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venerdì 10 gennaio 2014

Benessere e... dintorni



Come trasformare i  pensieri negativi
Hai la consapevolezza della qualità dei tuoi pensieri e del tuo dialogo interno?
I pensieri possono generare la nostra realtà esterna. I pensieri sono generatori, creatori della nostra realtà.
E quando generiamo pensieri distruttivi, negativi , autolimitanti  questo  diventa un circuito fatale eppure è quello che succede nella nostra realtà di tutti i giorni!
I pensieri deprimenti, sono come delle spugne, dei parassiti che si nutrono della nostra linfa. A questi pensieri assocerai una emozione e questo mix creerà una convinzione e la convinzione si andrà a radicare in te. I pensieri e le emozioni ed infine le convinzioni influenzeranno la qualità del tuo agire.
Quali possono essere i passi per uscire da questo circuito micidiale:
Fermati e prendi consapevolezza di tutta l’immondizia che stai immettendo nella tua testa. Scrivili, parlane ad alta voce, focalizza in maniera fredda e razionale la tua attenzione su quello che sta avvenendo nella tua testa.
Parlane mentre sta accadendo con una persona positiva che sappia ascoltarti. E’ un altro importante passo verso la via dell’attenzione.
Comincia a produrre pensieri positivi che contrastino e schiaccino quelli improduttivi, depressivi, limitanti. Immagina una grande chiazza di petrolio nel mare della tua mente che viene ripulita da una quantità di acqua limpida infinita.
Fai qualcosa che ti aiuti a staccare, esci, stai in un posto in cui possa ossigenarti.
Stai con i bambini, gioca, divertiti, fai una passeggiata.
Usa la respirazione di pancia, fai molti respiri profondi.
Utilizza infine il potere della visualizzazione, visualizzati felice, vincente, senza problemi.
Entra multi sensorialmente dentro questa immagine, usa tutti i tuoi sensi. Alla fine del processo sarai stanco poiché avrai speso energie importanti per contrastare la massa dei pensieri distruttivi.
Fai un buon sonno ristoratore ed il giorno dopo vedrai che ti alzerai con il sorriso ed una forza in più: quella della consapevolezza di poter riprendere il controllo della tua vita verso la felicità.
(Da benessere mentale)

sabato 14 settembre 2013

Autori e dintorni...Wilfred Bion



Accogliere pensieri senza pensatore

di Claudio Neri



La parola “pensiero” è impiegata solitamente per designare una costruzione o espressione elaborata e organizzata. Bion la utilizza, invece, per indicare pensieri, fantasie, emozioni, affetti e perfino azioni che vanno nella direzione della consapevolezza, della responsabilità e della relazionalità.

Anche i “Pensieri senza pensatore” vanno in questa direzione e la raggiungono quando un pensatore li accoglie, ne diviene consapevole, se ne rende responsabile e li porta in una relazione di coppia o di gruppo.

In questo articolo, l’idea di “Pensieri senza pensatore” è esaminata dal punto di vista dell’analista e del terapista di gruppo. L’analista e del terapista di gruppo come possono accogliere e facilitare l’accoglimento dei pensieri e sentimenti non pensati che affollano la stanza d’analisi.
   


Bion aprì il workshop, tenuto a Roma il 15 luglio 1977, con queste parole:



«Comincerò pensando che quando ci sono molti individui, ci sono anche molti pensieri senza pensatore; e che questi pensieri senza pensatore sono, così, nell’aria da qualche parte.»



I “pensieri senza pensatore” sono pensieri - ma anche sentimenti - che ancora non hanno trovato accoglienza nella mente degli individui e che attendono qualcuno che dia loro forma ed espressione. Essi possono essere pensati, ma anche rimanere in stand by fino a quando si presenteranno le condizioni perché qualcuno li ospiti e dia loro una forma comunicabile. Bion proseguì in questo modo:



«Spero che qualcuno si possa sentire preparato ad alloggiare questi pensieri o nella propria mente o nella propria personalità. Mi rendo conto che questa è una grossa richiesta, perché questi pensieri senza pensatori, pensieri vagabondi, sono anche potenzialmente pensieri selvaggi […].

A noi tutti piace che i nostri pensieri siano addomesticati, ci piace che siano pensieri civilizzati, ben addomesticati, ci piace che siano pensieri razionali.

Ciononostante, spero che possiate osare di dare a questi pensieri, per quanto irrazionali, un qualche tipo di alloggio temporaneo. E che poi li vestiate con parole adatte perché possano esprimersi pubblicamente e possa essere data loro la possibilità di mostrarsi anche se sembra che non siano molto bene attrezzati.» (1977-1983, p. 61 dell’edizione italiana).