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venerdì 13 marzo 2015



“Se vogliamo ottenere qualcosa dobbiamo osare, dobbiamo affrontare gli ostacoli che si presentano quotidianamente sulla nostra strada e che fanno parte della vita. Solo affrontandoli si impara. Dobbiamo essere audaci e rischiare. Gli ostacoli superati ci irrobustiscono e ci fanno crescere come esseri umani perché ci permettono di avvalorarci”.
“… prima di tutto è importante che impari a conoscerti e ad accettarti per quella che sei. Dovrai essere solamente te stessa, te stessa e nessun altro. Spesso costruiamo la nostra vita raccogliendo i pezzi dell’esistenza degli altri e cerchiamo di plasmarci su modelli che ci vengono imposti dall’esterno. E’ molto probabile che tua madre ti abbia influenzato… o tua nonna, o tua zia, un’amica o altre conoscenze…”
[...]

Tratto da: La profezia della curandera

venerdì 24 ottobre 2014


Fra tutte le minacce agli interessi vitali quella alla libertà è la più importante in assoluto, sia dal punto di vista sociale che individuale. Essa è la condizione per la crescita totale di una persona, per la sua salute mentale, per il suo benessere. L’assenza di libertà mutila l’uomo, lo rende sofferente: ecco un ulteriore motivo per dedurre l’esistenza di un impulso intrinseco dell’uomo a combattere per essa.“ 
(E. Fromm)

martedì 1 luglio 2014

Psicologia e dintorni...Carl Rogers

CARL ROGERS


Famoso per il suo approccio pragmatico e per aver elaborato una forma di psicoterapia non direttiva: "la terapia centrata sul cliente" o "counseling non direttivo"

Vita (1902 - 1987)
Carl Rogers nasce nel gennaio 1902 in Illinois, in un sobborgo di Chicago in una famiglia molto unita, con principi religiosi e morali piuttosto rigidi. 
All'età di dodici anni, con la famiglia si trasferisce in un podere ove trascorrerà un'adolescenza solitaria, piuttosto isolato.
Interessandosi di agricoltura scientifica, comincia gli studi di agraria, segue alcune conferenze di carattere religioso e successivamente si orienta verso il ministero religioso. Grazie ad alcuni viaggi in Cina comincia a dubitare di alcuni fondamenti religiosi di base, prendendo distanza sia dal consenso familiare che dalle vecchie credenze. 
Dopo la laurea sposa - contro il volere della famiglia - Helen Elliot e con lei si trasferisce a New York dove frequenta una istituzione liberale, allontanandosi progressivamente dalla prospettiva di un lavoro religioso per diventare psicologo.
Partecipa a seminari e conferenze di natura psichiatrica e psicologica e durante la sua frequenza al Teachers College, gli viene offerto un incarico all'Institute for Child Guidance, dove trascorre un anno in cui, lavorando, si trova a confrontarsi con altri professionisti. 
Successivamente viene assunto al "Child Study Departement" della società di Rochester per collaborare attivamente a progetti volti alla prevenzione della crudeltà sui bambini. 
Inizia quindi il lavoro clinico centrato sulla diagnosi e la rieducazione dei soggetti con comportamenti delinquenziali e con ritardo mentale, su incarico dei Tribunali.
In questo periodo approfondisce la riflessione sulla relazione terapeutica che diverrà materiale didattico nell'ambito dei suoi corsi universitari: all'Università dell'Ohio, come professore di psicologia, alla Chicago University e infine alla University del Wisconsin.
Nel 1951 pubblica il suo lavoro principale - La terapia centrata sul cliente - in cui formula la sua teoria di base. 
Nel 1964 abbandona l'insegnamento per dedicarsi alla sperimentazione sui gruppi al Centro del Comportamento di La Jolla.
Lavora ininterrottamente fino agli ultimi anni della sua vita, viaggiando per tutto il mondo e dedicandosi alle sue teorie sul conflitto sociale.
Muore all'età di 85 anni.
Contesto Storico
Rogers, insieme a Rollo May e Maslow, è tra gli psicologi che maggiormente contribuiscono a fondare e diffondere la Psicologia Umanistica.
Il pensiero fenomenologico esistenziale, nato in Europa, viene recepito negli Stati Uniti dalla corrente della Psicologia Umanistica detta TerzaForza rispetto alla Psicoanalisi e al Behavhiorismo (ritenute la prima e la seconda forza della psicologia).
Tutta la teoria e la pratica della psicologia umanistica si pone come reazione compensatoria al riduttivismo comportamentista e ancor più esprime un netto rifiuto di tutto ciò che richiami la neutralità e il distacco del terapeuta.
Tutto il "movimento encounter", pur teorizzando stili di conduzione diversi, prevede il recupero dell'umanità, della spontaneità, dell'espressione - qui ed ora - dei sentimenti, offrendo nuovi valori. Si avvale delle sperimentazioni contemporanee applicate ai gruppi, comprese quelle di Moreno, Perls.
Il pensiero
La teoria di Rogers è basata sulla sua vasta esperienza clinica.
Rogers prende presto distanza dal pensiero freudiano: considera la salute mentale come la progressione normale della vita e la malattia mentale (e altri problemi umani) come distorsioni della "tendenza attualizzante". 
Si tratta di una forza di vita che può essere definita come la tendenza fondamentale dell'organismo, nella sua totalità, ad attualizzare le proprie potenzialità; essa opera sia sul piano ontogenetico che su quello filogenetico e ha bisogno, per poter funzionare, di un contesto di relazioni umane positive, favorevoli alla conservazione e rivalutazione dell'Io.
 Se la nozione dell'Io è realistica, cioè se vi è corrispondenza tra gli attributi che il soggetto crede di possedere e quelli che effettivamente possiede, egli sarà congruente e la persona potrà svilupparsi in modo unitario, autonomo e soddisfacente.
In genere il cliente si trova in una si-tuazione di incongruenza tra l'esperienza reale dell'organismo e l'immagine di sé che egli ha quando si rappresenta l'esperienza.
Sul piano psicoterapeutico si impone un metodo non direttivo, che rispetti le tendenze vitali e autoregolantisi dell'individuo; la terapia si limita a creare le condizioni necessarie e fondamentali a favorire alla crescita. 
Secondo il metodo non direttivo di Rogers il terapeuta, nel promuovere il processo di modificazione della personalità del paziente, si affida non a tecniche o all'interpretazione, ma all'empatia, concetto cardine dell'impianto rogersiano.
L'empatia (da empateia, passione) viene intesa come la comprensione dell'altro che si realizza immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare nella identificazione. Il terapeuta è capace di considerazione o accettazione positiva incondizionata verso il paziente, nella misura in cui sente di accettare ogni aspetto dell'altro, ogni sentimento - espresso o non espresso - sia quelli negativi, anormali che quelli buoni. 
Se questa assenza di giudizio è presente, il terapeuta potrà avere una comprensione empatica di quanto il paziente sente a livello cosciente. 
Rogers sottolinea il fatto che il terapeuta può sentire il mondo dell'altro come se fosse proprio, senza perdere di vista mai tale qualità del "come se". 
Sentire l'ira, la paura, l'odio, il turbamento dell'altro senza aggiunte proiettive.
Non direttività significa rispetto della libertà e dell'autodeterminazione del cliente e contemporaneamente autoeducazione continua del terapeuta, che è in continua crescita, seppure dolorosa e arricchente.La terapia è intesa come un incontro tra due esseri umani in crescita; la lezione di umiltà che arriva da Rogers è valida perchè sempre ci ricorda la necessità di calarsi ogni volta nella relazione sapendo di uscirne trasformati, avendo chiara la relatività delle nostre convinzioni.
 I suoi gruppi di incontro (T groups), esperienze intensive, partivano dalla chiara intuizione, ancora attuale, che la gente sia consapevole della propria solitudine interiore, dovuta alle maschere indossate per sopravvivere in una realtà complessa.
Il Gruppo d'incontro, tante volte proposto anche a GEA è ottima occasione per iniziare a gettare le maschere e cercare momenti di autenticità, riconoscendo l'essenza che tutti ci accomuna, "la nostra umanità". A tale obiettivo mira l'essenziale e scarno metodo rogersiano.
Opere
Citiamo tra le principali:La terapia centrata sul cliente, Martinelli 1970; I Gruppi di incontro, Astrolabio 1976; Psicoterapia e relazioni Umane, Bollati Boringhieri.








giovedì 9 gennaio 2014

Meravigliosi Bambini...




I Diritti naturali dei bambini

Questo manifesto è rivolto ai grandi, anche perché i piccoli lo capiscono al volo.
 Un po' come diceva il Piccolo Principe "…ai grandi bisogna sempre spiegare tutto quello che i bambini capiscono subito".

1. IL DIRITTO ALL’OZIO - Siamo in un momento della storia umana in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata dalle loro famiglie o dalla scuola. Non c’è spazio per l’imprevisto. Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di autogestito, di giocare da soli. C’è bisogno di un tempo in cui i bambini siano soli, in cui imparino a “vivere il sistema delle regole”, imparando da soli a gestire i piccoli conflitti. E questo senza la presenza eccessiva degli adulti. È solo così che si diventa adulti sani.

2. IL DIRITTO DI SPORCARSI - “Non ti sporcare”, una frase tipica del genitore della società del benessere. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti... Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto... e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

3. IL DIRITTO AGLI ODORI - Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive, tipiche di certi luoghi. Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Ogni luogo ha un proprio odore: nei muri, nelle porte, nelle finestre. Oggi una scuola, un ospedale, un supermercato o in una chiesa hanno lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

4. IL DIRITTO AL DIALOGO - Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”. Siamo spettatori passivi dei tanti mass media: soprattutto la televisione. In quasi tutte le case si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”. E la televisione trasmette modelli culturali, ma soprattutto plasma il consumatore passivo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

5. IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI - La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina. L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’accattivante utilizzo ludico. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, cartavetrare, incollare... anche perchè è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.

6. IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO” - Mi riferisco alla problematica dell’inquinamento. L’acqua non è più pura, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere, la terra è inquinata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure oggi è importante anche “tornare indietro”. Ritrovato il gusto del camminare per la città, lo stare insieme in maniera conviviale. Ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che fin da piccoli “si mangia”, “si beve” e “si respira”.

7. IL DIRITTO ALLA STRADA - La strada è il luogo per mettere in contatto le persone, per farle incontrare. La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti... così come ancora è in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.

8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO - Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell’epoca dei “divertimento”. I parchi gioco sono programmati nei dettagli. Così accade anche nel piccolo, nei parchi delle scuole o nelle aree verdi delle città, compreso l’arredo urbano. Ma dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l’infanzia.

9. IL DIRITTO AL SILENZIO - I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto. Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è anche a scuola. L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie dell’Ipod ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio è educazione all’ascolto silenzioso.

10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE - La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è. Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Anche quando con i bambini usiamo i colori non ci ricordiamo più delle sfumature. Il pericolo è quello di vedere solo nero o bianco. Si rischia l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

Gianfranco Zavalloni