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martedì 23 settembre 2014

Un pensiero, una teoria, un metodo...Reuven Feuerstein



Il Metodo Feuerstein è stato ideato dal Prof. Reuven Feuerstein, psicologo e pedagogista.   Inizialmente è stato applicato per i figli dei deportati ebraici,  al fine di un recupero dei soggetti che, sopravvissuti al dramma delle persecuzioni razziali, riportavano un ritardo nello sviluppo intellettivo e della personalità. Le sue radici affondano,  pertanto,  nel bisogno profondo dell’uomo di vivere in armonia con se stesso e con gli altri, attivando processi di comunicazione e mediazione  dettati dall’interesse inscindibile per ogni essere umano. La sua particolare attenzione rivolta ai bisogni speciali si associa nel fornire un valido supporto strutturale e metodologico in ogni campo ed in ogni ambito.  Oggi il Metodo è diffuso a livello internazionale ed è volto ad attivare strategie cognitive e relazionali che favoriscano il processo di apprendimento sia per se stessi, sia in ambito educativo e riabilitativo.



L’utilizzo del Metodo trova validità in quanto risulta ampiamente sperimentato e di notevole efficacia per intervenire sul disagio giovanile e sulle situazioni di rischio; viene applicato anche in contesti differenti ed esattamente nei progetti di educazione degli adulti. L’applicazione è inoltre sperimentata in molte parti del mondo in ambiti diversificati quali l’educazione formale, lo sviluppo delle eccellenze ed inoltre la formazione del personale dirigenziale di molte aziende come Pirelli, Michelin,  Motorola, ecc. Il Metodo,  elaborato inizialmente per il recupero dei problemi di sviluppo cognitivo,  ha una sua base teorica, la Teoria sulla Modificabilità Cognitivo-Strutturale,  enunciata dal Prof. Feuerstein ed una base pratica che consiste nell’LPAD (Valutazione del Potenziale di Apprendimento) e nel PAS (Programma di Arricchimento Strumentale),  che comprende 14 strumenti,  coperti dal copyright e a disposizione solo di coloro che sono formati dai centri autorizzati.
Secondo il Prof. Reuven Feuerstein esiste la possibilità di produrre un cambiamento significativo in chiunque; in effetti l’intelligenza umana è plastica e dinamica e può essere migliorata in ogni situazione e in ogni momento dell’esistenza di un essere umano. Ciò avviene attraverso l’opera efficace  di un mediatore-applicatore,  orientato a far si che il soggetto divenga consapevole dei propri processi cognitivi , impari ad imparare dalle situazioni ed in tal modo riesca ad apprendere in modo sempre più autonomo, potenziando progressivamente le sue capacità e la sua intelligenza.

Da questi concetti sull’intelligenza e sulla plasticità e dinamicità del cervello si caratterizza il pensiero di Feuerstein e prende origine la sua Teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale. Quanto detto valorizza le capacità potenziali di tutti gli esseri umani; secondo Feuerstein, infatti, l’intelligenza, qualunque siano le condizioni fisiche, mentali e culturali di un soggetto, non è mai data una volta per tutte.
In più il Metodo Feuerstein può essere applicato a tutti ed a tutte le età: efficaci sono i riscontri avuti in ambito scolastico,  riabilitativo, neurologico, ecc., inoltre ottimi i risultati con persone con difficoltà di apprendimento, handicap o con persone anziane e addirittura può essere applicato per favorire le eccellenze in ambiti scolastici. Le lezioni possono essere somministrate a singoli allievi, per piccoli gruppi o nel gruppo classe,  come potenziamento delle funzioni cognitive. In più, non essendo basato su contenuti disciplinari favorisce l’autostima e il successo, motivando gli allievi al punto di auto sperimentarsi in compiti sempre più complessi.

Per impiegare l’espressione di Feuerstein: 

“Le nuove strutture cognitive diventate attive nell’individuo attraverso le applicazione del PAS, lo rendono in grado di produrre cambiamenti in se stesso, su base intenzionale e cambiamenti rilevanti nell’ambiente circostante in quanto l’individuo è parte di un sistema: se si modificherà contagerà il sistema.”



Obiettivi  e contesti applicativi del Metodo Feuerstein

Favorire modificazioni sul piano cognitivo, prevenire le difficoltà di apprendimento, prevenire e potenziare le abilità cognitive degli allievi, organizzare ed attuare interventi per il sostegno di alunni con disagio scolastico, acquisire un metodo di studio con ricaduta nelle diverse discipline, potenziare l’autostima, organizzare ed attuare interventi di recupero e sostegno per soggetti portatori di handicap (ritardo nelle prestazioni, sindrome di Down, dislessia, difficoltà senso-motorie), far fronte alle problematiche relative ai giovani in situazione di svantaggio culturale o sociale e con problemi di apprendimento, con particolare attenzione al preoccupante problema della dispersione scolastica e dell’inadeguato rendimento dell’allievo rispetto agli obiettivi prefissati. 
il metodo trova inoltre  applicazione con gli anziani per stimolare e migliorare le funzioni cognitive; nelle aziende per la formazione del personale e nei progetti di formazione per adulti, insegnanti e genitori. L’applicazione può essere individuale o in gruppo. 



Aldilà della teoria,  concretamente, cos’è il Metodo Feuerstein?
È un programma di arricchimento strumentale detto anche PAS (Basic o Standard). Il PAS Basic è applicabile in età prescolare mentre il PAS Standard è applicabile dagli 8 anni in su. Il programma PAS Standard,   messo a punto nel corso di decine di anni, comprende 14 strumenti, circa 500 schede carta-matita contenenti esercizi graduali da sottoporre agli allievi, mettendo in atto la cosiddetta  “teoria della mediazione”.  Non si insegnano contenuti disciplinari ma si ristruttura, attraverso l’applicazione del PAS, la modalità di pensiero degli allievi. La natura degli esercizi e la loro progressione consentono di intervenire sulle difficoltà cognitive individuate nei soggetti, correggendo i loro comportamenti carenti. La finalità del PAS è quella di modificare l’individuo in maniera durevole, aumentando la sua capacità di anticipare il pensiero all’azione (un momento…sto pensando  è appunto lo slogan di tutti gli strumenti).

A chi può essere applicato?
A tutti, dagli 8 anni fino all’anzianità, per stimolare o ripristinare le funzioni cognitive che, per qualche ragione, non hanno un funzionamento efficiente: un cervello in declino numerico, secondo le nuove ricerche, non è minato necessariamente nella sua funzionalità, purché colleghi i neuroni che gli restano disponibili. Questa plasticità si apprezza particolarmente nel recupero da ictus o altre offese cerebrali e se alcuni neuroni muoiono, quelli vicini sono in grado di vicariarli bene e in modo naturale;  in tutto ciò  risultano determinanti gli stimoli esterni, infatti le formazioni di sinapsi avvengono quando vi sono informazioni ambientali da elaborare. Il  PAS, inoltre,  può essere applicato anche a persone analfabete o semianalfabete in quanto l’applicazione non richiede conoscenze pregresse. Inoltre la teoria della modificabilità cognitivo – strutturale supporta ipotesi di apprendimento che riguardano tutto l’arco della vita, valorizzando il ruolo dell’ambiente e delle relazioni umane, atte ad intensificare lo sviluppo dell’individuo. Da qui prende strada l’idea, divenuta certezza in seguito alle nuove scoperte delle neuroscienze, che i programmi cognitivi sono efficacissimi anche nella formazione degli adulti in genere. La vita lavorativa di ognuno diviene cosi un luogo in cui  apprendere e migliorarsi è prassi comune e la formazione continua è oramai  necessaria in ogni ambito,  al fine di aggiornarsi e trovarsi al passo coi tempi. Ciò rappresenta uno dei motivi chiave per cui il Metodo Feuerstein, prima all’estero e oggi in Italia, entra nelle aziende per la formazione del personale dirigenziale e non. Progetti di educazione e formazione degli adulti trovano risposte adeguate nell’applicabilità del metodo, al fine di migliorare i processi di apprendimento dell’adulto, migliorarne la flessibilità, il pensiero strategico, ecc.

Chi può applicarlo?
Il mediatore, chiamato anche applicatore PAS, ovvero colui che si è formato presso i centri autorizzati dall’ICELP (Centro di potenziamento per l’apprendimento  con sede a Gerusalemme e diretto dal Prof. Feuerstein). I centri autorizzati sono oggi distribuiti più o meno in tutta Italia e presso le sedi si attivano con frequenza  i corsi per divenire mediatore Feuerstein. La particolarità di questa esperienza  è rappresentata dal fatto che il mediatore stesso ne esce modificato. Sin dalle prime lezioni, pertanto, si  sperimentano  i benefici delle applicazioni su se stessi,  divenendo credibili  agli altri.
Il mediatore, in pratica,  si fa carico “intenzionalmente” degli apprendimenti degli allievi, filtra gli stimoli e li seleziona, attivando i processi mentali. Il suo mediare è ispirato a dei criteri detti appunto “criteri della mediazione”. Pertanto,  “modificare e modificarsi”  è uno dei criteri fondanti,  presente in ogni rapporto di mediazione  (reciprocità).

In quali contesti può essere applicato?
In tutti i contesti: scolastici, riabilitativi, formativi, ecc.. Il metodo trova applicazione in contesti di normalità, per stimolare e migliorare le funzioni cognitive; in contesti di eccezionalità, per arricchire ulteriormente e puntare alle eccellenze; in contesti di difficoltà, handicap, deprivazione, disagio, dispersione scolastica, ecc.. Tutti possono sottoporsi alle applicazioni del PAS, trovando beneficio e riscontrando personalmente che la modificabilità è possibile in tutti i casi ed a tutte le età.
 
Perché, in contesti scolastici, oltre i già cospicui programmi didattici, può essere utile l’applicazione del metodo?
Il metodo, come già detto, può trovare applicazione nei contesti scolastici per singoli allievi o nel gruppo classe come potenziamento delle abilità cognitive; laddove, inoltre, riesce difficile o impossibile applicare i programmi scolastici,  con l’utilizzo del PAS  si possono somministrare lezioni diverse, che vanno aldilà dei contenuti didattici, atti a risvegliare la mente o meglio a riattivare i processi mentali, con ricadute inevitabili sulle discipline scolastiche, sul proprio vissuto e offrendo all’individuo nuove ed inaspettate possibilità. Le lezioni, somministrate attraverso schede strutturate ed a difficoltà graduale, offrono all’allievo materiali che non alimentano l’insuccesso scolastico ma motivano e accrescono l’autostima e, grazie alla costante presenza di un mediatore, conducono l’allievo all’acquisizione naturale di nuovi concetti, di strategie operative, con evidente scambio culturale, crescita e arricchimento individuale. A distanza di anni adesso, credendo fermamente nella Teoria del Prof. Reuven Feuerstein sulla  Modificabilità Cognitiva Strutturale  e seguendo i percorsi di formazione sul PAS  "io stessa" in qualità di insegnante,  posso affermare di esserne uscita modificata, aperta alla mediazione e al continuo confronto, naturalmente, senza particolari sforzi. Inoltre, applicando il metodo a  giovani diversamente abili di età adulta e lontani o addirittura privi di esperienza scolastica posso dire di essermi trovata più volte incredula di fronte al loro interesse per il lavoro intrapreso, per le loro generalizzazioni, per il modo  spontaneo di  operare e per l’esecuzione naturale di alcune pagine, in  taluni casi ritenute difficili, se non impossibili… Ho compreso che il nostro cervello ci offre possibilità infinite di “ripresa”,  sempre e comunque,  se opportunamente stimolato. Inoltre gli allievi modificano il loro modo di comunicare e di relazionarsi con il mediatore e/o con il gruppo, divenendo gradualmente essi stessi, per dirla come Feuerstein,  “generatori attivi di informazioni”. Ricadute evidenti si riscontrano inoltre sul miglioramento delle capacità mnemoniche e sul divenire  flessibili,  imparando a trasferire altrove quanto appreso con il Metodo Feuerstein.
Riprendo una frase della Dott.ssa Paola Vanini, la quale nel suo libro “Potenziare la mente? Una scommessa possibile” ha dedicato  il testo -  


"A quanti, insegnanti ed educatori, si lasceranno muovere dalla curiosità  e dal bisogno di “provare a cambiare”- 

con l’auspicio che la semplice conoscenza del metodo Feuerstein si traduca in coinvolgente passione ed impegno per la modificabilità di ciascuno.





Per info scrivere a :
luigina.giglio@gmail.com 

Applicatrice PAS Standard, PAS Basic e PAS Tattile

giovedì 26 giugno 2014

Autori e dintorni...K. Lewin

Principi di psicologia topologica - Kurt Lewin

Il testo “Principi di psicologia topologica”, pubblicato nel ‘36 e dedicato a Kohler, costituisce un riferimento teorico significativo, per la rappresentazione dei processi psicologici da un punto di vista spaziale.
Lewin propone infatti l’applicazione di un modello rappresentativo di tipo matematico ai fenomeni psicologici. Tale modello utilizza:

- la topologia, una modalità di rappresentazione spaziale, che permette di considerare tutti gli elementi interagenti e che producono effetti nella vita di una persona
- la dinamica, una modalità di rappresentazione vettoriale, che permette di considerare tutti i movimenti possibili dal punto di vista delle forze in gioco (direzione, equilibrio, tendenza, tensione, solidità).

Obiettivo di Lewin è la formulazione di un modello teorico unitario applicabile ai diversi campi della psicologia. L’unitarietà è ricercata nel punto di vista a partire dal quale siamo in grado di cogliere la complessità di una situazione nel qui e ora senza volgersi a ricercare nel passato le cause che l’hanno determinata, ma con uno sguardo rivolto a definire gli eventi che a partire da quella situazione sono possibili o non possibili.
È un ottica che per Lewin consente di superare la tendenza alla specializzazione e alla settorialità della psicologia e nel contempo di rappresentare fenomeni molto diversi tra loro: dal comportamento, alle emozioni, ai processi di pensiero, ai valori, ai rapporti sociali... perché presenta i fatti nella “loro reciproca dipendenza”, come espressione di una situazione concreta che riguarda una determinata persona in una determinata situazione: la situazione è ciò che viene in figura, ma essa è profondamente interrelata e determinata dallo sfondo, quello che Lewin pone al centro e chiama lo “spazio di vita psicologico”.
Lo spazio di vita include tutto ciò che ha influenza nelle vita di una persona: dove uno vive, il suo ambiente sociale, il suo status giuridico, la sua professione, ma anche le aspirazioni, le convinzioni, gli ideali, i sogni ad occhi aperti, gli avvenimenti che si verificano indipendentemente e che hanno un riflesso sulla sua vita.
Una volta fatto questo, una volta preso in considerazione lo spazio di vita psicologico come un “tutto” , lo sfondo (la totalità degli eventi possibili per una persona in quella determinata situazione, situazione che dipende dalla persona e dall’ambiente), si può considerare cosa entra in figura in un determinato momento di vita; si possono avere gli strumenti per comprendere quali eventi sono possibili e quali non sono possibili per quella persona.
Prendere una decisione, di sposarsi o iniziare una causa legale, nota Lewin, è qualcosa che una persona fa in armonia con l’intera situazione di vita, ciò che è sullo sfondo, anche se il più delle volte l’individuo non ne è cosciente.
La situazione di vita deve essere rappresentata nella maniera in cui essa è reale per una persona, cioè il modo in cui la influenza, tenendo presente che di essa fanno parte anche gli avvenimenti esterni che incidono sull’intera situazione di vita, ampliandola o restringendola. La perdita del lavoro, così come una promozione incidono sull’intera situazione di vita e non si limitano a estrinsecare i loro effetti nell’area in cui si producono.
Ogni mutamento della situazione psicologica di una persona non significa per Lewin altro che questo: sono attualmente possibili (o impossibili) certi avvenimenti che prima erano impossibili ( o possibili).


Vi sono dei principi che definiscono lo spazio di vita:
1 la realtà: va considerato reale tutto ciò che produce effetti

2 la concretezza: solo “un fatto che costituisce una parte reale nello spazio di vita e al quale può essere dato un posto nella rappresentazione della situazione psicologica, può produrre effetti”

3 l’ interazione: un evento è sempre il risultato dell’interazione di diversi fatti

4 la contemporaneità: solo gli eventi presenti, ciò che esiste concretamente ora, può produrre effetti. Gli eventi passati possono avere una posizione solamente nelle catene causali storiche nel suo intrecciarsi con la presente situazione. Gli eventi futuri, come ad esempio un fine da raggiungere, sono parte del presente spazio di vita, anche se il contenuto della meta potrebbe non verificarsi affatto

5 la determinatezza: è fondamentale per la rappresentazione dei fatti psicologici, che la meta, un’aspettativa, un pensiero siano determinati o indeterminati: anche un fatto indeterminato è un processo psicologico reale così come ogni cambiamento del grado di determinazione.

La topologia ci permette di delineare “visivamente” lo spazio di vita e le regioni ad esso connesse, contigue staccate; consente una rappresentazione visiva e schematica dello spazio di vita in termini di separazione, connessione, appartenenza, movimenti possibili, frontiere da attraversare.

Possiamo vedere come le varie regioni sono connesse e come e dove sono separate. da qui si può partire per considerare le forze implicate nei movimenti, nelle locomozioni, negli avvicinamenti, gli allontanamenti, il superamento di frontiere, l’attraversamento di regioni inesplorate. Tutti i movimenti richiedono l’azione di forze. La loro analisi mostra le possibili direzioni, le tendenze, le resistenze, le tensioni, la solidità, l’equilibrio. Sono questi elementi che a suo avviso ci permettono di prevedere quali dei possibili eventi potranno realmente verificarsi.

Le frontiere
E’ estremamente importante riuscire a rappresentare cosa è permesso nel nostro spazio di vita psicologico, dove abbiamo libero movimento, dove e come sono le frontiere che spesso è pericoloso o proibito attraversare. Le frontiere possono essere sociali (la proibizione ad un bambino) o fisiche (i muri di una prigione) o dovute alle proprie limitazioni (ciò che siamo capaci o no di fare).
La crescita è in generale un progressivo ampliamento dello spazio di vita, ma la paura di un insuccesso ci può ostacolare nello spazio del nostro libero movimento, ci confina, ci preclude di entrare in nuove regioni. Un uomo ricco ad esempio, ha i mezzi per avere maggiori libertà di movimento e quindi gli sono possibili maggiori libertà di movimento.
La libertà di movimento è sia fisica: mi posso muovere, avvicinare o fuggire, timidamente o no. Lewin nota che anche avvicinarsi a una persona nella conversazione è psicologicamente un fatto reale, una sorta di movimento nello spazio. Oppure, nel caso di una meta, il movimento non è fisico, ma è comunque movimento. Se Voglio diventare medico ci sono una serie di tappe. All’inizio la rappresentazione può essere abbastanza indeterminata, ma ogni tappa, superata o no, produce un cambiamento reale di posizione, anche sociale. Cose che prima non erano possibili lo diventano. Superando l’ammissione all’università, un ragazzo supera una barriere tra regioni diverse. Il fallimento accresce la barriera tra lui e la meta, e può cambiare le sue aspettative.
Nella locomozione psicologica vi sono anche interspazi, cioè regioni che sono vuote o pervie, in cui si può spostare in modo differente.


Rappresentare così lo spazio psicologico permette di cogliere la resistenza che certe regioni oppongono alla locomozione, che sono psicologicamente importantissime.
Perché nello spazio psicologico ci sono altre cose: persone, animali, cose. Intere regioni possono assumere uno spazio molto più importante. Un insuccesso può causare un cedimento del terreno sotto i piedi, una persona può essere allontanata dal suo fine contro i suoi obiettivi personali, da qualcosa che accade al di fuori di lui.
Poi è molto importante capire se lo spazio di vita come un tutto è relativamente stabile o labile.

In alcuni casi la locomozione psicologica trova ostacoli insormontabili e allora può svilupparsi una forza chiara e determinata in direzione del fine o si può avere un cambiamento di direzione.
Ma a volte vi è un conflitto interno che può spingere la persona verso due o più differenti direzioni.

L’uso di concetti spaziali è utile anche per la rappresentazione psicologica della persona, che appare come un sistema stratificato dove si possono distinguere regioni centrali e periferiche. È importantissimo nei problemi di decisione, intenzione, memoria, soddisfazione psicologica, soddisfazioni sostitutive, emozioni, appurare se appartengono maggiormente a regioni centrali o periferiche.

In un nuovo ambiente le sue regioni ci sono in un primo momento poco chiare, ma il grado di chiarezza è determinante per la struttura cognitiva dello spazio di vita e la sua differenziazione. È essenziale nelle situazioni in ci si prefigga scopi pratici. Gioca un ruolo essenziale nelle decisioni , nella fermezza generale di un individuo, nella sua attitudine al comando.
L’indeterminatezza porta a speciali difficoltà nella rappresentazione dello spazio di vita. Come ci rappresentiamo qualcosa che è indefinito? Come ci dirigiamo verso una meta indefinita?
L’indeterminatezza riguarda il contenuto, mentre il fatto psicologico, l’incertezza e la paura di fronte a una meta, un’immagine, un pensiero non determinati, sono definiti, se ne possono definire le proprietà.

Rappresentazione spaziale delle decisioni
“L’importanza dell’atto di decidere nei riguardi del comportamento sta principalmente nel fatto che per questo mezzo l’individuo cambia la sua posizione”
Questo spiega perché è così importante stare all’interno o all’esterno di una regione, quando comprendiamo quanto grande è il cambiamento causato dal passaggio da una regione all’altra, dal cambiamento di direzione e distanza da altre regioni dello spazio di vita e delle forze che la persona subisce.
La condizione dinamica di una persona dipende infatti sotto quasi tutti gli aspetti direttamente dalla sua posizione in una certa regione.

In tutti i problemi psicologici dovremmo chiederci in quale regione la persona si trova in questo momento o quale cambiamento sta avvenendo.
All’interno della sua regione la persona può effettuare una serie di locomozioni liberamente senza dover infrangere la sua frontiera, ma tutti i cambiamenti che portano a una ristrutturazione, richiedono l’attraversamento di frontiere.

Le frontiere
Sono quei punti di una regione psicologica che non si possono oltrepassare senza lasciare la regione. Sono strettamente delimitate, come, ad esempio, la cerimonia particolare per essere accettati come soci in un circolo. A volte il passaggio può essere fatto con gradualità, come in una conversazione; si può non essere consapevoli di aver attraversato una frontiera.
È importante riuscire a determinare la posizione e l’ampiezza della zona di frontiera, se essa costituisca una barriera che impedisce la locomozione.
Le difficoltà nel superare una zona di frontiera o lasciarla non sono sempre le stesse. Né le zone di frontiera sono uguali in tutti i punti, ci sono punti più facili da attraversare, zone dove le frontiere sono meno solide. Anche la frontiera di una persona non è uguale in tutti i suoi punti. Nel cercare di stabilire il contatto è importante trovare il giusto punto di accesso.

A volte zone di frontiera possono essere superate solo con difficoltà perché vi è una zona indeterminata da attraversare. Per attraversare una zona non strutturata occorre un ponte.
Solo in alcuni casi la porta al fine sociale è conosciuta anticipatamente e chiaramente perché non è strutturata o lo è solo vagamente dal punto di vista conoscitivo.
Per questo sono molto comuni le difficoltà derivanti dall’assenza di determinazione conoscitiva delle zone di frontiera.
L’impossibilità dipende non dalla solidità della barriera o dell’attrito nell’ambito della zona di frontiera, ma specificatamente dalla conoscenza che la persona ha. La conoscenza non elimina la barriera e l’attrito, ma una ricognizione delle proprietà della zona, diminuisce la difficoltà causate da un’indeterminazione conoscitiva.
Perciò vi è una stretta relazione tra la conoscenza e la possibilità di attraversare una zona, la conoscenza della zona può mostrare punti di essa dove è possibile attraversare più facilmente. Ma ancora, la conoscenza delle zone di frontiera può permettere di trovare un differente tipo di locomozione che permette di non incontrare resistenza.

Modificazione della struttura del campo
Così come ogni cambiamento nella regione, ogni cambiamento di posizione porta a un cambiamento di struttura: questa ha solitamente grandi conseguenze dinamiche. Ma con quale facilità la struttura del campo può essere cambiata?
Ogni differenziazione o integrazione porta a una ristrutturazione del campo. Viene qui introdotto il concetto di fluidità: una situazione è tanto più fluida quanto più piccola è la forza necessaria per produrre un cambiamento nella situazione, rimanendo stabili gli altri elementi di essa.

Livelli di realtà irrealtà
Ricordiamo che all’inizio si era detto che, nello spazio di vita psicologico è reale tutto ciò che produce effetti. Così come la comprensione della natura intrinseca dei fattori estranei, non psicologici, è determinante per ogni successo, anche oggetti “psicologicamente irreali” sono epistemologicamente reali per la psicologia, essi esistono e producono effetti. Tanto che per Lewin possiamo parlare di movimenti negli strati irreali che nello strato della realtà

Fluidità, plasticità
Le regioni di maggiore irrealtà corrispondono generalmente a una maggiore fluidità di quelle a un alto grado di realtà. Ma sono più fluide anche le situazioni in statu nascendi. Accanto alla fluidità vi è l’elasticità che è la tendenza di una regione che ha subito un cambiamento a tornare allo stato originario. Invece la plasticità è la facilità con la quale un cambiamento può diventare relativamente duraturo. Individui molto rigidi o molto fluidi, sono difficili da modellare. È difficile la ristrutturazione.


Cristina Cattaneo