Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bambini. Mostra tutti i post

sabato 3 ottobre 2015

martedì 21 luglio 2015

Autori e dintorni...Reuven Feuerstein

Alla domanda:
 "Rivivrà ancora questo tronco, tornerà a essere vivo?", 
Isaia risponde: 
"Un piccolo ramo spunterà da questo tronco che sembra morto
 e si svilupperà un grande albero". 
(libro di Isaia, Capitolo 6)

Questa è la promessa che è stata fatta e
 che si è materializzata 
a partire da questo tronco 
e da un ramo tagliato è venuto fuori un albero vivo, 
ricco e carico di frutti.
R. Feuerstein






L'ICELP nasce nel 1993 ed ha come simbolo un albero.
La sede dell'Istituto è a Gerusalemme ed è il punto di riferimento del Metodo Feuerstein per tutto il mondo. E' qui che si svolge l'attività con i bambini, con le famiglie ed è qui che si sviluppa la ricerca e l'elaborazione dei nuovi strumenti teorici e concettuali.

.icelp.info/feuerstein



Il Mio Sogno

Mi piacerebbe dirvi il mio grande sogno.

Molte delle cose che abbiamo fatto in questi anni 
sono il prodotto di un bisogno.

Abbiamo avuto il bisogno di salvare tutti quei bambini che sono sopravvissuti all'olocausto,
 di aiutare tutti quei bambini che sono stati deprivati di una tensione positiva, di una educazione
 e considerati incapaci di essere integrati 
all'interno dei sistemi scolastici.

Abbiamo la necessità di salvare questi bambini, 
di non perderne nemmeno uno, 
indipendentemente dalla loro provenienza e dalla loro esperienza.

E' questo il bisogno che ci ha spinti a fare quello che abbiamo fatto ed anche quello che stiamo facendo attualmente 
e non soltanto per i bambini che necessitano di interventi specifici.

Lavoriamo anche per i bambini dotati, 
per quei bambini che non hanno una diagnosi di difficoltà di apprendimento ma per i quali ciò che è difficoltoso è l'apprendimento in sé.

Stiamo aiutando adulti ad alto rendimento 
cbe sono oppressi dalle elevate richieste di adattamento della nostra società
 in modo da portarli a superare questo disagio.

Oggi ritengo che il mio più grande bisogno 
sia quello di rispondere al terribile destino 
di milioni e milioni di bambini che muoiono di fame 
e che i media mostrano senza vergogna.

Io mi vergognerei di farli vedere, 
invece i media mostrano senza alcun pudore come i bambini muoiano per la mancanza di acqua e di cibo
 e ritengono una scommessa tenerli in vita e, intanto,
 il mondo sta a guardare questa terribile tragedia senza fare nulla per aiutare a salvarli.

E così che noi tutti chiediamo, gridiamo, dichiariamo che dobbiamo soccorrere questo mondo.

Dobbiamo aiutare i bambini di tutta la terra
 a raggiungere quel livello di umanità 
a somiglianza dell'immagine di Dio 
e ad essere, così, in grado 
di salvare se stessi, gli altri, il mondo.

Siate insieme a me in questo importante compito.
(R. Feuerstein)

martedì 10 febbraio 2015

Da " LPAD Learning Propensity Assessment Device

"Oggi non è più tempo di etichettamento delle persone e soprattutto dei bambini perché invece di segnare l'inizio di un periodo di sviluppo e di crescita per il bambino etichettato, l'assegnazione di un'etichetta ha l'effetto di arrestare qualunque tentativo fatto fino a quel momento per contrastare i problemi presentati dal soggetto.  In molti casi, un insegnante che deve affrontare le difficoltà dell'allievo, e sta ancora cercando di comprendere la specificità, può essere ostacolato, nel decidere un possibile intervento, proprio dall'etichetta del bambino."
(R. Feuerstein)


martedì 18 novembre 2014

I bambini pensano grande, con Franco Lorenzoni


Il diario di un anno scolastico di Franco Lorenzoni, maestro elementare a Giove, in Umbria, si prova la meraviglia del nascere di un pensiero.

domenica 23 febbraio 2014

Autori e dintorni...Giorgio Gaber


Non insegnate ai bambini
(2003 - Gaber)
Giorgio_Gaber
giorgiogaber.

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male
forse una grave imprudenza
è lasciarli in balia di una falsa coscienza.

Non elogiate il pensiero
che è sempre più raro
non indicate per loro
una via conosciuta
ma se proprio volete
insegnate soltanto la magia della vita.

Giro giro tondo cambia il mondo.

Non insegnate ai bambini
non divulgate illusioni sociali
non gli riempite il futuro
di vecchi ideali
l'unica cosa sicura è tenerli lontano
dalla nostra cultura.

Non esaltate il talento
che è sempre più spento
non li avviate al bel canto, al teatro
alla danza
ma se proprio volete
raccontategli il sogno di
un'antica speranza.

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.

Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo.

Può esser considerato una sorta di testamento spirituale di Gaber, tanto da esser stato scelto quale accompagnamento musicale per il suo funerale: "Non insegnate ai bambini" mette da parte ogni mediazione, com'è comprensibile per chi sente avvicinarsi il momento estremo e sa preziose parole ed attimi. Facendosi pedagogo dolcissimo ma determinato, egli indica come primario il bisogno di tener lontani i bambini da una morale così "stanca e malata" che "potrebbe far male": suggerisce di "dare fiducia all'amore", perché "il resto è niente". Contenuto nell'album apparso postumo "Io non mi sento italiano" (2003), di cui costituisce uno dei vertici, "Non insegnate ai bambini" è il più degno commiato immaginabile per un artista che ha posto l'individuo al centro del proprio discorso e perciò conserva come ultimo auspicio l'idea di un uomo nuovo, non condizionato dal passato, figlio della Storia ma scevro dei gravami e delle lacerazioni che essa comporta.

giovedì 9 gennaio 2014

Meravigliosi Bambini...




I Diritti naturali dei bambini

Questo manifesto è rivolto ai grandi, anche perché i piccoli lo capiscono al volo.
 Un po' come diceva il Piccolo Principe "…ai grandi bisogna sempre spiegare tutto quello che i bambini capiscono subito".

1. IL DIRITTO ALL’OZIO - Siamo in un momento della storia umana in cui tutto è programmato, curriculato, informatizzato. I bambini hanno praticamente la settimana programmata dalle loro famiglie o dalla scuola. Non c’è spazio per l’imprevisto. Non c’è, da parte dei bambini e delle bambine, la possibilità di qualcosa di autogestito, di giocare da soli. C’è bisogno di un tempo in cui i bambini siano soli, in cui imparino a “vivere il sistema delle regole”, imparando da soli a gestire i piccoli conflitti. E questo senza la presenza eccessiva degli adulti. È solo così che si diventa adulti sani.

2. IL DIRITTO DI SPORCARSI - “Non ti sporcare”, una frase tipica del genitore della società del benessere. Credo che i bimbi e le bimbe abbiano il sacrosanto diritto di giocare con i materiali naturali quali la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, i sassi, i rametti... Quanta gioia nel pastrocchiare con una pozzanghera o in un cumulo di sabbia. Proviamo ad osservare attentamente bimbi e bimbe in alcuni momenti di pausa dai giochi organizzati oppure quando siamo in un boschetto... e scopriremo con quanto interesse riescono a giocare per ore con poche cose trovate per terra.

3. IL DIRITTO AGLI ODORI - Oggi rischiamo di mettere tutto sotto vuoto. Abbiamo annullato le diversità di naso, o meglio le diversità olfattive, tipiche di certi luoghi. Pensiamo alla bottega del fornaio, all’officina del meccanico delle biciclette, al calzolaio, al falegname, alla farmacia. Ogni luogo ha un proprio odore: nei muri, nelle porte, nelle finestre. Oggi una scuola, un ospedale, un supermercato o in una chiesa hanno lo stesso odore di detergente. Non ci sono più differenze. Eppure chi di noi non ama sentire il profumo di terra dopo un acquazzone e non prova un certo senso di benessere entrando in un bosco ed annusando il tipico odore di humus misto ad erbe selvatiche? Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, percepire i profumi offerti dalla natura, sono esperienze che ci accompagneranno lungo la nostra esistenza.

4. IL DIRITTO AL DIALOGO - Dobbiamo constatare sempre di più la triste realtà di un sistema di comunicazione e di informazione “unidirezionale”. Siamo spettatori passivi dei tanti mass media: soprattutto la televisione. In quasi tutte le case si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici “a televisione accesa”. E la televisione trasmette modelli culturali, ma soprattutto plasma il consumatore passivo. Con la televisione non si prende certo la parola. Cosa diversa è il raccontare fiabe, narrare leggende, vicende e storie, fare uno spettacolo di burattini. In questi casi anche lo spettatore-ascoltatore può prendere la parola, interloquire, dialogare.

5. IL DIRITTO ALL’USO DELLE MANI - La tendenza del mercato è quella di offrire tutto preconfezionato. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” che non possono essere riparati. Nel mondo infantile i giocattoli industriali sono talmente perfetti e finiti che non necessitano dell’apporto del bambino o della bambina. L’abitudine al video-gioco è spesso incentivata dalla stessa scuola che, nel proporre l’introduzione del computer, ne suggerisce l’accattivante utilizzo ludico. E nel contempo mancano le occasioni per sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine. Non è facile trovare bambini e bambine che sappiano piantare chiodi, segare, raspare, cartavetrare, incollare... anche perchè è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli. Quello dell’uso delle mani è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale.

6. IL DIRITTO AD UN “BUON INIZIO” - Mi riferisco alla problematica dell’inquinamento. L’acqua non è più pura, l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni genere, la terra è inquinata dalla chimica di sintesi. Si dice sia il frutto non desiderato dello sviluppo e del progresso. Eppure oggi è importante anche “tornare indietro”. Ritrovato il gusto del camminare per la città, lo stare insieme in maniera conviviale. Ed è questo che spesso i bimbi e le bimbe ci chiedono. Da qui l’importanza dell’attenzione a quello che fin da piccoli “si mangia”, “si beve” e “si respira”.

7. IL DIRITTO ALLA STRADA - La strada è il luogo per mettere in contatto le persone, per farle incontrare. La strada e la piazza dovrebbero permettere l’incontro. Oggi sempre più le piazze sono dei parcheggi e le strade sono invivibili per chi non ha un mezzo motorizzato. Piazze e strade sono divenute paradossalmente luoghi di allontanamento. É praticamente impossibile vedere bambini giocare in piazza. Gli anziani sono continuamente in pericolo in questi luoghi. Dobbiamo ribadire che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti... così come ancora è in qualche paesino di montagna o in molte città del Sud del mondo.

8. IL DIRITTO AL SELVAGGIO - Anche nel cosiddetto tempo libero tutto è preorganizzato. Siamo nell’epoca dei “divertimento”. I parchi gioco sono programmati nei dettagli. Così accade anche nel piccolo, nei parchi delle scuole o nelle aree verdi delle città, compreso l’arredo urbano. Ma dov’è la possibilità di costruire un luogo di rifugio-gioco, dove sono i canneti e i boschetti in cui nascondersi, dove sono gli alberi su cui arrampicarsi? Il mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi selvaggi, lasciati al naturale. Anche per l’infanzia.

9. IL DIRITTO AL SILENZIO - I nostri occhi possono socchiudersi e così riposare, ma l’apparato auricolare è sempre aperto. Così l’orecchio umano è sottoposto continuamente alle sollecitazioni esterne. Mi sembra ci sia l’abitudine al rumore, alla situazione rumorosa al punto da temere il silenzio. Sempre più spesso è facile partecipare a feste di compleanno di bimbi e bimbe accompagnate da musiche assordanti. E così è anche a scuola. L’emblema di tutto ciò è dato da coloro che si spostano alle periferie delle città e a piedi o in bicicletta si portano nella natura per una bella passeggiata con le cuffie dell’Ipod ben inserite nelle orecchie. Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua. Il diritto al silenzio è educazione all’ascolto silenzioso.

10. IL DIRITTO ALLE SFUMATURE - La città ci abitua alla luce, anche quando in natura luce non c’è. Nelle nostre case l’elettricità ha permesso e permette di vivere di notte come di fosse giorno. E così spesso non si percepisce il passaggio dall’una all’altra situazione. Quel che più è grave è che pochi riescono a vedere il sorgere del sole e il suo tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. Anche quando con i bambini usiamo i colori non ci ricordiamo più delle sfumature. Il pericolo è quello di vedere solo nero o bianco. Si rischia l’integralismo. In una società in cui le diversità aumentano anziché diminuire, quest’atteggiamento può essere realmente pericoloso.

Gianfranco Zavalloni