proseguire il rapporto con Lei, e che Lei mi ha lasciato una profonda impressione, la quale potrebbe facilmente indurmi a comunicarLe schiettamente in quale categoria di uomini sento di doverLa collocare.”
E’ la prima di una lunga serie di lettere tra i due. Quelle di Fliess sono andate perdute, mentre quelle di Freud a Fliess, circa 300, ci sono arrivate ( e la storia del loro acquisto e della loro pubblicazione nel 1985 è, a dir poco, romanzesca).
Queste lettere, dopo ogni sorta di peripezie, finirono nelle mani della principessa Marie Bonaparte, famosa psicoanalista e allieva dello stesso Freud. Essa rifiutò di distruggerle, come avrebbe voluto il suo maestro, e le conservò gelosamente, conscia del loro valore storico e scientifico. Proprio negli anni di questo carteggio Freud ebbe, come egli stesso disse poi, "capacità di introspezione quali un uomo può avere una sola volta nella vita"



15 ottobre 1897

Caro Wilhelm,

la mia autoanalisi è in effetti la cosa più importante che io abbia ora per le mani, e promette di essermi assai preziosa se arriverò a finirla. Quando sono giunto a metà, essa si è interrotta improvvisamente per tre giorni…il quarto giorno procedette puntualmente; naturalmente la pausa fu determinata anche da altro, e cioè dalla  resistenza  di fronte a qualche sorprendente novità. Da allora sono di nuovo occupato intensamente, con la mente fresca, quantunque afflitto da molteplici piccoli disturbi che nascono dal contenuto dell’analisi. La mia attività professionale sfortunatamente mi lascia ancora molto tempo libero…

Sono proceduto ancora parecchio, ma non sono ancora arrivato al vero punto definitivo. Comunicare quanto è ancora incompleto è così faticoso e mi porterebbe tanto lontano che spero mi scuserai e ti accontenterai di conoscere i frammenti ormai certi. Se l’analisi mantiene ciò che mi attendo, la rielaborerò in modo sistematico e te ne esporrò i risultati. Finora non ho trovato nulla di completamente nuovo, ma tutte le complicazioni alle quali sono normalmente abituato. Non è una cosa facile. Essere del tutto onesti con sé stessi è un buon esercizio. Mi è nata una sola idea di valore generale: in me stesso ho trovato l’innamoramento per la madre e la gelosia verso il padre, e ora ritengo che questo sia un evento generale della prima infanzia, anche se non sempre si manifesta tanto presto come nei bambini resi isterici. (Analogo al “romanzo delle origini” dei paranoici, degli eroi e dei datori di religioni). Se è così, si comprende il potere avvincente dell’Edipo re…La saga greca si rifà a una costrizione che ognuno riconosce per averne avvertita in sé l’esistenza. Ogni membro dell’uditorio è stato, una volta, un tale Edipo in germe e in fantasia e, da questa realizzazione di un sogno trasferita nella realtà, ognuno si ritrae con orrore e con tutto il peso della rimozione che separa lo stato infantile da quello adulto.

Mi è  balenata l’idea che la stessa cosa possa essere alla base dell’Amleto. Non penso ad una intenzione deliberata di Shakespeare, ma ritengo piuttosto che un avvenimento reale abbia spinto il poeta a tale rappresentazione, mentre il suo inconscio capiva l’inconscio dell’eroe.

Come giustifica l’isterico Amleto la sua frase: “Così la coscienza ci rende tutti codardi” e la sua esitazione a vendicare il padre uccidendo lo zio? Come può giustificarle se non per il tormento suscitato in lui dall’oscuro ricordo di aver meditato lui stesso il medesimo gesto contro il padre, per passione verso sua madre? “Trattate ogni uomo secondo il suo merito, e chi sfuggirà alla frusta” la sua coscienza è il suo senso di colpa inconscio…E alla fine non riesce, nello stesso modo prodigioso dei miei isterici, ad attirare su di sé la punizione, vivendo l’identico destino del padre, avvelenato  dal medesimo rivale?

Il mio interesse è stato così esclusivamente concentrato sull’analisi, che non ho ancora provato a saggiare se, invece della mia ipotesi che la rimozione inizi sempre dal lato femminile e sia diretta contro quello maschile, possa essere vero il contrario, come tu suggerisci. Ma una volta o l’altra ci arriverò.  Sfortunatamente io posso contribuire poco al tuo lavoro e ai tuoi progressi. Da questo punto di vista sono avvantaggiato rispetto a te. Quanto io ti racconto, infatti, delle frontiere psichiche di questo mondo trova in te un critico competente, mentre ciò che tu mi dici delle sue frontiere astrologiche suscita in me soltanto un improduttivo stupore.

Con i saluti più affettuosi a te, alla tua cara consorte e al mio nuovo nipote

Tuo Sigm.