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lunedì 9 febbraio 2015

Psicologia e dintorni...

L’Intelligenza
 Scritto da Dr.ssa Ludovica Mazzei  

La nostra mente non si esaurisce nelle operazioni di  recepire, selezionare le informazioni presenti nell’ambiente, memorizzarle  e comunicarle. La nostra mente è anche in grado di lavorare su quelle stesse informazioni per “andare oltre”: come trarre conclusioni a partire da ciò che è noto o esprimere un giudizio etc…
In casi di questo genere diciamo che “la mente pensa”, il pensiero non opera totalmente in autonomia rispetto agli altri processi cognitivi. Se dovessimo scegliere un aggettivo per qualificare una persona che è in grado di compiere bene operazioni mentali probabilmente il termine “intelligente” ci apparirebbe il più appropriato: da ciò si potrebbe pensare che l’intelligenza coincida con la capacità di pensare bene.

Stern definisce l’intelligenza come quella capacità o disposizione ad utilizzare in modo adeguato allo scopo tutti gli elementi del pensiero necessari per riconoscere impostare  e risolvere nuovi problemi.
Alcuni studiosi hanno cercato di individuare le cosiddette teorie implicite dell’intelligenza, ossia i complessi di opinioni che un individuo possiede circa l’intelligenza. Stenberg cercando di raggruppare le caratteristiche attribuite all’intelligenza individua le seguenti categorie: capacità di soluzione dei problemi, abilità verbale e competenza sociale. Queste indagini ci confermano che l’intelligenza viene soprattutto collegata alla capacità di pensiero (in particolare di tipo logico-verbale) sebbene includa aspetti non unicamente cognitivi.
E’ stato riscontrato il diversificarsi del concetto d’intelligenza in diverse culture: ad esempio nella popolazione dei Mashona (Zimbawe) la parola indigena che equivale ad intelligenza, “ngware”, è usata soprattutto per indicare un comportamento cauto e prudente nelle relazioni sociali.
Se ne deduce che il concetto di intelligenza è relativo al contesto culturale cui si appartiene e che in  alcuni ambiti, esso include elementi che vanno oltre i temi classicamente studiati dalla psicologia del pensiero.
I primi tentativi di studiare l’intelligenza sono partiti dall’assunto che l’intelligenza sia un'unica abilità generale; Binet fu incaricato di mettere a punto un test per individuare nella popolazione scolastica parigina, i bambini che manifestavano difficoltà intellettive per poterli inserire in classi speciali. Strutturò un serie di prove volte a rilevare l’ “Età mentale” dei soggetti (Binet/Simon 1905). L’ Età mentale di un individuo corrisponde alla capacità di rispondere adeguatamente alle prove cui tipicamente sanno rispondere i soggetti di una data età cronologica.
Il “Quoziente d’intelligenza” (Q.I) termine introdotto nel 1912 da Stern, esprime appunto il rapporto tra età mentale ed età cronologica (moltiplicando il risultato per cento); tale impostazione presuppone che l’intelligenza sia una capacità generale e omogenea che si manifesta in modo simile nei diversi campi in cui la persona si applica.
In seguito grazie agli apporti dell’impostazione fattorialista l’intelligenza iniziò ad essere considerata una struttura articolata, scomponibile in parti, chiamate “fattori”, i quali corrispondono a diverse abilità distinte.
Una idea “parsimoniosa”  - in parte ancora vicina all’idea di intelligenza unica – è quello di Spearman (1923) che prevede due soli tipi di fattori: un fattore generale (g), riferito ad una abilità presente in tutti i compiti intellettivi e alcuni fattori specifici propri dei diversi compiti; in questa ottica l’intelligenza di un individuo sarebbe determinata prevalentemente dal grado con cui egli possiede il fattore g, anche se tale abilità generale può manifestarsi con gradi differenti a seconda di quanto l’individuo è dotato nello specifico ambito (verbale spaziale) in cui si trova ad operare.
Un'altra bipartizione è proposta da Cattel (1971) che distingue tra intelligenza cristallizzata e intelligenza fluida. La prima riflette l’effetto dell’acculturazione; si riferisce all’insieme delle conoscenze acquisite dall’individuo, all’esperienze compiuta nel corso della vita, alla capacità di comprendere i messaggi che vengono comunicati, alla capacità di giudizio e di ragionamento in situazioni quotidiane. L’intelligenza fluida fa invece riferimento ad abilità che non sono trasmesse dalla cultura, ossia capacità di base indipendenti dall’esperienza.
Thurstone (1938), infine, individua 5 attitudini intellettive primarie: ragionamento astratto, ragionamento spaziale, abilità numerica, fluidità di pensiero, significato verbale. Le ultime tipologie citate suggeriscono i l’idea che l’intelligenza si differenzi secondo l’ambito in cui ritrova ad operare.
In questa prospettiva Gardner(1983) sostiene la cosiddetta “Teoria dell’intelligenze multiple” , in cui si continua a considerare l’intelligenza come composta da abilità distinte, che però non sono intese come fattori specifici per dominio ma sono individuate nella maggiore varietà di campi. Gardner ipotizza sette differenti tipologie di intelligenza logico-matematica, consistente nella capacità di operare su simboli e parole stabilendo rapporti e formulando regole; linguistica, collegata alla sensibilità per il significato, il suono, l’ordine delle parole e per le diverse funzioni del linguaggio; musicale, corrispondente alla capacità di distinguere il significato e l’importanza di una serie di suoni organizzati aritmicamente; spaziale , equivalente alla capacità di percepire forme e riconoscere elementi in diversi contesti; cinestetica, riferita alla capacità di usare abilmente il proprio corpo per fini espressivi e pratici; intrapersonale, dipendente dalla capacità di capire se stessi, i propri sentimenti e di esprimerli; interpersonale, riguardante la capacità di cogliere la personalità e le intenzioni altrui e di influire sugli altri.
Gardner ha ipotizzato anche l’esistenza di due ulteriori intelligenze, denominate naturalistica riferita alla capacità di risolvere problemi o creare prodotti traendo spunto da materiali o caratteristiche dell’ambiente naturale (Darwin: esempio) e spirituale , collegato alla profondità nel cogliere il significato nella vita e nella realtà.
La Teoria delle Intelligenze multiple comporta che i diversi tipi di intelligenza siano presenti in tutti gli esseri umani e che la differenza tra le relative caratteristiche intellettive vada ricercata unicamente nelle rispettive combinazioni.
La nozione  d’ intelligenza emotiva già descritta da Howard Gardner nelle due forme, intrapesonale e interpersonale, è stata tuttavia sviluppata nei suoi molteplici componenti e conseguenze pratiche da Daniel Goleman il quale distingue  due principali sottocategorie: le competenze personali, riferite alle capacità di cogliere i diversi aspetti della propria vita emozionale; le competenze sociali, relative alla maniera con cui comprendiamo gli altri e ci rapportiamo ad essi.
Tra le competenze personali troviamo la consapevolezza di sé, l’autocontrollo e soprattutto la capacità di alimentare la propria motivazione, formata da una giusta dose di ottimismo e di spirito d’iniziativa. Tra le competenze sociali, la più importante  è costituita dall’empatia, ossia la capacità di riconoscere le emozioni  e i sentimenti negli altri, ponendoci idealmente nei loro panni e riuscendo a comprendere i rispettivi punti di vista gli interessi e le difficoltà interiori. La comunicazione, altra attitudine sociale, è invece la capacità di parlare agli altri facendo coincidere il contenuto esplicito dei messaggi con le proprie convinzioni ed emozioni.
Da un punto di vista applicativo Goleman ha creato un training specifico a sviluppare la capacità di cogliere i sentimenti e el emozioni altrui e nostri, indirizzandoli in modo costruttivo. A differenza dell’intelligenza legata al QI, che si stabilizza intorno ai 16 anni, l’intelligenza emotiva può essere migliorata nel corso di tutta la vita.
Abbiamo sinora considerato un modo “orizzontale” di intendere l’organizzazione dell’intelligenza, un modo che porta ad individuare tipi di intelligenze poste, per cosi dire, sullo stesso piano. L’intelligenza può essere però articolata anche in senso verticale ipotizzando vari livelli.
Una concezione di questo genere è stata elaborata da Guilford (1967) che propone una struttura dell'intelligenza in base alla combinazione di tre dimensioni (operazioni, contenuti e prodotti). Le operazioni sono attività di base che la mente compie con le informazioni che riceve dai sistemi-percettivo sensoriali (cognizione, memoria,produzione divergente, produzione convergente).I contenuti fanno riferimento alla natura delle informazioni ( figurativo, simbolico, semantico,comportamentale). I prodotti si riferiscono alla forma assunta dalle informazioni quando viene elaborata dalla mente, cioè ai risultati dell’applicazione di un operazione ad un contenuto (unità, classi, relazioni, trasformazioni).
Guilford offrì, inoltre, una riflessione sul fatto che certi test valutano il risultato prodotto da un tipo di pensiero convergente  e conformista. Significa che certi tipi di prove sono espressione non solo del livello culturale, dell'ambiente ecologico e sociale, ma anche del tipo di pensiero utilizzato e richiesto per una  performance adeguata: l'originalità non è valutabile, o meglio, viene implicitamente valutata negativamente se non concorre a fornire le risposte richieste. 
Una teoria recente dell’intelligenza, che pure prevede un articolazione verticale, è la “Teoria triarchica” di Sternberg (1985), Questa si compone di tre sottoteorie: la teoria “contestuale”, definisce l’intelligenza in rapporto all’ambiente; la teoria “esperenziale”, studia l’interazione tra l’individuo e i compiti che deve affrontare; la teoria “componenzialecerca di individuare i meccanismi mentali di base, le componenti dell’intelligenza ( che si divide a sua volta in 3 sotto-componenti: metacomponenti – legati alle strategie e responsabili dell’organizzazioni generali del pensiero ; componenti di prestazione – permettono di realizzare i piani stabiliti a livello di metacomponenti; componenti di acquisizioni di conoscenze – utili per affrontare situazioni che si presentano per la prima volta.)
Da questa panoramica dei principali modi di intendere l’intelligenza ricaviamo l’idea che vi sono diverse forme attraverso cui le capacità di pensiero possono manifestarsi, forse anche per questo non esiste una definizione univoca di intelligenza, ma ogni definizione risente dell’orientamento di pensiero che la formula.

Fonte: (Riassunto da) "Psicologo verso la professione" , P.Moderato-F. Rovetto; ed. Mc Graw Hill 


domenica 8 febbraio 2015

Psicologia e dintorni...Le Euristiche



L'intelligenza euristica che guida le decisioni umane



Le euristiche (dal greco heurískein "trovare") sono abilità acquisite dal cervello nel corso dell'evoluzione. Le euristiche sono state utili per la sopravvivenza dell'uomo; infatti, negli ambienti pericolosi dove l'homo sapiens ha maturato la trasformazione da preda in predatore, e dove il cervello si è evoluto, le decisioni dovevano essere rapide ed efficaci. In molte situazioni non ci si poteva permettere il lusso di fermarsi a pensare alle strategie migliori per raggiungere un certo scopo, bisognava agire, prendendo decisioni euristiche.

Il residuo della preistoria
Anche se le euristiche non servono più a sopravvivere nel mondo odierno, tuttavia esse continuano ad agire,  visceralmente, nei comportamenti umani con una funzione che chiamiamo intuizione. Come ognuno di noi sa, le decisioni importanti nella vita di una persona non vengono prese con la logica ma con l'intuizione, e si rivelano corrette la maggior parte delle volte (ma non sempre, e più sotto descriviamo gli errori sistematici  più frequenti). Anche per attività meno importanti e quotidiane, quando andiamo in giro con il nostro corredo di euristiche, impieghiamo poco tempo a decidere cosa ci piace e cosa non ci piace, o a crearci un'opinione istantanea delle situazioni nelle quali ci troviamo, prendendo cioè delle decisioni euristiche.

Il punto chiave
La nostra mente può essere vista come una cassetta degli attrezzi evolutiva piena di regole create e trasmesse geneticamente, culturalmente ed evolutivamente. (Gerd Gigerenzer)



Come ha scritto Gerd Gigerenzer, psicologo che ha studiato a lungo le euristiche, "la nostra mente può essere vista come una cassetta degli attrezzi evolutiva piena di regole del pollice (rule of thumb) create e trasmesse geneticamente, culturalmente ed evolutivamente"  ("Decisioni Intuitive" - p.19). Gigerenzer, ha scritto che "le buone intuizioni vanno oltre la logica" ma l'asserzione  va completata con una precisazione: essa vale solo per gli esperti. Infatti, può decidere istantaneamente (e correttamente) solo chi dispone di precedenti esperienze e conoscenze in uno specifico ambito: solo quando si è bravi in un certo campo ci si può permettere il lusso di smettere di pensare.


Spesso quello che da un punto di vista puramente logico appare un errore di ragionamento si rivela un giudizio sociale estremamente intelligente nel mondo reale. Le buone intuizioni devono andare oltre le informazioni che ci sono fornite, e perciò oltre la logica. (p.103)

Il catalogo delle euristiche (il toolbox adattativo)
Lo psicologo Gerd Gigerenzer nel 2001 (The adaptive toolbox: toward a darwinian rationality) ha proposto l'impiego di una razionalità ecologica secondo la quale un'euristica è razionale se si adatta alla struttura dell'ambiente in cui viene applicata.

Ogni essere umano dispone di una "cassetta degli attrezzi" nella quale si trovano le euristiche ricevute in dono geneticamente ed esperite nel suo ambiente. Ogni volta che si troverà nella condizione di attuare una scelta in condizioni di incertezza, esse gli verranno automaticamente in soccorso senza che il suo sistema cognitivo debba fare alcuno sforzo.

Le principali euristiche
Le principali euristiche citate da Gigerenzer, sono: riconoscimento, sguardo, conformismo, lettura della mente, imitazione, soddisfacimento, analisi mezzi-fini.

Di seguito indichiamo degli esempi lasciando a chi volesse approfondire la lettura del libro che ne riporta molti altri. Conoscere le principali euristiche e il modo in cui agiscono è importante sia per sapere come funziona la mente umana, sia per evitare di incorrere in errori di valutazione quando prendiamo decisioni in condizioni di incertezza.


Euristica del riconoscimento











Euristica dello sguardo











Nella scelta tra due oggetti (immagini, parole, prodotti, ecc.) si sceglie sempre quello che viene riconosciuto.
La pubblicità sfrutta fortemente questa euristica, citando Gigerenzer (p.125):

Se leggete qualche rivista o guardate la TV, avrete notato che gran parte della pubblicità non è informativa (sul prodotto); le celeberrime campagne della Benetton, per esempio, presentano solo il nome della marca insieme a un'immagine sconvolgente, per esempio un cadavere in una pozza di sangue o un malato di AIDS in punto di morte. Perchè un'azienda investe in questo tipo di pubblicità? Per rendere più riconoscibile la marca, che è una cosa importante proprio perchè i consumatori si basano sull'euristica del riconoscimento. L'uomo che sta dietro le campagne della Benetton, Oliviero Toscani, ha molto insistito sul fatto che la sua pubblicità ha fatto salire l'azienda fra le prime cinque più conosciute a livello mondiale, più su della Chanel, decuplicando le vendite.

Nelle campagne istituzionali quel che conta è il riconoscimento e la memorizzazione inconscia del marchio; la qualità dei prodotti in questione non è tenuta in considerazione, e quindi il riconoscimento può condurre a errori. Nell'esempio citato da Gigerenzer, Oliviero Toscani ha scelto delle immagini fortemente disturbanti per il senso comune che hanno il solo scopo di far memorizzare il marchio Benetton, sapendo che quando poi si fanno acquisti di solito si scelgono prodotti di marche conosciute.
Ad esempio, se ci viene chiesto di dire quale città ha più abitanti tra Manchester e Ahmedabad, la maggior parte degli europei sceglierà, sbagliando, Manchester solo perchè non ha mai sentito parlare di Ahmedabad.


L'euristica dello sguardo spiega come mai siamo così bravi a intercettare rapidamente, e senza fare nessun calcolo, oggetti in movimento.

Si chiede Gigerenzer (pp.8-9): 

Come fa un giocatore ad acchiappare una palla al volo nel baseball o nel cricket? Calcolare la traiettoria di una palla non è una cosa semplice. In teoria le palle hanno traiettorie paraboliche, e per prevedere la traiettoria giusta il cervello del giocatore dovrebbe stimare la distanza iniziale, la velocità iniziale e l'angolo di lancio della palla. Ma nel mondo reale le palle ruotano su se stesse e sono soggette alla resistenza dell'aria e alla direzione del vento, per cui non percorrono mai delle parabole.

Il cervello del giocatore dovrebbe effettuare una miriade di calcoli complessi in tempi ridottissimi per sapere dove andrà una palla in movimento: non sarebbe in grado, eppure tutti i giocatori (e anche tutti noi) siamo in grado di intercettare una palla in movimento. Come facciamo?
Gigerenzer suggerisce che utilizziamo l'euristica dello sguardo che descrive così (pp.9-10):

Fissare lo sguardo sulla palla, mettersi a correre regolando la propria velocità in modo da tenere costante l'angolo dello sguardo. Per angolo dello sguardo s'intende l'angolo tra l'occhio e la palla rispetto al suolo. Un giocatore che usa questa regola non ha bisogno di misurare né il vento né la resistenza dell'aria né l'effetto di rotazione né altre variabili causali, perchè tutti i fatti pertinenti sono già presenti in un'unica variabile: l'angolo dello sguardo".




Euristica del conformismo
Foglie morte al Museo Ebraico di Berlino

Secondo il sociologo Gerd Gigerenzer esiste un'euristica del conformismo sociale, alla quale pochi sanno resistere, che si può riassumere nella formula "non rompere le righe".

Questa euristica è diffusissima nel comportamento umano e può avere gravi conseguenze, come quelle descritte da Gigerenzer, che impiega un caso storico drammatico e ben documentato dallo storico americano Christopher Browning (Uomini comuni. Polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia. 1992 Einaudi). Si tratta del Battaglione 101 dei riservisti della polizia tedesca che parteciparono allo sterminio degli ebrei in Polonia nel 1942.

Ecco uno stralcio del libro (p.15):

Nelle primissime ore del mattino del 13 luglio 1942, i riservisti di polizia del Battaglione 101 furono svegliati dalle loro cuccette […]nella città polacca di Bilgoraj. Erano padri di famiglia di mezza età del ceto medio e medio-basso, provenienti da Amburgo. Considerati troppo vecchi per essere utilizzati nell'esercito tedesco, erano stati arruolati nella polizia. Molti di essi erano reclute alle prime armi, con nessuna esperienza precedente nei territori occupati. Si trovavano in Polonia da meno di tre settimane.
Faceva ancora buio quando gli uomini si arrampicarono sui camion in partenza. […] Cominciava a fare chiaro quando il convoglio si fermò alle porte di Józefów, un tipico villaggio polacco. Tra i suoi abitanti si contavano 1800 ebrei. Gli uomini del Battaglione 101 saltarono giù dai camion e si radunarono a semicerchio intorno al loro comandante, il maggiore Wilhelm Trapp, un poliziotto di carriera di cinquantatré anni chiamato affettuosamente dai suoi soldati "Papà Trapp". Era giunto il momento di spiegare l'incarico affidato al battaglione. Trapp appariva pallido e nervoso, parlava con voce soffocata e le lacrime agli occhi, e lottava palesemente con se stesso per dominarsi. Il battaglione, disse in tono rattristato, doveva svolgere un ruolo estremamente spiacevole. L'incarico non era di suo gradimento, anzi era assai increscioso, ma gli ordini provenivano dalle più alte autorità. […] Il battaglione aveva ricevuto l'ordine di rastrellare gli ebrei. I maschi abili al lavoro dovevano essere separati dagli altri e portati in un campo apposito. Gli ebrei restanti – donne, bambini e vecchi – dovevano essere fucilati sul posto. Dopo aver spiegato che cosa li aspettava, Trapp fece agli uomini un'insolita proposta: se qualcuno fra i poliziotti più anziani non si sentiva all'altezza del compito affidatogli, poteva fare un passo avanti".

Su cinquecento persone che componevano il battaglione solo una dozzina fece un passo avanti, deponendo i fucili e mettendosi a disposizione per un altro incarico. Come mai solo dodici persone su cinquecento fecero un passo avanti? La particolarità del caso del Battaglione 101 (vale a dire la possibilità di scegliere) ha stimolato molte riflessioni da parte di storici, sociologi, psicologi.
L'ipotesi che ha trovato maggiori consensi tra gli psicologi è quella che Browning descrive così: "Uscire dai ranghi e fare un passo avanti, cioè adottare apertamente un comportamento non conformista, era al di là della portata di molti uomini. Per loro era più facile uccidere. Perchè? Fare un passo avanti significava lasciare il «lavoro sporco» ai compagni".

Ci troviamo dunque di fronte a una conclusione inaspettata: la maggior parte degli esseri umani non riesce a sottrarsi al conformismo del gruppo cui appartiene, anche se questo lo porta a commettere degli atti mostruosi. Quando il singolo individuo percepisce una certa opinione nella maggioranza del gruppo al quale in quel momento appartiene, si conforma ad essa rinunciando alla propria responsabilità. Questa conclusione naturalmente è valida anche per circostanze meno drammatiche. Ad esempio, molte persone tendono ad accettare, senza effettuare verifiche, informazioni propagandistiche di nessun valore o addirittura palesemente contraddittorie, se percepiscono che la maggioranza le condivide. Nella comunicazione di massa, l'oscuramento delle opinioni minoritarie è stato evidenziato dalla psicologa Elisabeth Noelle-Neumann con la teoria della spirale del silenzio.

Quando le euristiche non funzionano
Gli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky sono stati dei pionieri negli studi sulle distorsioni del giudizio (cognitive biases), che hanno descritto in un articolo del 1974 (apparso su Science Vol.185 pp.1124-1131) "Judgment under uncertainty: heuristics and biases". Ciò che aveva guidato le loro ricerche era la convinzione che il giudizio intuitivo occupasse una posizione intermedia tra il funzionamento automatico della percezione e quello consapevole della razionalità. Tale convinzione era maturata nel constatare gli errori sistematici dei giudizi intuitivi in cui incorrevano ricercatori esperti in statistica. Ciò che maggiormente li colpiva era la discrepanza tra la loro stessa intuizione statistica e la conoscenza statistica: come mai persone che conoscevano benissimo le teorie e i concetti statistici sbagliavano sistematicamente quando facevano delle inferenze statistiche intuitive? Per lavorare su tale problema essi concepirono, basandosi su precedenti ricerche di molti altri, un modello denominato two-system view, nel tentativo di evidenziare le differenze tra il modello di pensiero intuitivo e quello razionale.


Gli psicologi hanno confermato che quasi tutti gli individui credono di essere superiori alla maggior parte degli altri individui nelle caratteristiche più desiderabili. (p.285)



Lo schema nella figura a destra sintetizza le caratteristiche dei due sistemi di pensiero descritti da Daniel Kahneman nel libro "Pensieri lenti e veloci".
Il libro descrive, con ampiezza di dettagli ed esempi, i conflitti tra i due tipi di pensiero che albergano in ogni essere umano:

Il funzionamento del sistema 1 (pensiero intuitivo o euristico) è: veloce, automatico, senza sforzo, associativo e difficile da controllare o modificare

Il funzionamento del sistema 2 (pensiero razionale) è: lento, sequenziale, faticoso e deliberatamente controllato.


Pensiero intuitivo e pensiero razionale

Le differenze tra i modelli di pensiero intuitivo (sistema 1) e razionale (sistema 2), nella rappresentazione fatta da Kahneman



Vorremmo essere sempre razionali ma è faticoso e, spesso, inutile.

Crediamo di essere sempre razionali ma è troppo faticoso e, nella maggior parte dei casi, anche inutile. La razionalità è necessaria quando ci troviamo in un ambito complesso e a noi sconosciuto: quello è il momento di rallentare e fare lo sforzo di pensare senza lasciarci travolgere dalle emozioni.
Infatti, anche persone intelligenti e aperte, cedono ad alcuni autoinganni quali il pregiudizio di conferma (confirmation bias) o l'effetto priming.

Ecco come Kahneman descrive i due sistemi di pensiero (p.461):
L'attento sistema 2 è quello che pensiamo di essere. Il sistema 2 articola i giudizi e compie le scelte, ma spesso appoggia o razionalizza idee e sentimenti che sono stati generati dal sistema 1. [...] Ma il sistema 2 non è lì solo per giustificare il sistema 1: ci impedisce di esprimere apertamente  molti pensieri sciocchi e di dare sfogo a impulsi inappropriati.

Un errore cognitivo molto comune
Un famoso esempio di errore cognitivo, riportato da Kahneman, è il seguente: una mazza da baseball e una palla costano 1,10$ in totale. La mazza costa 1$ in più rispetto alla palla. Quanto costa la palla? Quasi tutti tendiamo automaticamente a rispondere 10 centesimi perchè 1,10$ si divide in 1$ e in 10 centesimi. Questa intuitiva separazione porta all'errore, infatti, se la palla costasse 10 centesimi la mazza dovrebbe costare 1,10$ per rispettare la condizione che la mazza costa 1$ in più rispetto alla palla. La risposta giusta è che la palla costa 5 centesimi e in tal modo la mazza può costare 1,05$ e rispettare il totale di 1,10$. A una risposta impulsiva (e sbagliata) non sanno sottrarsi neanche persone che hanno una cultura scientifica: lo stesso quesito posto a 293 studenti dell'Università del Michigan diede il 56% di risposte errate.


Euristiche del giudizio
Appartengono al gruppo di euristiche del giudizio: l’euristica della rappresentatività, della disponibilità, della simulazione, e dell’ancoraggio e accomodamento.
Queste euristiche, pur avendo una grande utilità in condizioni di incertezza perchè ci permettono di crearci rapidamente una prima impressione, portano a compiere errori sistematici e, se si conosce il problema, prevedibili.

L’euristica della rappresentatività è la scorciatoia utilizzata per classificare oggetti, individui, eventi. Essa impiega gli stereotipi e il criterio della somiglianza, mentre trascura il calcolo delle probabilità. Nel box in basso viene descritto nel dettaglio un esperimento ideato da Kahneman. 

L'euristica della disponibilità si occupa di prevedere la probabilità di accadimento di eventi futuri e, nel farlo, ogni individuo sarà influenzato dal numero di eventi che riesce a ricordare, oltre che dalla loro semplicità e vividezza. Gli episodi della sua vita, pertinenti con la previsione da fare, più emotivamente coinvolgenti avranno un ruolo prevalente nel determinare la previsione.

L'euristica della simulazione è una variante dell'euristica della disponibilità e consiste, a seguito di un evento negativo, nell'immaginare scenari alternativi che avrebbero potuto evitarlo. Tale simulazione carica emotivamente colui che fa la previsione modificando la percezione e il ricordo dell'evento.

L'euristica dell'ancoraggio e dell'accomodamento viene impiegata nei casi in cui dobbiamo esprimere un giudizio su un tema specifico. Per farlo valutiamo la nostra posizione su quel tema, rispetto a un riferimento (un'àncora), e poi, facendo degli aggiustamenti, maturiamo la decisione finale. Il problema è che il punto che scegliamo inizialmente come riferimento condiziona fortemente il giudizio finale perchè non riusciamo più a libercarci di quell'àncora. 


Il trionfo dei pregiudizi: un esperimento sull'euristica della rappresentatività
Per illustrare il funzionamento dell'euristica della rappresentatività, Kahneman e Tversky hanno descritto un esperimento da loro realizzato (Judgment under uncertainty: Heuristics and biases, p.1124). 

Caso:
Consideriamo un individuo di nome Steve che viene così descritto da un vecchio vicino di casa: Steve è una persona molto timida che tende a stare in disparte. Egli è sempre pronto ad aiutare gli altri, ma mostra scarso interesse per il mondo e per le persone che lo circondano. E' tranquillo, remissivo e sente il bisogno di ordine; ha inoltre la passione per i dettagli. Come valuterà la gente la probabilità che egli abbia una delle seguenti occupazioni: contadino, venditore, pilota di aerei, bibliotecario o fisico? In che modo la gente stabilirà la probabilità, maggiore o minore, del lavoro di Steve tra le possibilità elencate?

Risultato:
Utilizzando l'euristica della rappresentatività (che noi tutti continuamente usiamo!) la probabilità che Steve fosse un  bibliotecario venne valutata, dai partecipanti all'esperimento, come quella più probabile a causa del fatto che la descrizione di Steve lo rendeva rappresentativo dello "stereotipo del bibliotecario". 

Commento:
Ricerche su problemi di questo tipo hanno mostrato che la gente attribuisce la probabilità di ogni ruolo associando la descrizione della persona a quella degli stereotipi che possiede. Questo approccio porta a gravi errori, poichè la rappresentatività o la similarità sono influenzate da altri fattori più significativi. Uno dei fattori che hanno un effetto maggiore della rappresentatività sul risultato, è la probabilità di base (cioè quella che tiene conto dei dati di realtà). Nel caso di Steve, il fatto che in ogni popolazione ci siano molti più contadini che bibliotecari, dovrebbe essere considerato più importante della rappresentatività nell'effettuare una previsione. Questo è un errore che tutti facciamo continuamente: non teniamo conto dei dati di base (del contesto in cui si inserisce il caso di Steve). Non ne teniamo conto perchè questo implica uno sforzo cognitivo: dobbiamo fermarci a riflettere dato che la probabilità di base è un concetto statistico che viene attivato solo se lo si conosce (e non sempre), mentre la rappresentatività è euristica e senza sforzo. 
Ecco perchè i pregiudizi sono così usati: ci permettono di evitare gli sforzi cognitivi. Inoltre, dato che l'essere umano non riesce a sopportare l'ansia di rimanere senza un'opinione (vedere Peirce e "il fissarsi di una credenza"), anche se i dati in nostro possesso sono insufficienti o non abbiamo le necessarie conoscenze statistiche, preferiamo commettere degli errori piuttosto che sospendere il giudizio.



Libri & Siti per saperne di più

  Gerd Gigerenzer (2007), Decisioni intuitive - Cortina Editore 

  Un Wiki psicologico sull'euristica del riconoscimento: Recognition Heuristic
  Vittorio Girotto (2004), Ragionare su probabilità, possibilità e frequenze -  Articolo (PDF) per chi vuole approfondire la differenza tra euristiche (evoluzionistiche) e ragionamento statistico
  Daniel Kahneman (2003), Maps of bounded rationality: a perspective on judgment and choice, Nobel lecture (PDF)
  Daniel Kahneman (2012), Pensieri lenti e veloci - Mondadori Editore
  Massimo Piattelli Palmarini (2005), La cognizione dell’errore - Articolo (PDF) con interessante campionario di illusioni cognitive

V.Crupi, G.Gensini, M.Motterlini (2006), La dimensione cognitiva dell'errore in medicina Franco Angeli - Interessante Libro completo scaricabile gratuitamente (PDF) sugli errori n