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sabato 8 marzo 2014

Psichiatria e dintorni...



Schizofrenia
La schizofrenia è una malattia cronica, grave e invalidante che colpisce il cervello: circa l’1 per cento della popolazione soffre di questa malattia. I pazienti schizofrenici non hanno una "personalità divisa". Tuttavia, a tratti percepiscono la realtà in modo diverso dagli altri, ovvero in modo distorto a causa di sintomi quali le allucinazioni (ad esempio: sentono voci che provengono dall'interno che nessun altro sente) - o i deliri (credono che gli altri possano leggere il loro pensiero, controllare i loro pensieri o stiano tramando contro di loro). Poiché vivono in una realtà distorta, possono sentirsi spaventati, ansiosi, confusi e tendono ad isolarsi. Il loro eloquio ed il comportamento possono diventare così disorganizzati da essere incomprensibili o da suscitare timore negli altri. Possono anche comportarsi in modo diverso in occasioni diverse, a causa del modo alterato in cui vivono la realtà. A volte sembrano distanti, assenti o preoccupati e possono stare seduti per ore immobili, senza pronunciare una sola parola. Altre volte, si muovono continuamente, perennemente impegnati in qualche attività, apparentemente all'erta e vigili.
Comporta disturbi del pensiero, dell’affettività, del comportamento, della volontà  ne deriva una perdita di contatto con la realtà, per cui il paziente si chiude in un suo mondo interiore (autismo), inaccessibile agli estranei. Nei casi gravi o non trattati si ha un deterioramento progressivo della personalità, sino a una forma di demenza. La schizofrenia è diffusa in tutto il mondo, e si può manifestare in persone di qualunque razza, sesso, età, condizione sociale o intellettuale  nella maggior parte dei casi essa insorge prima dei 30 anni di età. Entriamo in un campo in cui non vi è similitudine con i nostri processi mentali abituali, come avviene invece nei disturbi depressivo e ansioso. Infatti il depresso rappresenta un’esagerazione patologica di un sentimento che tutti conosciamo (la tristezza), l’ansioso presenta un’esagerazione di una condizione psicologica che noi tutti proviamo (la paura, la reazione di allarme e difesa)  nella schizofrenia invece i vissuti propongono un funzionamento mentale qualitativamente alterati.
I soggetti con schizofrenia manifestano generalmente due tipi di sintomi.
Sintomi "positivi"
Questi sintomi sembrano riflettere un eccesso o una distorsione di funzioni normali e come tali non sono presenti nelle persone sane.

  • ·         allucinazioni
  • ·         deliri
  • ·         pensiero disorganizzato
  • ·         agitazione


Le allucinazioni sono disturbi della percezione comuni nelle persone affette da schizofrenia. Si tratta di percezioni che non hanno alcun riscontro nella realtà. Sebbene le allucinazioni possano interessare qualsiasi senso (udito, vista, tatto, gusto ed olfatto), la forma più comune di allucinazione in corso di schizofrenia è data dal sentire le voci. Le voci possono descrivere le attività del paziente, conversare con lui, avvertirlo di eventuali pericoli o impartirgli degli ordini. I deliri sono costituiti da convinzioni personali irrazionali ed erronee che non hanno alcun riscontro nella realtà, che vengono mantenute nonostante l'evidenza di prove contrarie e che non possono essere spiegate sulla base del background culturale del paziente. I pazienti che soffrono di sintomo paranoide ad esempio, (circa un terzo dei pazienti) manifestano deliri di persecuzione, o credono irrazionalmente di essere vittima di inganni, minacce, avvelenamenti o cospirazioni. In alcuni casi sono presenti deliri di grandezza, a causa dei quali la persona ritiene di essere un personaggio famoso o importante. Alcuni pazienti manifestano deliri bizzarri, come credere che i loro pensieri siano stati portati via da forze esterne o che pensieri estranei siano stati messi dentro la loro mente o che il loro corpo e le loro azioni siano agite o manipolate da forze esterne.

Pensiero disorganizzato.
I soggetti con schizofrenia spesso non presentano una normale fluidità dei pensieri. I pensieri vanno e vengono rapidamente, la persona non è in grado di concentrarsi su un unico pensiero per molto tempo e tende a distrarsi ed a perdere la concentrazione. I soggetti con schizofrenia possono non essere in grado di decidere cosa sia importante, e cosa non lo sia, in una situazione. A volte non riescono a collegare i pensieri in sequenze logiche al punto che questi diventano disorganizzati e frammentari. Questa assenza di continuità logica dell'ideazione rende la conversazione con questi pazienti molto difficile e può provocarne l'isolamento sociale. Se chi lo ascolta non riesce a dare un senso a ciò che il paziente sta dicendo, si sente a disagio e tende ad isolarlo.
Sintomi "negativi"
Si tratta di capacità psicologiche ed emotive che la maggior parte delle persone possiedono, ma che i soggetti con schizofrenia "hanno perso" o hanno in misura ridotta e sono:
  • ·         mancanza di iniziativa
  • ·         isolamento sociale
  • ·         alogia ( diminuzione di fluidità e di produttività del linguaggio)
  • ·         apatia
  • ·         insensibilità emotiva ("appiattimento")

Spesso, i pazienti con schizofrenia manifestano un "appiattimento" dell'affettività. Ciò è dovuto ad una grave riduzione della capacità di esprimere emozioni. I soggetti affetti da schizofrenia possono non mostrare i segni caratteristici delle normali emozioni (parlano con un tono monotono, mostrano una ridotta mimica facciale e sembrano estremamente apatici). Inoltre, possono allontanarsi dagli altri evitando ogni tipo di contatto e quando sono obbligati ad interagire possono non avere nulla da dire, come riflesso del loro "pensiero impoverito".
La motivazione risulta molto ridotta come l'interesse o la gioia di vivere. Nei casi più gravi, il paziente può trascorrere giorni interi senza fare niente ed addirittura senza occuparsi dell'igiene della propria persona. Questi problemi correlati all'incapacità di esprimere le emozioni o la propria motivazione, estremamente problematici per familiari ed amici, rappresentano i sintomi della schizofrenia e non devono essere considerati difetti del carattere o debolezze personali.
Episodi psicotici
L'improvvisa manifestazione di sintomi psicotici gravi identifica un episodio psicotico acuto. La "psicosi" rappresenta uno stato mentale caratterizzato da allucinazioni (disturbi della percezione) e/o deliri (convinzioni personali erronee ma delle quali il soggetto è fermamente convinto e che di solito comportano una interpretazione non corretta di percezioni e esperienze; il soggetto potrebbe non essere in grado di distinguere le esperienze reali da quelle irreali). I sintomi negativi della schizofrenia, come l'isolamento sociale, la riduzione dell'eloquio e del corso dei pensieri sono particolarmente comuni durante la fase che precede la comparsa dei sintomi positivi, così come possono manifestarsi nei periodi tra gli episodi acuti di sintomi positivi.
Durante l'episodio psicotico, i pazienti non sono in grado di pensare in modo logico e possono perdere ogni percezione di se stessi e degli altri. Per i soggetti con schizofrenia, le attività di tutti i giorni come articolare i pensieri in modo logico, controllare le emozioni, prendere decisioni e interagire con gli altri diventano difficili. La gravità dei sintomi ed il pattern prolungato e cronico della malattia determinano spesso un alto livello di compromissione del funzionamento.
I sintomi della malattia variano generalmente nel tempo e tendono a peggiorare durante i periodi di ricaduta ed a migliorare durante i periodi di remissione. Alcuni pazienti (10-15%) manifestano solo un episodio psicotico, altri ne manifestano molti durante la vita, ma conducono una vita relativamente normale fra un episodio e l'altro. Tuttavia, i soggetti affetti da schizofrenia "cronica" o che manifestano un pattern di malattia continuo o ricorrente, spesso non recuperano completamente la funzionalità normale e richiedono trattamenti a lungo termine, che comprendono generalmente l'assunzione di farmaci, per controllare i sintomi.
Vi è il pregiudizio diffuso che il malato schizofrenico possa avere comportamenti pericolosi, intendendo con questo comportamenti di tipo aggressivo-impulsivo con conseguenze dannose per le persone che lo circondano. Anche se sono possibili tali comportamenti non è stata finora dimostrata un’incidenza maggiore di comportamenti pericolosi nella schizofrenia rispetto alla popolazione generale. I soggetti che possono presentare una maggiore inclinazione alla violenza sono coloro che già mostravano una tendenza violenta prima di ammalarsi o quelli con problemi di alcolismo e di abuso di sostanze. L'abuso di sostanze può aumentare il rischio di reazioni violente nei soggetti con schizofrenia come in qualsiasi altra persona sana. Anche i pazienti che soffrono di sintomi paranoidei o psicotici, che possono peggiorare se il trattamento viene interrotto, possono presentare un rischio aumentato di comportamento violento.
Il suicidio rappresenta un serio pericolo per questi soggetti. La percentuale di suicidi è molto più elevata tra i soggetti con schizofrenia che nella popolazione generale. Circa il 4-10% delle persone affette da schizofrenia (soprattutto giovani adulti di sesso maschile) si suicidano. Se il paziente tenta di suicidarsi o minaccia di farlo, è consigliabile rivolgersi immediatamente ad un medico.
Schizofrenia -  Cause
Attualmente, diverse sono le ipotesi relative allo sviluppo della malattia. Si parla infatti di una eziopatogenesi cosiddetta multifattoriale, dove diversi sono i fattori che contribuiscono a creare un terreno favorevole per lo sviluppo della schizofrenia. Tra questi fattori si ritrovano l'ereditarietà, eventi avvenuti durante il periodo della gestazione, stress ambientale (ad esempio l'esposizione ad agenti tossici o sostanze inquinanti), stress psicologico ed altro ancora. Secondo alcuni ricercatori, vi è un'alterazione dei processi di sviluppo neurologico che si completano durante il periodo dell'adolescenza.
Inoltre è stato anche osservato che parti difficili aumentano di due o tre volte il rischio di sviluppare la malattia. Si pensa che questo possa essere dovuto al fatto che il cervello subisce un danno durante il suo sviluppo. Ad esempio, l'ipossia perinatale sembra essere un fattore importante.
Un altro fattore che può aumentare il rischio di sviluppare la malattia, sembra essere dato dagli agenti infettivi. Se durante il primo trimestre di gestazione si contrae ad esempio il virus influenzale, il rischio di schizofrenia aumenta di circa sette volte. Anche se gli studi sembrano essere più concordi nel dire che potrebbe essere la risposta anticorpale, piuttosto che l'infezione, a causare i danni al cervello.
Non è da escludere, tra le cause possibili, il corredo genetico. Alcuni studi hanno evidenziato che la probabilità di sviluppare la malattia è dieci volte maggiore tra i parenti che tra la popolazione generale. Nonostante tutto, la schizofrenia non segue la classica regola mendeliana del singolo gene. Sembra infatti che vi siano più geni coinvolti, ognuno dei quali esercita un piccolo effetto che agisce insieme con i fattori epigenetici ed ambientali. Almeno sette sembrano essere i geni coinvolti nella schizofrenia.

Trattamento della malattia
Poiché le cause della schizofrenia sono ancora ad oggi poco note, i trattamenti si basano sull'eliminazione dei sintomi. In particolare i trattamenti disponibili includono gli antipsicotici e vari trattamenti psicosociali.
Gli antipsicotici sono disponibili dagli anni 50'. I primi sono chiamati antipsicotici tipici; alcuni dei più comuni comprendono: la Torazina, Haldol, Etrafon, Trilafon, Prolixin.
Nel 1990 sono stati sviluppati antipsicotici nuovi, detti di seconda generazione o atipici. Tra questi, la clozapina (Clorazil) è efficace contro i sintomi psicotici quali allucinazioni, deliri ed isolamento dalla realtà. Tuttavia la clozapina può talvolta provocare un disturbo serio noto con il nome di agranulocitosi, che consiste nella perdita di leucociti nel sangue, globuli bianchi importanti per combattere le infezioni. Quindi gli individui che utilizzano la clozapina, dovranno tenere monitorati i loro leucociti ogni una/due settimane.
Altri antipsicotici atipici che sono stati sviluppati e che non provocano agranulocitosi sono ad esempio: Risperdal, Zyprexa, Seroquel, Geodon, Abilify ed altri. I più comuni effetti avversi possono essere correlati a movimenti fisici, come ad esempio rigidità, tremori o spasmi muscolari persistenti.
E' importante seguire i consiglii del medico, soprattutto per quanto riguarda le modalità di sospensione del farmaco, che dev'essere fatta gradualmente e mai improvvisamente. Tra gli effetti avversi degli antipsicotici, ve ne sono molti che tendono poi a scomparire entro pochi giorni dall'assunzione. Le persone che seguono una terapia con antipsicotici non dovrebbero guidare finché non si adattano al regime terapeutico intrapreso. Alcuni di questi effetti avversi sono ad esempio vertigini quando si cambia posizione, sonnolenza, tachicardia ed altri ancora.
E' importante ricordare che gli antipsicotici atipici possono causare un maggior aumento del peso e cambiamenti nel metabolismo. Perciò possono aumentare il rischio di diabete e di colesterolo elevato.
Per quanto riguarda il trattamento psicosociale, questo può aiutare le persone affette da schizofrenia che però sono già stabilizzate da un trattamento terapeutico. La terapia psicosociale può aiutare i malati a superare le sfide quotidiane a cui vengono sottoposti a causa della schizofrenia, come ad esempio la difficoltà a comunicare, la cura di se stessi e la capacità di relazionarsi. Gli individui che ricevono questo tipo di trattamento sono più inclini a continuare la terapia ed hanno meno probabilità di andare incontro a delle ricadute.
Il programma psicosociale comprende capacità di gestione della malattia, riabilitazione, educazione familiare, terapia cognitivo-comportamentale e terapia di gruppo.
Come si può aiutare una persona con la schizofrenia?
Innanzitutto la famiglia del malato rappresenta la prima forma di aiuto per il malato stesso, poiché spesso il paziente tende a non voler intraprendere alcun regime terapeutico. Pensano tendenzialmente di non aver bisogno di aiuto, perché sono convinti che le allucinazioni e le manie siano reali. In tal caso l'intervento dei familiari e degli amici è fondamentale.
Quali sono le prospettive per il futuro?

Nonostante attualmente non vi sia una cura, sono disponibili alcuni trattamenti veramente efficaci. Molte persone colpite da questa malattia imparano ad essere abbastanza indipendenti e a condurre una vita soddisfacente.
La ricerca continua verso la comprensione dei fattori genetici, neuronali e comportamentali per cercare di capire le cause e come prevenire l'esordio.



martedì 11 febbraio 2014

Psicologia e dintorni...



   
Disturbi schizoide e schizotipico di personalità
Di Mauro Billetta (larelazionechecura.it)

Incontriamo negli angoli delle nostre città persone che vivono ai margini e sovente conducono un’esistenza eccentrica e appartata, priva di significative relazioni sociali. Prendersi cura di una persona a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide o un disturbo schizotipico di personalità, non è cosa semplice. Diamo per assodato, secondo la nostra prospettiva, che il dare etichette diagnostiche può rivelarsi un rischio soprattutto nel caso di disturbi, come questi, che presentano sintomatologie sovrapponibili, ove il distinguo può essere colto solo da chi ha decennale esperienza clinica. Per focalizzare una cornice teorica ci rifacciamo ad autori autorevoli quali Glen Gabbard, Fairbairn, Khan, Winnicott, da cui si evince che il ritiro sociale di queste persone è frutto di ripetuti fallimenti nell'adottare difese di fronte a relazioni disfunzionali: il caso di figure genitoriali assenti o troppo presenti, cioè invasive. Forse si tratta di persone vissute in case con organizzazioni formali ed ordinate ma prive di colore. Lì il bambino ha colto aspettative limitate all’adempimento dei ruoli sociali di base e di conseguenza ha imparato a dedicarsi ad attività ordinate, rimanendo in silenzio e da solo, divenendo così una persona socializzata ma non socievole. Inoltre potrebbe essersi verificata una richiesta eccessiva come ad esempio la responsabilità nel prendersi cura della casa in modo da fare stare bene i genitori. Il bambino così ha imparato che ha un potere smisurato che può essere distruttivo se non usato diligentemente e, perciò, un potere che può evitare i risultati negativi.
      La personalità schizoide sperimenta una profonda sofferenza a motivo della difficoltà a socializzare; il desiderio relazionale, la passione ed i sentimenti per l’altro sono congelati sul piano evolutivo ad un precoce stadio di crescita. Con tutta probabilità ha sperimentato una frustrazione del bisogno di accudimento, tale da convincersi che non potrà ricevere tale soddisfazione da nessun’altra relazione seppur significativa. Vive perciò una conflitto interno tra polarità opposte, espressione di una scissione o frammentazione del Sé in diverse rappresentazioni che non sono state integrate. Per cui sperimenta un diffusione di identità, la persona non sa chi è e nell’avvicinarsi all’altro vive il timore di esserne assorbito, mentre stando a distanza teme di potere perdere totalmente l’altro.

      È da notare che tale personalità non presenta ansia che potrebbe denunziare tale conflitto tra desiderio e timore del rapporto, invece manifesta un senso di distacco. Non riesce a coinvolgere affettivamente né a coinvolgersi procurandosi così un fallimento maturativo secondario.
      Winnicott afferma che il ritiro schizoide è un modo da parte della persona per comunicare con il suo vero Sé: questo fa esperienza del rifiuto da parte dell’oggetto buono, ma proprio questa esperienza è l’unico modo per rimanere in contatto con l’oggetto buono.
      Questa personalità utilizza le fantasie onnipotenti come un “rifugio dall’esposizione”, cioè custodisce la rappresentazione interna del Sé minacciata dalla disistima e dall’ansia di disintegrazione attraverso frequenti fantasie onnipotenti che aumentano proprio quando diminuisce l’autostima.
      Fantasia di Cappuccetto Rosso:  esperienza di rifiuto da parte della madre – ritiro del bambino – nel bambino cresce il bisogno della madre fino a divenire insaziabile – il b. ha paura delle sue pulsioni perché possono divorare la m. lasciandolo nuovamente solo. Perciò il b. proietta la propria avidità orale fantasticando il lupo cattivo.
Come sopperire al fallimento maturativo primario che puntualmente viene rinforzato da fallimenti maturativi secondari dovuti alla distanza che la persona provoca rifiutando l’ambiente circostante?
Mentre nel disturbo schizoide non si riscontrano stranezze nel linguaggio e nel comportamento, la personalità schizotipica condivide con la personalità borderline esperienze cognitive e percettive insolite.
     IL DSM IV –TR classifica questi disturbi all’interno del Cluster    “strano eccentrico” insieme al Disturbo paranoide. In particolare delinea i seguenti indici per il disturbo schizoide:
• restringimento dell’orizzonte socio – relazionale
• diminuita capacità di esprimere emozioni in una dimensione interpersonale
• non desidera partecipare a rapporti di intimità né a livello amicale, né a livello familiare
• tendenza all’isolamento
• attività svolte in solitudine
• tempo libero in solitudine
• scarsa propensione all’Incontro, allo scambio, alla condivisione
• ripercussioni sulla vita sessuale
• affettività appiattita, fredda distaccata indifferente

 mentre per i disturbo schizotipico:

• estremo disagio nelle relazioni intime e ridotta capacità di affrontarle
• distorsioni cognitive e percettive
• comportamento eccentrico
• presenza di credenze insolite, pensiero magico che si ripercuote nel comportamento
• il linguaggio presenta stranezze
• anche il pensiero e il comportamento sono strani e bizzarri

Riassumendo:
La personalità schizoide presenta distacco e freddezza. Si ipotizza un attaccamento evitante e passivo a motivo di un insoddisfacente e disfunzionale modello di attaccamento (madre evitante, famiglia formale e fredda, l’educazione è un faticoso dovere).
La personalità schizotipica presenta distacco e bizzarria. Si ipotizza un attaccamento evitante/disorganizzato. Il modello di attaccamento appare incoerente e caotico, mostra nel suo comportamento quello che di fatto punisce nel bambino. La bizzarria pertanto diventa per il figlio un modo per affermare la propria soggettività e comunque procurarsi “vicinanza”. Un modo per reagire alla ingiunzione: Non esistere.

 Al terapeuta viene chiesto di accettare un silenzio non relazionale. È paradossale se si pensa che compito terapeutico è proprio quello di favorire una relazione, nel caso specifico, integrando parti che rimangono scisse o proiettate.  Si potrebbe trovare di fronte ad una pretesa onnipotenza autistica, ove l’interlocutore chiede l’assenza del terapeuta, o meglio il dare spazio allargando la propria capacità di contenimento. Infatti è improprio parlare di assenza terapeutica si tratta invece di un profondo desiderio di relazione che il terapeuta deve imparare a sostenere attraverso un rispecchiamento empatico, certo non interpretativo. La persona che il terapeuta avrà di fronte è un individuo che ha fatto un'esperienza relazionale in cui l'altro è stato assente, e forse ha preteso di essere magicamente compreso nelle sue intenzioni, oppure è stato presente in modo invasivo e controllante. E' mancata l'esperienza di rispecchiamento, di insegnamento elementare delle quotidiane cose della vita dove un genitore pazientemente risponde alle domande del proprio bambino suscitando il suo interesse e la sua fiducia.