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giovedì 8 dicembre 2016

Insegnare la Grammatica: Esistono dei Modi Migliori da quelli Classici



A chi non piacerebbe fare un viaggio per esplorare territori sconosciuti? La voglia di conoscere nuove realtà è insita nell’uomo e, alla luce di questa innegabile verità, mi è venuta un’idea.
Perché non aiutare i miei alunni a scoprire le regole della lingua italiana accompagnandoli, con la guida di una simpatica fatina, in un fantastico mondoabitato da simpatici personaggi?
L’esperienza maturata in tanti anni di insegnamento mi ha fatto riflettere sulla necessità di suscitare negli alunni la motivazione ad apprendere creando aspettative, innescando in loro il desiderio di conoscere e di produrre attraverso l’attività laboratoriale.Ne è scaturito il progetto “In viaggio con Fiabolina”, attivato durante le ore di laboratorio linguistico.
La storia è iniziata così: un giorno è entrato in classe un collaboratore con una cartolina, che i bambini hanno osservato con curiosità: la scriveva, dal Mondo della Lingua Italiana, Fiabolina, la fatina protagonista del libro di cui avevo loro parlato, che li invitava a intraprendere con lei questo viaggio.
Dapprima increduli, poi entusiasti, hanno deciso che avrebbero accettato l’invito e così hanno imparato a conoscere la protagonista di questa meravigliosa avventura. Assieme a lei hanno fatto amicizia con Il Mago Accento, che li ha aiutati a capire l’uso di un magico segnetto che lui utilizzava volentieri, il robot Sillabino, che li ha sollecitati a parlare sillabando, dettando le regole della corretta divisione, la fata Raddoppina, che ha insegnato loro l’uso delle doppie; inoltre, hanno visitato l’Isola dei Suoni Affini, dove la B veniva confusa con la D, la F con la V…
Il viaggio nel Regno dell’Ortografia li ha portati a scoprire il paese di Soqquadro, dove regnava una gran confusione, il paese della Punteggiatura, dove i segni di punteggiatura erano dei segnali stradali, a intrattenersi con la signora Acqua e con l’ H Bislacca: da tutte queste opportunità e da questi incontri hanno imparato, come Fiabolina, le regole ortografiche in modo ludico e coinvolgente.
Il “Maestro” Gianni Rodari diceva: –Perché i bambini devono imparare piangendo ciò che possono imparare ridendo?-. Facendo tesoro del suo insegnamento ho permesso ai miei bambini di sorridere felici nell’accogliere in classe il robot Sillabino e, attraverso un role play, farlo rivivere nella conversazione con i compagni di classe, di ricostruire l’Isola dei Suoni Affini con un collage e di realizzare un biglietto pop up per animare il Mago Accento.
In poche parole, in classe è stato attivato un percorso di didattica inclusiva, perché gli alunni hanno “fatto lezione” sostituendosi all’insegnante, hanno effettuato il cooperative learning per drammatizzare varie situazioni e hanno realizzato dei lavoretti per “costruire” il diario di bordo della loro esperienza di viaggio.
Ma, soprattutto, hanno imparato le regole ortografiche in modo sereno. Artefici del loro sapere, si sono librati in una dimensione fantastica con entusiasmo. Spesso, per ricordare una regola, fanno riferimento al personaggio che gliel’ha insegnata… Per far consolidare quanto hanno appreso ho utilizzato l’eserciziario allegato al libro, nel quale hanno studiato con Fiabolina.
Per verificare le competenze acquisite ho elaborato un gioco dell’oca con la fatina e, ancora una volta in modo ludico, ho rilevato che le finalità previste nel mio progetto sono state pienamente raggiunte!
Your edu action
Aida Dattola, maestra I.C. “Sofia  Alessio-Contestabile” Taurianova

lunedì 12 ottobre 2015

Scuola e dintorni...G. Zavalloni


La pedagogia della lumaca

Noi esseri umani non siamo più importanti di una farfalla, di una spiga di grano, di un sasso levigato dal torrente o di un tramonto sontuoso al largo dell’Isola del Giglio...





Sapremo ritrovare tempi naturali? Sapremo attendere una lettera?
Sapremo piantare una ghianda o una castagna sapendo che saranno i nostri pronipoti a vederne la maestosità secolare?
Sapremo aspettare?
Sono tante le domande alle quali, a partire dalla mia esperienza di maestro, di dirigente scolastico e di volontario nell'associazionismo, cerco di dare risposte con la pubblicazione del libro LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA edito nella collana Mondialità, dalla Casa editrice EMI di Bologna.
Ed ecco il senso di ciò:: si tratta di intraprendere - a mio avviso - un nuovo cammino educativo. Cari genitori, insegnanti, educatori (e tutti coloro che ruotano attorno al mondo della scuola e della educazione) cominciamo a "riflettere insieme" sul senso del nostro tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento.
Christoph Baker nella sua prefazione al libro mi scrive: Noi esseri umani non siamo più importanti di una farfalla, di una spiga di grano, di un sasso levigato dal torrente o di un tramonto sontuoso al largo dell’Isola del Giglio... Come è nobile la lumaca che ci insegna, grazie alle belle pagine di questo libro, che lento è bello!

mercoledì 7 ottobre 2015

Autori e dintorni...Vygotskij nella classe










Scopo di questo libro è fornire ai docenti la cornice concettuale e la metodologia necessarie per applicare le idee di Vygotskij all'alfabetizzazione della classe, idee ancora straordinariamente efficaci. Sebbene il pensiero di Vygotskij abbia già avuto notevole risonanza tra i docenti più preparati e tra i ricercatori universitari, fino ad ora non è mai stato spiegato e applicato in un modo pratico che consentisse a tutti gli insegnanti di apprenderlo e utilizzarlo concretamente. è quanto si propone di fare quest'opera, in cui le idee di Vygotskij sono presentate in modo tale che risulta agevole integrarle e tradurle in pratica nell'insegnamento della lettura e della scrittura e ottenere così risultati significativi.Il concetto vygotskiano di "zona di sviluppo prossimale" si è rivelato di estrema duttilità per gli insegnanti e gli specialisti dell'educazione. Esso racchiude in sè le idee di interiorizzazione, mediazione attraverso sistemi di segni e sviluppo concettuale, discusse diffusamente nel volume.Il libro, una sintesi di raro equilibrio fra teoria e prassi, è indirizzato agli insegnanti di classe delle elementari e agli insegnanti di sostegno delle elementari e medie inferiori, oltrechè ai pedagogisti e agli psicologi dell'educazione.

domenica 27 settembre 2015

Scuola e dintorni...Metodo Feuerstein

Per docenti: insegnare la storia con il Metodo Feuerstein





“Interroghiamo le fonti” di Loredana Alajmo
prefazione a cura del prof. Reuven Feuerstein

“Interroghiamo le fonti” presenta un modo nuovo di insegnare la storia attraverso domande-inchiesta sollecitate dai documenti e dal docente-mediatore secondo l’insegnamento del prof. Reueven Feuerstein, conosciuto in tutto il mondo per l’efficacia del suo metodo didattico.
“Congratulandomi con l’autrice mi auguro che questo scritto abbia ampia diffusione e lo raccomando a tutti coloro che cercano il passaggio tra la teoria e la sua applicazione ai contenuti disciplinari”.
  Prof. Reuven Feuerstein


Presentazione di “Interroghiamo le fonti”
a cura dell’autrice, prof.ssa Loredana Alajmo


Perché la storia, in genere non piace ai giovani?
Di solito l’insegnamento della storia prevede lezioni frontali, qualche volta lavoro di gruppo che spesso si riduce ad una “ ricerca” su internet, ovvero un’operazione di “copia e incolla”, verifiche scritte e orali. È facile capire che in questo modo non si crea entusiasmo, ma si generano, nel migliore dei casi, acquiescenza e sopportazione. Scriveva Gramsci, nella lettera XXXVI al figlio Delio: “Io penso che la storia ti piaccia, come piaceva a me quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo poiché si uniscono fra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi, non può non piacerti più di ogni altra cosa”. Io condivido in pieno questa posizione, la storia mi ha sempre affascinato, soprattutto per l’aspetto della scoperta, della ricerca, della ricostruzione della quotidianità, dell’immaginario. Ma è così anche per i nostri ragazzi? Come dare loro la possibilità di interagire con le fonti, formulando ipotesi, immaginando, costruendo relazioni? Come farli sentire partecipi e protagonisti dei processi storici?
Apprendere non significa ripetere quanto l’insegnante dice, ma costruire un proprio percorso insieme con l’insegnante che deve fornire gli strumenti a tale fine.
La pedagogia della mediazione e gli Strumenti del Programma di Arricchimento Strumentale costringono l’insegnante a porsi continue domande sul suo ruolo di mediatore e sulla sua capacità di rendere gli allievi attivi e partecipi, insomma protagonisti del proprio apprendimento.
Questo modulo didattico è un tentativo di rispondere a queste domande ricostruendo, attraverso l’analisi delle fonti, un aspetto sia pure molto limitato, di storia locale, attuando modalità di lavoro che potenzino una serie di abilità cognitive quali
   saper fare un piano;
   raccogliere informazioni attraverso un’esplorazione sistematica;
   selezionare le informazioni pertinenti da quelle non pertinenti rispetto allo scopo;
   cogliere relazioni spazio – temporali;
   collegare vari elementi di conoscenza tra loro e con quanto già acquisito;
   operare confronti e collegamenti;
   formulare ipotesi.
In questo modo il potenziamento delle abilità cognitive con il Metodo Feuerstein, procede di pari passo con l’acquisizione dei contenuti disciplinari, imparare diventa anche imparare ad imparare e rimane come acquisizione di un metodo.

Questo è ciò che serve per vivere consapevolmente in una società sempre più complessa ed articolata come è quella del mondo occidentale in cui ci troviamo. Dare gli strumenti per affrontare in modo flessibile i continui cambiamenti a cui si va incontro è compito dell’insegnante mediatore. Scoprire le potenzialità individuali dei giovani che ci vengono affidati e farle diventare “atto” è quanto di più affascinante possa fare un adulto per far crescere i “cuccioli”. Lo strumento che ci permette di realizzarla è la sfida cognitiva che non potrebbe avvenire se non fosse accompagnata da una mediazione affettiva molto forte data dal piacere di condividere un percorso di formazione, di scoperta del sé, di imparare con il gusto della ricerca, del veder crescer sotto i nostri occhi di adulti la mente ed il cuore dei nostri allievi.

domenica 13 settembre 2015

mercoledì 9 settembre 2015

Psicologia e dintorni...

Motivazione, Emozione, Strategie e Insegnamento

Questionari metacognitivi per insegnanti


L’insegnamento è una professione che richiede non solo conoscenze e abilità di carattere strategico e contenutistico, ma anche capacità di comprensione e gestione delle componenti di natura emotivo-motivazionale.
Emozioni e motivazioni positive, strategie e soddisfazione possono contribuire a migliorare la qualità dell’insegnamento e, come conseguenza, la motivazione degli studenti.
Il libro presenta una sintesi aggiornata di numerose ricerche che dimostrano l’importanza degli aspetti strategici, emotivi e motivazionali nell’insegnamento. Fornisce inoltre sei questionari (componenti la batteria MESI) per la valutazione di queste variabili in insegnanti della scuola primaria e secondaria.

I questionari possono essere utilizzati dagli stessi insegnanti — in un percorso di autoformazione — come anche da formatori, psicologi e educatori che operano all’interno della scuola e che desiderino far crescere insegnanti motivati e soddisfatti, capaci di trasmettere il piacere di imparare e di creare un clima di classe caratterizzato da vitalità e voglia di fare.