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martedì 28 luglio 2015

Da un'esperienza di apprendimento mediato in carcere...Metodo Feuerstein


Tratto da "La mediazione nei processi di apprendimento"


Seija Mahlberg – Finlandia

Esperienze relative all’applicazione del programma di arricchimento strumentale in carcere.

Il numero dei carcerati in Finlandia ha iniziato a crescere negli ultimi anni a causa della presenza di stranieri e a causa del problema della tossicodipendenza.

L’autostima dei detenuti rilasciati, sia come persona che apprende sia come essere umano,  è spesso così limitata che essi non vedono altre possibilità di sopravvivenza nella società che quella di commettere ulteriori crimini.

La permanenza in carcere sembra rendere il carcerato passivo cosicchè non è neppure più in grado di reintegrarsi nella società in modo attivo.
Occorre che i detenuti vengano seguiti non appena escono dalla condizione di tossicodipendente o di criminale nell’interesse sia dei detenuti stessi sia della società, al fine di riabilitarsi e reinserirli nel contesto sociale.
La motivazione che essi hanno di evitare l’uso di stupefacenti insieme a quella di una crescita personale fornisce le basi per la riabilitazione e offre l’occasione per sviluppare modalità di pensiero più efficaci e per gestire una vita sociale.

Alcuni dei fattori che mantengono in atto il comportamento criminoso sono, fra gli altri,  i problemi relativi all’abuso di stupefacenti, la mancanza di attività di problem solving, l’impulsività, il comportamento violento oppure la mancanza di istruzione e di esperienza lavorativa.

In Finlandia alcune carceri usano il Programma di formazione di Sviluppo delle Abilità Cognitive, che è stato elaborato i Canada, mentre il PAS non era stato ancora usato nell’insegnamento ai detenuti in Finlandia.

I risultati della ricerca sono incoraggianti e sono oggetto  di dibattito, sebbene l’intervento sia stato molto breve, della durata di quaranta ore.

In futuro, sarebbe interessante ampliare la ricerca aumentando il numero di persone coinvolte, la durata dell’intervento e monitorando la vita dei detenuti dopo la loro uscita dal carcere.

Sarebbe molto interessante studiare se dopo un simile intervento la vita dei detenuti è migliorata dal punto di vista qualitativo.

Ci sono diversi tipi di carcere in Finlandia: ci sono le cosiddette prigioni aperte e prigioni chiuse.

Questo intervento è stato effettuato in uno dei carceri chiusi di massima sicurezza. Ciò significa che questi detenuti sono stati condannati per omicidio o per crimini legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Intervento

All’inizio dell’intervento ho esaminato i detenuti tramite due diversi test :il test standard delle matrici di Progressive di Raven che è stato svolto da dieci detenuti che partecipano all’esperimento, e il Cast Test
Volevo comprendere:
1.    Il livello cognitivo dei detenuti prima e dopo l’intervento

2.    Le opinioni dei detenuti relative a loro stessi come persone che apprendono ed il loro cambiamento prima e dopo la valutazione

3.    Se è possibile cambiare la loro motivazione allo studio o il loro modo di considerare la loro abilità di apprendimento e di sviluppo.

Dopo questa prima parte si è avviata l’applicazione del PAS per quaranta ore.

Ho utilizzato gli strumenti Organizzazione Punti, Orientamento Spaziale e Confronti e alcune pagine di Illustrazioni.
Infine ho somministrato ai detenuti gli stessi Test al fine di evidenziare eventuali cambiamenti.

I detenuti che hanno formato il gruppo di ricerca erano uomini di un’età compresa tra 21 e 45 anni e provenivano da diverse parti della Finlandia.

In un primo momento abbiamo potuto notare che i detenuti erano molto impulsivi e non erano in grado di lavorare più di dieci minuti.
Erano notevolmente iperattivi. Avevano avuto esperienze di apprendimento e scolastiche estremamente negative e non credevano che sarebbero stati in grado di imparare poiché a scuola era stato detto quanto erano incapaci.
Alcuni detenuti mostravano di essere in grado di commettere crimini che richiedevano tantissime abilità cognitive, ma comunque la maggior parte di loro non credeva di essere in grado di imparare alcunchè.
Dall’altro lato invece, altri detenuti avevano idee relative alla loro abilità molto poco realistiche. Credevano di essere molto abili sebbene in realtà non lo fossero.
Il loro senso di competenza non teneva in considerazione le norme sociali perché loro si sentivano competenti solo nell’attività criminale.

E’ difficile lavorare in gruppo con i detenuti perché di solito non rivelano nulla di se stessi.
Tuttavia, in alcune situazioni, tale attività è stata oggetto di ammirazione, per cui è stato molto stimolante e molto interessante mediarli.

Presentavano molte carenze in input. Ad esempio quasi tutti i detenuti non sapevano lavorare in maniera sistematica. Alcuni avevano problemi con la costanza, la conservazione e l’organizzazione spaziale…quasi tutti non sentivano il bisogno di precisione e di accuratezza nella raccolta dati.

Alcuni detenuti avevano serie difficoltà nella presa in carico di due fonti di informazioni allo stesso tempo. Avevano inoltre problemi nella trasposizione visiva…perdevano spesso di vista ciò che stavano cercando.

Nella fase di elaborazione avevano difficoltà nella identificazione del vero problema oppure non sapevano distinguere i dati rilevanti da quelli irrilevanti per la definizione del problema stesso.
Avevano inoltre una visione episodica della realtà , per cui le cose accadevano senza una apparente spiegazione.
Molti di essi erano molto depressi e pensavano che non fosse importante ciò che accadeva.

Ho lavorato di solito con detenuti zingari. Avevano dei concetti verbali molto limitati perché parlavano la loro lingua insieme al finlandese  e allo svedese. Certamente molti detenuti presentavano una mancanza di capacità di pianificazione oppure mancavano loro strategie per formulare il pensiero ipotetico perché se loro avessero avuto una buona abilità di pianificazione e una buona abilità nell’uso del pensiero ipotetico, ovviamente non sarebbero andati in prigione.

A livello di output manifestavano molte modalità comunicative egocentriche…molti i momenti di blocco perché molti volevano agire in modo autonomo e non accettavano il confronto con gli altri.

I tossicodipendenti avevano molte difficoltà nella trasposizione visiva perché l’uso di sostanze ha effetto negativo sulla memoria.
La maggior parte di loro aveva problemi ad eliminare il comportamento per prove ed errori.
Prima agivano e poi, dopo aver sbagliato, riflettevano sull’errore, se riflettevano.
Molti di loro non erano abituati a ricevere alcun tipo di mediazione. Volevano fare le cose come piaceva loro…così per prima cosa ho dovuto guadagnarmi la loro fiducia…diversamente non avrei potuto mediarli.

Durante la fase iniziale i detenuti erano molto spesso impulsivi, polemici, sospettosi, scettici, e persino aggressivi…
E’ molto importante spiegare loro perché è necessario imparare l’autocontrollo e la regolazione del comportamento. Poiché erano sempre sospettosi ho dovuto spiegare loro con attenzione quali fossero le mie intenzioni nei loro confronti.
Ogni momento dovevo ricordarmi di mediare il senso di competenza  ed inoltre la consapevolezza che l’essere umano è modificabile perché altrimenti l’intero intervento non sarebbe stato di alcun beneficio.

Ho lavorato molto per mediare la ricerca, la determinazione e la pianificazione dell’obiettivo e anche il comportamento volto al conseguimento degli obiettivi perché le loro esperienze relative a tali abilità erano legate principalmente al loro stile di vita criminale.
Allora è stato stimolante mediare il senso di sfida. La maggior parte di loro rinunciava quando non riusciva a risolvere il problema…molti di loro dicevano: ”Mi basta così. Non ho bisogno di sapere altro su questo argomento”.
Alla luce dei risultati dei test in seguito all’intervento è risultato possibile, con l’esperienza di apprendimento mediato, influenzare il modo di pensare dei detenuti di considerarsi come persone che apprendono.
[…]
Anche nel caso in cui volessero continuare con la loro vita criminale dopo essere stati rilasciati in libertà,  è stato più facile con loro lavorare in carcere, perché al termine dell’intervento erano in grado di accettare la mediazione.
Continuare la vita senza atti criminali avrebbe un effetto enorme anche sull’economia nazionale.
Noi comunque pensiamo che ogni individuo possa divenire una persona migliore .

Dopo l’intervento è stato facile notare che l’impulsività era diminuita di molto rispetto all’inizio. Lavoravamo per un’ora e mezza ed erano pronti a svolgere ulteriori esercizi. Volevano avere alcune pagine dello strumento di Organizzazione Punti in cella. Tre di loro hanno deciso di cominciare a studiare e ora so che stanno proseguendo i loro studi con successo. Hanno cominciato a lavorare con maggiore efficacia. Erano più precisi e pianificavano come risolvere i problemi, anche se all’inizio insieme non erano in grado di trovare la soluzione….

"Bisogna anche offrire loro la possibilità di comprendere che sono in grado di imparare…"


Pensiamo che negli ingranaggi del cervello, il movimento anche di una sola ruota metta in azione l’intero sistema.



venerdì 24 luglio 2015

Autori e dintorni...


Crescere con Andrea
di Adriano Greppi



Questo libro narra una storia vera, una storia che, purtroppo, potrebbero raccontare molte famiglie, non sempre con un lieto fine. Il libro scritto dal padre di Andrea racconta lo sconcerto iniziale di due genitori che, ad un tratto, si vedono sconvolgere la vita, fino in quel momento regolare, dal figlio che, nel secondo anno di vita, si trasforma. In breve tempo si vedono catapultare in un mondo dimenticato dai più, quello dell’Handicap, e qui si trovano a dover affrontare le problematiche più disparate, scontrandosi non solo con una realtà sconosciuta, ma anche con necessità particolari che, a volte, nemmeno le persone considerate esperte riescono a comprendere. Non dimenticando mai l’amore per il proprio figlio e la continua ed estenuante ricerca di aiuto. E’ senz’altro un libro vero, ma non crudo, che mette in risalto i tratti positivi e negativi delle persone e, in punta di piedi, cerca di far conoscere questo mondo un po’ dimenticato…



"Andrea e altri giovani hanno avuto la possibilità di attivare potenzialità  che sarebbero rimaste inespresse nel momento in cui la loro condizione fosse stata concepita come statica e permanente. 
Un approccio dinamico, come quello di Feuerstein, 
ha permesso di lanciare lo sguardo al di là degli ostacoli permettendo di esplorare,
 mettere in campo, potenziare e creare risorse non ancora manifeste."
(Tratto da: La mediazione nei processi di apprendimento)

Psicologia e dintorni...la mediazione


La mediazione nei processi di apprendimento
Il Metodo Feuerstein nel Mondo
Antologia Multimediale



(di Michela Minuto, Anna Maria Capra e Carlo Rossi)

Si tratta di un'antologia multimediale, realizzata con tecnologia Hyperfilm, costituita da più di 50 testimonianze - audio, video o testuali - in cui esperti e formatori provenienti da tutto il mondo presentano la propria esperienza e le proprie riflessioni sul Metodo Feuerstein e sul suo utilizzo in molti ambiti. 

martedì 23 settembre 2014

Un pensiero, una teoria, un metodo...Reuven Feuerstein



Il Metodo Feuerstein è stato ideato dal Prof. Reuven Feuerstein, psicologo e pedagogista.   Inizialmente è stato applicato per i figli dei deportati ebraici,  al fine di un recupero dei soggetti che, sopravvissuti al dramma delle persecuzioni razziali, riportavano un ritardo nello sviluppo intellettivo e della personalità. Le sue radici affondano,  pertanto,  nel bisogno profondo dell’uomo di vivere in armonia con se stesso e con gli altri, attivando processi di comunicazione e mediazione  dettati dall’interesse inscindibile per ogni essere umano. La sua particolare attenzione rivolta ai bisogni speciali si associa nel fornire un valido supporto strutturale e metodologico in ogni campo ed in ogni ambito.  Oggi il Metodo è diffuso a livello internazionale ed è volto ad attivare strategie cognitive e relazionali che favoriscano il processo di apprendimento sia per se stessi, sia in ambito educativo e riabilitativo.



L’utilizzo del Metodo trova validità in quanto risulta ampiamente sperimentato e di notevole efficacia per intervenire sul disagio giovanile e sulle situazioni di rischio; viene applicato anche in contesti differenti ed esattamente nei progetti di educazione degli adulti. L’applicazione è inoltre sperimentata in molte parti del mondo in ambiti diversificati quali l’educazione formale, lo sviluppo delle eccellenze ed inoltre la formazione del personale dirigenziale di molte aziende come Pirelli, Michelin,  Motorola, ecc. Il Metodo,  elaborato inizialmente per il recupero dei problemi di sviluppo cognitivo,  ha una sua base teorica, la Teoria sulla Modificabilità Cognitivo-Strutturale,  enunciata dal Prof. Feuerstein ed una base pratica che consiste nell’LPAD (Valutazione del Potenziale di Apprendimento) e nel PAS (Programma di Arricchimento Strumentale),  che comprende 14 strumenti,  coperti dal copyright e a disposizione solo di coloro che sono formati dai centri autorizzati.
Secondo il Prof. Reuven Feuerstein esiste la possibilità di produrre un cambiamento significativo in chiunque; in effetti l’intelligenza umana è plastica e dinamica e può essere migliorata in ogni situazione e in ogni momento dell’esistenza di un essere umano. Ciò avviene attraverso l’opera efficace  di un mediatore-applicatore,  orientato a far si che il soggetto divenga consapevole dei propri processi cognitivi , impari ad imparare dalle situazioni ed in tal modo riesca ad apprendere in modo sempre più autonomo, potenziando progressivamente le sue capacità e la sua intelligenza.

Da questi concetti sull’intelligenza e sulla plasticità e dinamicità del cervello si caratterizza il pensiero di Feuerstein e prende origine la sua Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale. Quanto detto valorizza le capacità potenziali di tutti gli esseri umani; secondo Feuerstein, infatti, l’intelligenza, qualunque siano le condizioni fisiche, mentali e culturali di un soggetto, non è mai data una volta per tutte.
In più il Metodo Feuerstein può essere applicato a tutti ed a tutte le età: efficaci sono i riscontri avuti in ambito scolastico,  riabilitativo, neurologico, ecc., inoltre ottimi i risultati con persone con difficoltà di apprendimento, handicap o con persone anziane e addirittura può essere applicato per favorire le eccellenze in ambiti scolastici. Le lezioni possono essere somministrate a singoli allievi, per piccoli gruppi o nel gruppo classe,  come potenziamento delle funzioni cognitive. In più, non essendo basato su contenuti disciplinari favorisce l’autostima e il successo, motivando gli allievi al punto di auto sperimentarsi in compiti sempre più complessi.

Per impiegare l’espressione di Feuerstein: 

“Le nuove strutture cognitive diventate attive nell’individuo attraverso le applicazione del PAS, lo rendono in grado di produrre cambiamenti in se stesso, su base intenzionale e cambiamenti rilevanti nell’ambiente circostante in quanto l’individuo è parte di un sistema: se si modificherà contagerà il sistema.”



Obiettivi  e contesti applicativi del Metodo Feuerstein

Favorire modificazioni sul piano cognitivo, prevenire le difficoltà di apprendimento, prevenire e potenziare le abilità cognitive degli allievi, organizzare ed attuare interventi per il sostegno di alunni con disagio scolastico, acquisire un metodo di studio con ricaduta nelle diverse discipline, potenziare l’autostima, organizzare ed attuare interventi di recupero e sostegno per soggetti portatori di handicap (ritardo nelle prestazioni, sindrome di Down, dislessia, difficoltà senso-motorie), far fronte alle problematiche relative ai giovani in situazione di svantaggio culturale o sociale e con problemi di apprendimento, con particolare attenzione al preoccupante problema della dispersione scolastica e dell’inadeguato rendimento dell’allievo rispetto agli obiettivi prefissati. 
il metodo trova inoltre  applicazione con gli anziani per stimolare e migliorare le funzioni cognitive; nelle aziende per la formazione del personale e nei progetti di formazione per adulti, insegnanti e genitori. L’applicazione può essere individuale o in gruppo. 



Aldilà della teoria,  concretamente, cos’è il Metodo Feuerstein?
È un programma di arricchimento strumentale detto anche PAS (Basic o Standard). Il PAS Basic è applicabile in età prescolare mentre il PAS Standard è applicabile dagli 8 anni in su. Il programma PAS Standard,   messo a punto nel corso di decine di anni, comprende 14 strumenti, circa 500 schede carta-matita contenenti esercizi graduali da sottoporre agli allievi, mettendo in atto la cosiddetta  “teoria della mediazione”.  Non si insegnano contenuti disciplinari ma si ristruttura, attraverso l’applicazione del PAS, la modalità di pensiero degli allievi. La natura degli esercizi e la loro progressione consentono di intervenire sulle difficoltà cognitive individuate nei soggetti, correggendo i loro comportamenti carenti. La finalità del PAS è quella di modificare l’individuo in maniera durevole, aumentando la sua capacità di anticipare il pensiero all’azione (un momento…sto pensando  è appunto lo slogan di tutti gli strumenti).

A chi può essere applicato?
A tutti, dagli 8 anni fino all’anzianità, per stimolare o ripristinare le funzioni cognitive che, per qualche ragione, non hanno un funzionamento efficiente: un cervello in declino numerico, secondo le nuove ricerche, non è minato necessariamente nella sua funzionalità, purché colleghi i neuroni che gli restano disponibili. Questa plasticità si apprezza particolarmente nel recupero da ictus o altre offese cerebrali e se alcuni neuroni muoiono, quelli vicini sono in grado di vicariarli bene e in modo naturale;  in tutto ciò  risultano determinanti gli stimoli esterni, infatti le formazioni di sinapsi avvengono quando vi sono informazioni ambientali da elaborare. Il  PAS, inoltre,  può essere applicato anche a persone analfabete o semianalfabete in quanto l’applicazione non richiede conoscenze pregresse. Inoltre la teoria della modificabilità cognitivo – strutturale supporta ipotesi di apprendimento che riguardano tutto l’arco della vita, valorizzando il ruolo dell’ambiente e delle relazioni umane, atte ad intensificare lo sviluppo dell’individuo. Da qui prende strada l’idea, divenuta certezza in seguito alle nuove scoperte delle neuroscienze, che i programmi cognitivi sono efficacissimi anche nella formazione degli adulti in genere. La vita lavorativa di ognuno diviene cosi un luogo in cui  apprendere e migliorarsi è prassi comune e la formazione continua è oramai  necessaria in ogni ambito,  al fine di aggiornarsi e trovarsi al passo coi tempi. Ciò rappresenta uno dei motivi chiave per cui il Metodo Feuerstein, prima all’estero e oggi in Italia, entra nelle aziende per la formazione del personale dirigenziale e non. Progetti di educazione e formazione degli adulti trovano risposte adeguate nell’applicabilità del metodo, al fine di migliorare i processi di apprendimento dell’adulto, migliorarne la flessibilità, il pensiero strategico, ecc.

Chi può applicarlo?
Il mediatore, chiamato anche applicatore PAS, ovvero colui che si è formato presso i centri autorizzati dall’ICELP (Centro di potenziamento per l’apprendimento  con sede a Gerusalemme e diretto dal Prof. Feuerstein). I centri autorizzati sono oggi distribuiti più o meno in tutta Italia e presso le sedi si attivano con frequenza  i corsi per divenire mediatore Feuerstein. La particolarità di questa esperienza  è rappresentata dal fatto che il mediatore stesso ne esce modificato. Sin dalle prime lezioni, pertanto, si  sperimentano  i benefici delle applicazioni su se stessi,  divenendo credibili  agli altri.
Il mediatore, in pratica,  si fa carico “intenzionalmente” degli apprendimenti degli allievi, filtra gli stimoli e li seleziona, attivando i processi mentali. Il suo mediare è ispirato a dei criteri detti appunto “criteri della mediazione”. Pertanto,  “modificare e modificarsi”  è uno dei criteri fondanti,  presente in ogni rapporto di mediazione  (reciprocità).

In quali contesti può essere applicato?
In tutti i contesti: scolastici, riabilitativi, formativi, ecc.. Il metodo trova applicazione in contesti di normalità, per stimolare e migliorare le funzioni cognitive; in contesti di eccezionalità, per arricchire ulteriormente e puntare alle eccellenze; in contesti di difficoltà, handicap, deprivazione, disagio, dispersione scolastica, ecc.. Tutti possono sottoporsi alle applicazioni del PAS, trovando beneficio e riscontrando personalmente che la modificabilità è possibile in tutti i casi ed a tutte le età.
 
Perché, in contesti scolastici, oltre i già cospicui programmi didattici, può essere utile l’applicazione del metodo?
Il metodo, come già detto, può trovare applicazione nei contesti scolastici per singoli allievi o nel gruppo classe come potenziamento delle abilità cognitive; laddove, inoltre, riesce difficile o impossibile applicare i programmi scolastici,  con l’utilizzo del PAS  si possono somministrare lezioni diverse, che vanno aldilà dei contenuti didattici, atti a risvegliare la mente o meglio a riattivare i processi mentali, con ricadute inevitabili sulle discipline scolastiche, sul proprio vissuto e offrendo all’individuo nuove ed inaspettate possibilità. Le lezioni, somministrate attraverso schede strutturate ed a difficoltà graduale, offrono all’allievo materiali che non alimentano l’insuccesso scolastico ma motivano e accrescono l’autostima e, grazie alla costante presenza di un mediatore, conducono l’allievo all’acquisizione naturale di nuovi concetti, di strategie operative, con evidente scambio culturale, crescita e arricchimento individuale. A distanza di anni adesso, credendo fermamente nella Teoria del Prof. Reuven Feuerstein sulla  Modificabilità Cognitiva Strutturale  e seguendo i percorsi di formazione sul PAS  "io stessa" in qualità di insegnante,  posso affermare di esserne uscita modificata, aperta alla mediazione e al continuo confronto, naturalmente, senza particolari sforzi. Inoltre, applicando il metodo a  giovani diversamente abili di età adulta e lontani o addirittura privi di esperienza scolastica posso dire di essermi trovata più volte incredula di fronte al loro interesse per il lavoro intrapreso, per le loro generalizzazioni, per il modo  spontaneo di  operare e per l’esecuzione naturale di alcune pagine, in  taluni casi ritenute difficili, se non impossibili… Ho compreso che il nostro cervello ci offre possibilità infinite di “ripresa”,  sempre e comunque,  se opportunamente stimolato. Inoltre gli allievi modificano il loro modo di comunicare e di relazionarsi con il mediatore e/o con il gruppo, divenendo gradualmente essi stessi, per dirla come Feuerstein,  “generatori attivi di informazioni”. Ricadute evidenti si riscontrano inoltre sul miglioramento delle capacità mnemoniche e sul divenire  flessibili,  imparando a trasferire altrove quanto appreso con il Metodo Feuerstein.
Riprendo una frase della Dott.ssa Paola Vanini, la quale nel suo libro “Potenziare la mente? Una scommessa possibile” ha dedicato  il testo -  


"A quanti, insegnanti ed educatori, si lasceranno muovere dalla curiosità  e dal bisogno di “provare a cambiare”- 

con l’auspicio che la semplice conoscenza del metodo Feuerstein si traduca in coinvolgente passione ed impegno per la modificabilità di ciascuno.





Per info scrivere a :
luigina.giglio@gmail.com 

Applicatrice PAS Standard, PAS Basic e PAS Tattile